
di Fabio Massa
Per una strana eterogenesi dei fini, l’intervento di Franco D’Alfonso che ha contestato la “solitudine della giunta”, da forte critica proprio all’idea arancione, e dunque al cuore della politica di Giuliano Pisapia, è diventata un attacco ai consiglieri del Partito Democratico che costituiscono l’ossatura della maggioranza ma che di certo non si possono definire arancioni. Intendiamoci: in un momento nel quale bisogna approvare il nuovo bilancio che sarà di lacrime e sangue, e che chiederà proprio il voto positivo dei consiglieri, il tempismo di D’Alfonso con quella frase “ci sono 22 consiglieri maggioranza che non sanno bene cosa fare” non pare proprio azzeccatissimo. Il Pd si è difeso (una volta tanto), e D’Alfonso, proprio su Affaritaliani.it, ha cercato di tenere le posizioni prima di avanzare le scuse ai consiglieri. Storia chiusa, tranne le inevitabili conseguenze dovute al vecchio caso Boeri. Da adesso in poi, a tenere aperta la questione sarà la vicenda irrisolta dell’ex assessore, per alcuni dei democratici ancora da vendicare proprio con le deleghe di D’Alfonso, più che le parole del D’Alfonso stesso. Con questo non si sta dicendo che non ci saranno conseguenze, ma che a livello squisitamente politico, la vicenda è chiarita. Almeno per quel che riguarda il Pd.
Quel che è strano, è che “gli arancioni” non abbiano reagito a quell’intervento, che nei fatti era davvero durissimo, quasi una pietra tombale. L’ideologo arancione, l’uomo al quale Pisapia ha dato il compito di teorizzare una nuova idea di politica, fuori dagli schemi soliti della sinistra e pure vincente alla prova dei fatti, scrive su arcipelagomilano.org che le “grandi pulsioni ideali si ritirano”. Che “in città l’attività delle forze politiche, associazioni, club, circoli etc. è marginale e priva di una guida o di uno sbocco univoco”. Affonda il coltello nella piaga, Franco D’Alfonso: “Non ho difficoltà ad ammettere prima di ogni altra cosa alcuni veri e propri fallimenti della giunta-movimento-partito: si è scelto di non strutturare il movimento arancione in movimento-partito non solo di appoggio ma anche di proposta e guida politica all’indomani delle elezioni per puntare tutto su una strategia di accordo con il Pd prima locale e poi con Bersani”. L’assessore tira su il dito e lo punta proprio sul movimento del quale è ideologo: “L’effetto di questa scelta, rivelatasi a posteriori perdente, è stato aver fatto poco o nulla per stimolare, incanalare, permettere lo sviluppo del modello partecipativo di cui si parla: come sempre, nemmeno il “movimento” può dirsi esente da colpe”. Ecco, a stupire non è tanto la reazione del Pd, ma la mancata reazione dei colleghi di giunta arancioni come Chiara Bisconti o Cristina Tajani. Della ex collega Lucia Castellano. Dei consiglieri di Milano Civica Strada e Scavuzzo. Di Paolo Limonta. Non si registrano grandi e indignate reazioni. Viene il dubbio che forse forse Franco D’Alfonso ha colto nel segno. Sul movimento arancione, beninteso.
@FabioAMassa
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