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Milano
Le aziende lombarde tornano a crescere... ma solo grazie agli imprenditori stranieri

Nel 2014 si è arrestata la contrazione del tessuto imprenditoriale lombardo che aveva caratterizzato il biennio precedente: il numero di imprese attive nei registri camerali regionali al 31 dicembre risulta infatti pari a 812.668, con una variazione praticamente nulla rispetto al 2013, mentre il numero complessivo di imprese registrate (949.751, comprendente anche le imprese che non hanno ancora iniziato l’attività o quelle in via di scioglimento o chiusura) è leggermente cresciuto (+0,2%). Il miglioramento della dinamica è da imputare soprattutto al calo delle cessazioni, pari a 57.855 (-7,9%), che ha più che compensato la leggera diminuzione avvenuta anche sul fronte delle iscrizioni (58.957, pari al -0,6%), determinando così il primo saldo positivo (+1.102 unità) da tre anni a questa parte. La stabilità dello stock imprenditoriale registrata a livello regionale è frutto di andamenti territoriali ben differenziati: Milano (+1,1%) e Monza-Brianza (+0,4%) sono le uniche due province a registrare un segno positivo grazie alla dinamicità delle nuove iscrizioni.

Le flessioni più significative sono invece localizzate a Como (-1,6%) e Sondrio (-1,9%), la prima soprattutto per le numerose cessazioni d’ufficio che hanno innalzato il tasso di mortalità, la seconda a causa del basso livello di natalità. Tornano a crescere le società di capitale (+1,5%), che negli ultimi nove anni hanno evidenziato un incremento del 28,5%, arrivando a rappresentare in Lombardia il 27,6% delle imprese (a fronte del 19,6% nazionale); parallelamente a tale incremento va letto il continuo calo delle società di persone (-2,2%). Diminuiscono inoltre le ditte individuali (-0,2%), che costituiscono oltre la metà delle imprese lombarde.L’analisi settoriale conferma il processo di terziarizzazione in corso nell’economia lombarda ormai da diversi anni, con la riduzione delle imprese agricole (-1,9%) e industriali (-1,3%) e l’aumento di quelle attive nei servizi (alloggio e ristorazione: +1,7%; altri servizi: +0,9%); nell’ambito del terziario segnali positivi giungono anche dalle attività commerciali, che tornano a crescere (+0,4%) dopo due anni di leggera flessione. Le imprese edili rappresentano ancora il comparto che registra la perdita più consistente dal punto di vista assoluto (-2.316 posizioni, pari al -1,6%), sebbene questa risulti ben più ridotta rispetto al 2013.

L’apporto dell’imprenditoria straniera (+5,6%) rimane fondamentale per la tenuta dello stock di imprese lombarde, a testimonianza della crescente propensione imprenditoriale degli stranieri residenti nel territorio regionale, in un quadro che vede l’immigrazione trasformarsi da progetto a breve termine e assumere un carattere stanziale. La quota di imprese controllate in prevalenza da persone non nate in Italia sale così al 10,9%, un valore decisamente superiore al dato nazionale (9,2%), confermando la capacità attrattiva della Lombardia. Continuano invece a diminuire le imprese giovanili in regione (-1,9%), sebbene in misura più ridotta sia rispetto al 2013 sia in confronto al dato nazionale (-2,6%). Ancora negativo il saldo per le imprese artigiane: -2.654 la differenza tra iscrizioni e cessazioni nel 2014, un deflusso significativo ma dimezzato rispetto all’anno precedente. Il risultato è una contrazione del numero di imprese attive pari all’1,0%, con una flessione più pesante per le costruzioni (-2,0%), che da sole rappresentano oltre il 40% dell’artigianato regionale e che hanno registrato il tasso di mortalità più elevato.

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