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Milano


 

Alessandro Cattaneo

"Ho partecipato a una cena elettorale in cui era presente questo personaggio. Cosa che ho confermato anche davanti ai giudici. Sono stato invitato da uno dei 240 candidati che correvano con me per essere eletti consiglieri comunali. Una volta invitato, ovviamente, non ho chiesto la fedina penale dei partecipanti”. Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia sceglie Affaritaliani.it per spiegare perché ha partecipato a una cena elettorale a cui era presente un boss della ‘ndrangheta. Il presidente dell'Anci contrattacca: "In questo processo mi sono costituito parte civile e il Comune di Pavia è stato risarcito con 200mila euro. Inoltre, nella stessa indagine, caso unico in Italia, ho fatto dimettere un assessore della mia giunta perché sfiorato dall'inchiesta e l’ho reintegrato dopo la sua assoluzione. Estrapolare dalle 1400 pagine due righe per dire che sono andato a cene e ad aperitivi con un boss è quanto di più scorretto ci possa essere".

Sindaco Cattaneo, è vero che ha partecipato a cene e ad aperitivi in cui c'era il boss da Giuseppe 'Pino' Neri, ritenuto il 'capo dei capi' della 'ndrangheta in Lombardia?
"Facciamo chiarezza: ho partecipato a una cena elettorale in cui era presente questo personaggio. Cosa che ho confermato anche davanti ai giudici. Ma ero stato invitato da uno dei 240 candidati che correvano con me per essere eletti consiglieri comunali. Una volta invitato, ovviamente, non ho chiesto la fedina penale dei partecipanti. Tra l'altro ho salutato il mio amico candidato, il cui padre è un carabiniere in pensione, e me ne sono andato subito dopo".

Quando ha scoperto che alla cena era presente il boss?
"Solo successivamente. Di cene, visto che i consiglieri che hanno concorso alla mia elezione erano 240, ne avrò fatte almeno altrettante e credo che continuerò a farle in futuro. Francamente far emergere che frequentavo i boss è quanto di più deformante possa esserci. Ma vorrei aggiungere una cosa...".

Dica pure...
"Mi sono costituito parte civile in questo processo. Il personaggio in questione, stando almeno al primo grado, dovrà pagare al comune di Pavia 200mila euro. Aggiungo che lo stesso soggetto, intercettato sei mesi dopo la cena, si lamentava perché il sindaco non era in nessun modo avvicinabile o condizionabile . Ecco, magari bisognerebbe raccontare tutta la verità e non solo una parte. Ma c'è anche un terzo aspetto...".

 Quale?
"Nella stessa indagine, caso unico in Italia, ho fatto dimettere un assessore della mia giunta perché sfiorato dall'inchiesta visto che è andato a processo per corruzione elettorale. Ma una volta assolto in primo grado e in secondo dalla Corte d'Appello di Milano l'ho reintegrato in giunta. Anche questo un caso uncico nel nostro Paese. Poi c'è un ulteriore elemento che vorrei evidenziare..."

 Ovvero?
"Sono stato chiamato dalla difesa per andare a testimoniare al processo e i pm non mi nemmeno fatto una domanda per chiedermi dei chiarimenti. In definitiva estrapolare dalle 1400 pagine di motivazioni due righe per dire che sono andato a cene e ad aperitivi con un boss e quanto di più scorretto ci possa essere".

Daniele Riosa twitter @DanieleRiosa

Tags:
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