Stop del governo alla riforma della Medicina territoriale che prevedeva, tramite decreto legge, l’inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità e il passaggio alla dipendenza per una parte di loro. Preannunciata nei giorni scorsi, la decisione sarebbe stata comunicata dal capo di gabinetto del ministero della Salute Marco Mattei agli assessori regionali alla sanità. Soddisfatti i medici di famiglia, scatenata l’opposizione, che denuncia un Parlamento estromesso dal dibattito. L’arresto della riforma scatena le ire di chi più di altri l’aveva difesa, come l’assessore alla sanità della Regione Lombardia Guido Bertolaso. Quest’ultimo, presente all’incontro, se ne sarebbe andato annunciando le dimissioni da vicecoordinatore della Commissione salute delle Regioni. Secondo lui non puntare sulla riforma è uno sbaglio, un’occasione persa poiché il testo affrontava i veri problemi della medicina territoriale. Tutto il resto gli appare come un ripiego che non porterà a risultati concreti.
Il nodo dei medici nelle Case di comunità
Al centro dello scontro resta il futuro delle Case di comunità, le strutture previste dal Pnrr per rafforzare l’assistenza sanitaria sul territorio. La riforma sostenuta dal ministero della Salute puntava a rendere più stabile la presenza dei medici di famiglia in queste sedi, intervenendo anche sul loro rapporto con il Servizio sanitario nazionale, oggi regolato da una convenzione. Il provvedimento si è però fermato prima dell’arrivo in Consiglio dei ministri, anche per le resistenze dei sindacati dei medici di famiglia e di una parte della maggioranza. Le opposizioni contestano inoltre il metodo, accusando il governo di aver tenuto il Parlamento ai margini di una riforma centrale per il sistema sanitario.
La via più prudente del ministero
Dal ministero arriva il tentativo di ridimensionare lo stop: l’obiettivo resterebbe quello di portare i medici di medicina generale nelle Case di comunità e rendere operative le strutture finanziate dal Pnrr. Sul tavolo ci sarebbero ora soluzioni meno drastiche, come l’obbligo per i medici di garantire alcune ore settimanali nelle nuove sedi, senza arrivare al passaggio alla dipendenza. È proprio questa ipotesi a non convincere Bertolaso, che considera insufficiente una semplice presenza oraria. Per l’assessore lombardo, lo stop al decreto rischia di lasciare irrisolti i problemi della medicina territoriale e di trasformare la riforma in un compromesso senza effetti concreti.
La riforma non sembra del tutto archiviata, ma cambia tempi e strumenti. Resta da capire se il governo riuscirà a trovare una mediazione con Regioni e medici di famiglia, senza perdere di vista l’obiettivo principale: costruire una rete di assistenza territoriale più vicina ai cittadini e capace di alleggerire ospedali e pronto soccorso.

