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Milano
"Kabobo schizofrenico paranoico": le motivazioni della sentenza

Quando l'11 maggio 2013 massacro' a colpi di piccone tre passanti, Adam 'Mada' Kabobo non era totalmente incapace d'intendere e di volere anche se agiva in uno stato di "ridotta liberta' di scelta". Lo scrivono i giudici della Corte d'Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui, il 20 gennaio scorso, hanno confermato la condanna con rito abbreviato a 20 anni di carcere per il ghanese. Nei motivi d'appello, la difesa di Kabobo (avvocati Benedetto Ciccarone e Francesca Colasuonno) aveva lamentato che il quadro clinico relativo alla patologia psichiatrica da cui e'¨ affetto l'imputato non fosse stato "sufficientemente" analizzato, in particolare per quello che riguarda la "sindrome frontale". La Corte ritiene invece che "l'indagine specialistica (...) ha confermato il quadro complessivo di deficit" che affligge Kabobo a cui e' stata diagnostica inoltre una schizofrenia paranoide. "In conclusione - scrivono i giudici - la Corte non ravvisa le condizioni per modificare la valutazione operata in primo grado sulla capacita' d'intendere e di volere di Kabobo che si conferma sussistente, pur se grandemente scemata".

Nelle motivazioni alla sentenza di appello, i giudici di Milano sostengono che la condizione di "emarginazione" riconosciuta a Kabobo non comporti il riconoscimento delle attenuanti generiche a favore dell'imputato. Viene cosi' ribadita la scelta del gup che in primo grado, condannandolo a 20 anni di carcere, gli aveva negato le attenuanti. "L'emarginazione di Kabobo ha alimentato la sua patologia di base (la schizofrenia, ndr)" - si legge nel documento - e l'ha amplificata concorrendo a produrre in lui il quadro schizofrenico che e' stato valutato in termini di malattia mentale grandemente influente sulla sua imputabilita'". "A questa patologia - sottolineano i giudici - il giudice ha consentito la massima incidenza consentita dalla legge" perche' essa ha contribuito a determinare il vizio parziale di mente che gli e' stato riconosciuto e la riduzione della pena base nella massima riduzione prevista dalla legge".

 

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