Nessun impedimento, Beppe Sala può continuare a correre per la poltrona di primo cittadino milanese. Il ricorso presentato dal Movimento 5 Stelle sull’incandidabilità dell’ex manager è “inammissibile”.
Per i giudici il caso sollevato con il ricorso sull’ammissibilità delle liste collegate a Sala infatti attiene semmai “e sotto un profilo astratto” a “un’ipotesi di ineleggibilità e non di incandidabilità” per cui “la questione circa l’asserita ineleggibilità potrà trovare tutela, successivamente all’espletamento delle elezioni e a seguito della convalida degli eletti, davanti al giudice ordinario”, spiegano i giudici.
Nel dettaglio, argomenta la sentenza, “L’art. 60 del D.lgs. 267/2000, norma invocata quale parametro di illegittimità degli atti di impugnati, dispone infatti in ordine alle cause di ineleggibilità a sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, consigliere metropolitano, provinciale e circoscrizionale. L’ineleggibilità deve essere tenuta nettamente distinta dall’incandidabilità. Quest’ultima implica l’impossibilità di prendere parte, fin dall’inizio, alla competizione elettorale e conduce alla nullità delle elezioni a differenza, invece,dell’ineleggibilità che non invalida l’ammissione della lista e comporta, quale unico effetto, la decadenza del solo candidato, senza ulteriori conseguenze sugli altri esiti del voto”. Secondo i giudici amministrativi, “la prospettazione dei ricorrenti muove da un assunto che non può ritenersi corretto, ovvero che i verbali impugnati sarebbero illegittimi in quanto ammettono liste collegate ad un candidato Sindaco da ritenersi non eleggibile”. “In realtà in ordine all’asserita ineleggibilità la Commissione Elettorale Circondariale di Milano, nella parte in cui ha ammesso le liste non ha assunto – correttamente – alcuna determinazone non avendone il potere”. “Le deduzioni impugnatorie pertanto si articolano intorno a una questione che, non essendo stata oggetto dei provvedimenti impugnati, assume carattere meramente teorico, senza riscontro alcuno determinazioni in concrete assunte dalla Commissione”. Quindi dai giudici il rinvio a un’eventuale azione di tutela “successivamente all’espletamento delle elezioni e a seguito della convalida degli eletti, davanti al giudice ordinario”, ai sensi della normativa in vigore, sopra richiamata. In conclusione, per le ragioni che precedono, il ricorso va dichiarato inammissibile”.
Affaritaliani.it aveva rivelato che i nomi dei “difensori” di Sala erano Carlo Cerami e soprattutto l’ex vicesindaco Lucia De Cesaris, che – secondo quanto scrive il Corriere – ha insistito sul fatto che queste cause “le pagano i cittadini”. A latere ha presentato una opposizione al ricorso anche il ministero dell’interno: ecco la difesa integrale.
La questione dell’incandidabilità era stata sollevata da Panorama. Secondo il settimanale Sala si sarebbe dimesso da amministratore delegato di Expo spa, ma non da commissario unico del governo per l’Esposizione universale. E, di conseguenza, per la legge Severino non avrebbe potuto presentarsi alle Comunali.
LE REAZIONI
MARAN: “TAR CHIUDE QUESTA BUFALA” – “La decisione del Tar chiude definitivamente la bufala dell’incandidabilità di Beppe Sala e dimostra come, mentre noi ci siamo dedicati ai quartieri e alla città, gli altri hanno perso tempo alla ricerca di qualche scorciatoia. Adesso speriamo che anche i nostri avversari comincino ad occuparsi di Milano, come abbiamo sempre fatto noi. Li sfidiamo a confrontarsi sul futuro della città”. E’ il commento dell’assessore alla Mobilità e all’Ambiente, Pierfrancesco Maran.
BUSSOLATI: “E ORA COSA SI INVENTERANNO?” – “Il ricorso al TAR sulla presunta incompatibilità di Sala è stato dichiarato inammissibile. Cos’altro si inventeranno per provare a screditare Beppe Sala? Intanto il candidato di centrodestra sostiene di voler cancellare la commissione antimafia. Ecco con chi Beppe è incompatibile!”. Lo scrive su facebook il segretario del Pd, Pietro Bussolati.
CORRADO (M5S): “SALA NON INCANDIDABILE MA INELEGGIBILE” – Il firmatario del ricorso Gianluca Corrado, candidato sindaco M5S: “La sentenza è chiara, il nostro ricorso è inammissibile perché Sala è ineleggibile e non incandidabile. È il frutto delle assurde leggi italiane che permettono a Sala di candidarsi, ma immediatamente dopo di poter essere dichiarato ineleggibile, con decadenza dalla carica di sindaco. Milano non merita questo sfregio, un candidato zoppo con una tegola sulla testa, che rischia di portare i milanesi a votare di nuovo”.
CALDEROLI: “MA IL TAR HA SOLO DICHIARATO INAMMISSIBILE IL RICORSO” – “Il Tar non ha dichiarato ammissibile la candidatura di Giuseppe Sala ma ha dichiarato inammissibile il ricorso dei Cinque Stelle perché, come sostengo da diversi giorni, il Tar è competente sul contenzioso elettorale (peraltro con giudizi poi completamente ribaltati dal Consiglio di Stato) ma il giudizio di candidabilita’ e di eleggibilità spettano solo al giudice ordinario. E a questo punto, avendolo detto e ripetuto più volte pubblicamente, mi chiedo se i ricorrenti non abbiano sbagliato apposta lo sportello a cui rivolgersi per ottenere l’effetto opposto ovvero rafforzare la corsa di Sala. Resto comunque convinto che un qualunque elettore della città di Milano possa ricorrere fondatamente al giudice ordinario, prima del voto ma anche nei successivi cinque anni, e far decadere in qualunque momento Giuseppe Sala non certo da sindaco, visto che i milanesi non lo sceglieranno comunque come primo cittadino, ma da consigliere comunale di opposizione”. Lo afferma Roberto Calderoli, Vice Presidente del Senato e Responsabile Organizzazione e Territorio della Lega Nord.

