Dopo lo spegnimento del maxi incendio che ha devastato il deposito Brt di via don Minzoni, in zona Bovisa, l’attenzione si sposta ora sulle cause del rogo. La Procura di Milano ha aperto un fascicolo per incendio doloso a carico di ignoti, con l’obiettivo di verificare se dietro le fiamme possa esserci stato un gesto intenzionale, un sabotaggio o un attentato. L’inchiesta è coordinata dal procuratore capo Marcello Viola e dal pm della Direzione distrettuale antimafia Paolo Storari. Al momento, l’ipotesi di reato è stata formulata in via prudenziale, proprio per consentire agli investigatori di svolgere tutti gli accertamenti necessari senza escludere alcuno scenario.
Il pacco da cui sarebbe partito il fumo
Uno degli elementi principali delle indagini è il racconto di un dipendente della società di logistica. L’uomo avrebbe riferito che, poco dopo le 19, mentre lavorava lungo il nastro trasportatore, ha notato del fumo uscire da un pacco di circa 50 per 30 per 30 centimetri. Dopo averlo prelevato dal rullo, il dipendente avrebbe avvertito che il collo era caldo al tatto. Lo avrebbe quindi appoggiato su una piattaforma per proseguire il lavoro. Pochi istanti dopo, voltandosi nuovamente, avrebbe visto prima il fumo, poi le fiamme e infine avrebbe sentito un forte rumore, simile a un’esplosione. La sua testimonianza sarà approfondita in Procura. Gli investigatori dovranno chiarire che cosa contenesse il pacco e se al suo interno vi fossero materiali infiammabili o sostanze in grado di accelerare la propagazione del fuoco.
I dubbi sulla velocità delle fiamme
A insospettire gli inquirenti è soprattutto la rapidità con cui l’incendio si è esteso all’interno del deposito. Il fumo si sarebbe trasformato in fiamme in un tempo molto breve, coinvolgendo rapidamente una parte consistente della struttura. Il nucleo investigativo dei Vigili del fuoco e la Digos hanno già trasmesso una prima informativa alla Procura. Si tratta, al momento, di un documento ancora preliminare. Gli specialisti dovranno individuare il punto esatto di origine dell’incendio e cercare eventuali tracce di sostanze acceleranti. Solo gli esami tecnici potranno stabilire se la velocità del rogo sia stata dovuta ai materiali stoccati nel magazzino o se vi sia stato un innesco deliberato.
Gli accertamenti sui sistemi antincendio
Un altro fronte riguarda le condizioni di sicurezza all’interno del deposito. Secondo alcune fonti, materiale presente nell’area avrebbe coperto o ostruito l’idrante più vicino al punto dal quale si sarebbe sviluppato il rogo. Se confermata, la circostanza potrebbe avere rallentato il primo intervento e favorito la diffusione delle fiamme. Gli investigatori dovranno quindi verificare se gli spazi destinati ai dispositivi antincendio fossero liberi e accessibili e se tutte le procedure di sicurezza previste fossero state rispettate.
Il precedente filone sul lavoro negli appalti Brt
Il pm Storari aveva già seguito nel 2022 un’inchiesta che coinvolgeva Brt sul ricorso ai cosiddetti “serbatoi di manodopera”. L’indagine riguardava un presunto sistema di somministrazione illecita di lavoratori attraverso cooperative e società filtro e aveva portato a contestazioni fiscali per oltre 40 milioni di euro. Dopo quel procedimento, la società aveva riorganizzato la propria rete di fornitori e interrotto diversi rapporti. Alcuni operatori, riporta Il Giorno, avrebbero mal digerito l’esclusione, ma al momento non risultano collegamenti accertati tra quel contesto e l’incendio. Anche questo possibile scenario rientra comunque tra gli aspetti che gli inquirenti potrebbero esaminare.
I sindacati chiedono tutele e chiarezza
Nel deposito lavoravano circa trenta dipendenti diretti di Brt e altri 150 addetti impiegati attraverso quattro società appaltatrici per le attività di logistica e trasporto. Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno chiesto garanzie occupazionali, chiarimenti sulle cause dell’incendio e una verifica puntuale del rispetto delle misure di sicurezza. I sindacati incontreranno l’azienda il prossimo 16 luglio.
Revocate le limitazioni, resta il divieto sulle verdure
I Vigili del fuoco hanno comunicato di aver concluso le operazioni di spegnimento. Dopo il confronto con Arpa, Ats ha quindi revocato le principali limitazioni adottate nelle ore successive al rogo, tra cui l’invito a evitare le attività fisiche all’aperto e l’utilizzo degli spazi esterni di scuole e asili nido. Resta però la raccomandazione di non consumare verdure coltivate sui balconi o negli orti compresi nel raggio di 500 metri da via don Minzoni, in attesa di ulteriori verifiche ambientali.

