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“Il killer calzava il 40”: Garlasco, così la difesa di Sempio ‘scagiona’ anche Stasi

Depositati a Pavia i risultati delle nuove consulenze difensive. L’impronta della scarpa sarebbe incompatibile non solo con il 44 di Sempio ma anche con il numero 42 di Alberto Stasi. I legali contestano inoltre la presenza di sangue nell’impronta 33

“Il killer calzava il 40”: Garlasco, così la difesa di Sempio ‘scagiona’ anche Stasi

Una scarpa numero 40, incompatibile con quella indossata da Andrea Sempio. È uno degli elementi su cui punta la difesa del 38enne indagato per l’omicidio di Chiara Poggi nella nuova inchiesta della Procura di Pavia. Le consulenze depositate venerdì 16 ottobre propongono una diversa interpretazione delle impronte lasciate dall’assassino nella villetta di Garlasco: la suola a pallini rilevata sulla scena del delitto corrisponderebbe a una calzatura di taglia 40, mentre Sempio ha sempre sostenuto di portare il 44. Una conclusione che, secondo i consulenti, renderebbe l’impronta incompatibile anche con il 42 delle scarpe Frau riconducibili ad Alberto Stasi, già condannato in via definitiva per il delitto.

Garlasco, la ricostruzione delle impronte: 25 tracce e una suola a pallini

L’analisi porta la firma di Armando Palmegiani e Giacomo De Angelis. I due consulenti hanno riesaminato 25 tracce, o gruppi di tracce, rinvenute sul pavimento dell’abitazione di via Pascoli e caratterizzate da un disegno a tasselli ovali e circolari. Al centro degli accertamenti c’è la cosiddetta traccia 6, individuata nel bagno della villetta. Gli esperti hanno utilizzato acquisizioni tridimensionali, modelli ricostruiti in scala e sovrapposizioni digitali per confrontare le dimensioni dell’impronta con quelle delle calzature.

Il risultato, riportato da Adnkronos e ANSA, indicherebbe una maggiore corrispondenza con il numero 40 rispetto al 42. La nuova valutazione non soltanto rafforzerebbe la tesi difensiva di Sempio, ma introdurrebbe un ulteriore elemento di discussione rispetto alla posizione di Stasi. Resta naturalmente una conclusione formulata da consulenti di parte, destinata a essere esaminata nel confronto con gli accertamenti dell’accusa.

L’impronta 33, Taccia: “Per noi non contiene sangue”

Un secondo fronte riguarda l’impronta 33, altro reperto al centro delle verifiche nell’inchiesta sull’omicidio del 13 agosto 2007. Secondo l’avvocato Angela Taccia, che assiste Sempio insieme a Liborio Cataliotti, le analisi effettuate dalla difesa non avrebbero rilevato tracce ematiche. “Nell’impronta 33 non c’è sangue”, ha ribadito la legale all’uscita dal Tribunale di Pavia, dichiarandosi disponibile a un incidente probatorio per affrontare la questione in contraddittorio. “Non abbiamo nessun problema ad affrontare in un incidente probatorio la questione dell’impronta 33, così elimineremmo anche questa incertezza”, ha spiegato Taccia, sostenendo che la difesa abbia effettuato verifiche scientifiche ripetute e numericamente superiori a quelle condotte dalla Procura.

Nella stessa giornata sono stati consegnati anche alcuni filmati degli esperimenti giudiziari realizzati negli ultimi mesi. Parte del materiale è stata depositata su un hard disk a causa delle dimensioni dei file, mentre le consulenze sono state trasmesse attraverso il sistema telematico.

Il Dna sotto le unghie di Chiara Poggi: “Non si può attribuire a Sempio”

La difesa interviene anche su uno degli elementi più discussi della nuova indagine: il materiale genetico maschile individuato sui margini delle unghie della vittima. Nella controconsulenza firmata da Carlo Previderé e Pierangela Grignani si sottolinea che il profilo del cromosoma Y non consente di identificare una singola persona, ma soltanto una linea di discendenza paterna. “L’aplotipo Y identifica un lignaggio paterno e non una persona. Nessun dato consente di stabilire come e quando il materiale si sia depositato”, scrivono i consulenti.

Secondo gli esperti della difesa, dunque, non sarebbe possibile attribuire individualmente quel Dna ad Andrea Sempio, né stabilire se la sua presenza derivi da un contatto diretto oppure da un trasferimento attraverso un oggetto. La relazione chiede inoltre di considerare spiegazioni alternative analoghe a quelle contemplate per il profilo genetico parziale e misto denominato “ignoto 2″, rinvenuto sull’anulare sinistro di Chiara Poggi e rimasto senza attribuzione.

Depositate le consulenze, la difesa valuta nuove memorie

Il deposito delle relazioni arriva dopo la chiusura delle indagini preliminari nei confronti di Sempio. Taccia ha spiegato di aver ascoltato anche ulteriori intercettazioni, dalle quali potrebbero emergere elementi utili a contestualizzare alcuni aspetti dell’inchiesta. Le registrazioni eventualmente ritenute significative saranno richieste in copia e sottoposte all’esame di un tecnico informatico. Solo successivamente i legali decideranno se presentare un’ulteriore memoria o riservare le proprie osservazioni a un eventuale processo.

La strategia difensiva si concentra quindi su tre questioni: le dimensioni della scarpa, l’assenza di sangue nell’impronta 33 e i limiti identificativi del Dna sulle unghie della vittima. Tre elementi attraverso i quali i legali intendono mettere in discussione la ricostruzione accusatoria e sostenere l’estraneità di Andrea Sempio all’omicidio di Chiara Poggi.

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