Milano prova nuovamente a candidarsi come sede di un grande organismo internazionale. Dopo la corsa per ospitare l’Agenzia europea per i medicinali, trasferita da Londra dopo la Brexit e infine assegnata ad Amsterdam, il capoluogo lombardo guarda ora alla futura governance mondiale dell’intelligenza artificiale. La proposta arriva dall’American Chamber of Commerce in Italy, che indica Milano come possibile sede di un’agenzia, una piattaforma o un hub internazionale con mandato delle Nazioni Unite dedicato alla regolamentazione etica dell’AI. L’iniziativa è stata presentata nella sede milanese di AmCham insieme al Policy Paper “Milano e il futuro della governance globale dell’intelligenza artificiale”, come riferisce LaPresse.
L’idea non riguarda un organismo già formalmente costituito. L’obiettivo è piuttosto preparare per tempo una candidatura italiana, costruendo le condizioni politiche, diplomatiche e organizzative necessarie nel momento in cui il confronto internazionale entrerà in una fase decisionale.
Milano capitale dell’innovazione responsabile
Secondo AmCham, Milano può mettere in campo cinque elementi distintivi: forza economica, disponibilità di talenti, presenza di istituzioni, cultura umanistica e vocazione transatlantica. Caratteristiche che consentirebbero alla città di proporsi come luogo di mediazione tra industria e politica, innovazione e regole, sviluppo tecnologico e tutela della persona. “Ospitare in Italia la governance di una tecnologia sviluppata in larghissima parte negli Stati Uniti sarebbe la prova di un’alleanza viva”, ha dichiarato il chairman di AmCham Italy, Stefano Lucchini. La candidatura, ha aggiunto, potrebbe unire la capacità d’innovazione americana con un modello europeo maggiormente orientato alla centralità dell’uomo. Per il consigliere delegato Simone Crolla, il punto non è più stabilire se servirà una struttura globale per governare l’intelligenza artificiale, ma individuare il luogo nel quale potrà nascere. Milano, già riconosciuta come capitale della moda e del design, potrebbe così diventare anche il centro dell’innovazione responsabile.
Data center e investimenti: l’ecosistema milanese
La candidatura partirebbe da una base industriale già significativa. Nell’area milanese, secondo i dati illustrati da AmCham, si concentra il 68% della potenza installata nei data center italiani. Per il triennio 2026-2028 sarebbero inoltre previsti 83 nuovi progetti promossi da 30 aziende, con investimenti superiori ai 25 miliardi di euro. Un hub internazionale potrebbe quindi favorire l’arrivo di laboratori di ricerca, capitali e competenze, accompagnando lo sviluppo del settore dalla semplice disponibilità di capacità di calcolo verso le attività a maggiore valore aggiunto. “Chi sta nella stanza in cui si scrivono gli standard partecipa alla costruzione del futuro”, ha osservato Claudio Bassoli, presidente del Comitato AI di AmCham Italy e presidente e amministratore delegato di HPE Italia. La presenza dell’organismo potrebbe infatti alimentare un circuito composto da investimenti in ricerca, formazione di nuovi talenti, crescita della domanda e nascita di startup.
Uljan Sharka, co-presidente del Comitato AI e fondatore di Domyn, ha sottolineato che la governance non dovrebbe servire a frenare la tecnologia, ma a orientarne l’utilizzo nell’interesse delle persone. Milano potrebbe in questo senso diventare un terreno di confronto tra modelli tecnologici, regolatori e culturali differenti.
Il precedente della candidatura all’Ema
Per Milano non sarebbe la prima sfida di questo tipo. Nel 2017 la città si candidò a ospitare l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, proponendo Palazzo Pirelli come sede. La candidatura italiana arrivò fino alla fase finale della selezione, ma Amsterdam prevalse attraverso il sorteggio dopo una situazione di parità. Quella competizione dimostrò comunque la capacità del sistema milanese, lombardo e nazionale di costruire un dossier e una mobilitazione istituzionale per attirare un organismo internazionale di prestigio. Lo stesso precedente è stato richiamato dal sottosegretario regionale alle Relazioni internazionali ed europee, Raffaele Cattaneo. “Milano e la Lombardia hanno sempre saputo raccogliere sfide ambiziose, dall’Expo alle Olimpiadi, fino alla competizione per l’Agenzia europea per i medicinali”, ha dichiarato, giudicando quindi non fuori scala la possibilità di ospitare un hub internazionale per la governance etica dell’intelligenza artificiale.
La roadmap della candidatura
AmCham ha individuato cinque passaggi per trasformare la proposta in un vero progetto-Paese: una governance nazionale della candidatura, la preparazione di un dossier internazionale, una strategia diplomatica su più livelli, il rafforzamento del posizionamento globale di Milano e la costruzione di una coalizione tra Stati e istituzioni. La sfida sarà evitare sia la frammentazione delle regole sia un’eccessiva concentrazione del potere tecnologico, garantendo responsabilità chiare per chi sviluppa, addestra e utilizza i sistemi di intelligenza artificiale. Per il presidente della Commissione Finanze del Senato, Massimo Garavaglia, sarà necessario trovare un equilibrio tra mercato e regolamentazione, evitando che un apparato normativo eccessivamente formale finisca per penalizzare l’Europa. Milano, ha sottolineato, dispone dell’ecosistema necessario per tradurre l’intelligenza artificiale in effetti concreti sull’economia reale.

