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Milano

Le vicende significative di questi giorni sul tema delle modifiche istituzionali, sono due e entrambe molto dense di  significati e ricadute rilevantissime: la non felicissima figura che ha fatto il PD quando  un esponente  come  Giacchetti  ha presentato una mozione che impegnava il parlamento a  promuovere il ritorno al mattarellum, sottoscritta da moltissimi deputati del PD, iniziativa  che ha trovato nella votazione il consenso di molti altri gruppi, e singolarmente la maggioranza del PD si è dissociata da questa scelta.

La ragione dichiarata è stata l'intempestività  dell'iniziativa, Zanda ha disturbato  il ricordo del patto tra costituenti, Finocchiaro ha accusato il povero Giacchetti di arroganza.  Sarebbe fin troppo semplice  ricordare che questi due esponenti hanno presentato, nei giorni scorsi,  un provvedimento sullo status dei partiti, e sono stati costretti a ritirarlo a furor di popolo, regalando a Berlusconi la possibilità di dire che il PD vuole eliminare lui e i cinque stelle, non male come intempestività.

Ma la questione è più complessa, perché non siamo in presenza di una scaramuccia parlamentare, di un posizionamento per il prossimo congresso del PD,  perché proprio la contestuale approvazione del percorso che si è scelto  per le riforme istituzionali, rende evidente un equivoco e una debolezza dello schema di gioco di una parte del PD.

In sostanza viene detto, in ragione dell'impegno che ci siamo assunti di sostenere il governo Letta, in ragione di un percorso condiviso, aggiungerei  io sospettosamente lungo,  l'azione parlamentare su questi temi viene subordinata al lavoro della commissione  sulle riforme, e occorre essere allineati.

In altre parole questo schema sta ripercorrendo pari pari  il percorso della Bicamerale, che non era sbagliato in se,  è evidente che le riforme si fanno insieme, ma non si può rimuovere la lezione del passato.

Senza una forte azione parlamentare, senza una costante iniziativa che metta sotto pressione i tempi, gli andamenti, l'indirizzo che la commissione prenderà, il PD perderà due vantaggi strategici:  la sua forza parlamentare,  il credito di rendere visibile  all'opinione pubblica di saper mantenere costantemente la coerenza e la determinazione  sull'andamento dei lavori, e non renderà evidente, più che mai dopo il voto di questi giorni, che se servisse  una maggioranza alternativa in parlamento c'è.

Senza una visione di movimento, attiva, non attendista,  colpevolmente ingenua, noi ci infileremo nello stesso tunnel della Bicamerale, persino Dalema questa volta forse se ne è reso conto.

Per questo  i militanti del PD,  i cittadini, dovranno seguire queste vicende con occhio attento,  le iniziative di pressione ritengo siano appena cominciate,  e il centrosinistra prenda consapevolezza finalmente che l'unico che ha timore delle elezioni è Berlusconi, oppure una parte del PD ritiene  che la parola d'ordine  oggi sia  prendere tempo, ma questa strategia farà bene a Berlusconi non al PD.

Cesare Cerea

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