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Milano
L'ultima battaglia di Matteo Renzi: le fondazioni. A partire da Milano

di Fabio Massa

Le fondazioni. Ovvero: l'ultima battaglia. Quella decisiva. Matteo Renzi ha capito di aver "sfilato" alla minoranza Pd praticamente tutto: la popolarità, i posti di prestigio, i posti decisivi, la leadership mediatica. Tutto tranne i tesserati, che rimangono in larghissima misura ancora fedeli alla tradizione. E soprattutto i soldi, gli immobili, le sedi. E' qui, secondo quanto può riferire Affaritaliani.it, che si gioca l'ultima resistenza interna. Quella che Matteo Renzi vuole spezzare.

Ma andiamo con ordine. La larghissima parte dei circoli d'Italia è in stabili in affitto (in larga parte molto agevolato rispetto ai prezzi di mercato) di proprietà delle fondazioni, riunite in quell'associazione Enrico Berlinguer (a proposito: ditelo a Maria Elena Boschi, che ha dichiarato di preferire Fanfani...) presieduta da Ugo Sposetti. Classe 1947, di professione "funzionario di partito", Sposetti ha una nomina vitalizia. Esatto: vitalizia. Quindi, non può essere sostituito. Come la stragrande maggioranza dei presidenti delle altre fondazioni. Per esempio, a Milano, la Fondazione Elio Quercioli è presieduta da Franco Cazzaniga. Anche qui, nomina vitalizia. Nessuna sostituzione possibile. Ma le ramificazioni locali sono decine, e per ogni realtà c'è la sua peculiarità. Sposetti, a chi lo conosce bene, secondo quanto può riferire Affari, lo dice chiaramente e bruscamente: "Piuttosto che dare i soldi a quello (e il quello è Matteo Renzi, ndr) mi ammazzo". Di qui, insomma, non si passa.

Intanto, proprio da Milano, parte l'offensiva renziana. Il tesoriere Bonifazi pare abbia chiesto al partito milanese, guidato dal giovane Pietro Bussolati, di aprire il fronte. E Bussolati ha preso carta e penna e ha invitato all'incontro, al quale partecipa anche Matteo Orfini, tutti i segretari e i tesorieri d'Italia. Affari ha pubblicato la lettera integrale, che nel passaggio più duro recita testualmente: "Non credo sia più possibile, in una situazione economica così radicalmente mutata, avere così tanti problemi a trovare - e mantenere - spazi per fare politica, per accogliere le assemblee e le riunioni, per dare un riferimento al quartiere, per costruire e far crescere presìdi democratici in giro per l'Italia. Il Partito Democratico è spesso l'unico Partito presente in quartieri periferici o piccoli Comuni, garantendo un presidio di democrazia e di interesse pubblico a tutti i cittadini, occasione di crescita per i giovani e momento di proposta culturale e politica - spiega Bussolati -   Durante la campagna congressuale milanese ci siamo occupati di questo tema, strettamente legato al rapporto con una delle grandi fondazioni nate insieme al Partito Democratico, perché nel territorio milanese, in cui vivo e sono attivo, il patrimonio immobiliare è stato concentrato in una Fondazione ed è difficile trovare una via condivisa che permetta ai circoli di poter contare sugli spazi - che un tempo erano proprietà dei partiti storici - in modo sostenibile, anche economicamente: gli affitti, da un po’ di tempo a questa parte, sono sensibilmente aumentati rendendo difficile, se non impossibile, per molti circoli svolgere attività di qualsiasi genere non potendosi permettere di pagare affitti a prezzi elevati, o comunque paragonabili a quelli commerciali".

La tesi è che bisogna arrivare al superamento del ruolo delle Fondazioni. La battaglia però, vista esternamente, è quasi impossibile da vincere. Perché a livello legale, le Fondazioni sono intoccabili. E perché a livello normativo chi è eletto in modo vitalizio non può essere disarcionato. Quindi, il tentativo di Renzi pare essere quello di aprire il tema, partendo lancia in resta. Per cercare però di aprire ancora una volta il fronte avverso sfruttando il controllo su una serie di Fondazioni che detiene Area Democratica, con la quale il premier ha un rapporto di grande collaborazione.

@FabioAMassa

Tags:
matteo renzimilano







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