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Il Comune ci riprova con la "patente a punti" per le aperture di nuovi locali nelle zone della movida. Torna all'attenzione dei consiglieri di palazzo Marino, a quasi tre anni di distanza dalla proposta dell'allora assessore al Commercio Giovanni Terzi, la bozza di "Regolamento per la disciplina delle attività di somministrazione di alimenti e bevande": un testo, basato sull'attribuzione di punteggi e per questo indicato come una sorta di "patente a punti", con cui l'amministrazione in regime di liberalizzazione prova a porre "paletti" alla concentrazione eccessiva di esercizi in alcune zone della città, e che l'assessore alle attività produttive Franco D'Alfonso ha illustrato oggi in commissione Commercio.

L'obiettivo resta quello indicato nel provvedimento approvato dalla giunta Moratti il 12 novembre 2010 ma mai varato dall'assemblea degli eletti: "Garantire la sostenibilità sociale, ambientale e di viabilità delle attività di somministrazione a forte impatto attrattivo e assicurare l'ordine pubblico, la pubblica sicurezza, la sicurezza stradale, la tutela della salute e della quiete dei residenti". Resta il punteggio minino per ottenere il rilascio delle autorizzazioni all'apertura di un nuovo locale, o allo spostamento o ampliamento di uno esistente: 70 punti almeno, che scendono a 63 nelle aree pedonali e Ztl, su un massimo assegnabile di 100.

Cambia l'articolazione dei punteggi, che nella bozza presentata oggi prevede ad esempio 2 soli punti per chi vuole aprire un locale a meno di 35 metri da un immobile con abitazioni o un "premio" di 10 per chi insonorizza il locale a regola d'arte. Ne perde invece 10 chi vuole aprire un locale con una superficie, all'interno e all'esterno, inferiore ai 50 metri quadri, ne perde 15 se pone strutture fisse come dehor su plateatico.

Divisa in tre zone la città: bianche ovvero senza criticità, "gialle" e infine "rosse", corrispondenti a quelle dei Duc delle zone della movida, Arco della Pace, Brera, Ticinese, Navigli, Sarpi, porta Venezia. In queste ultime zone, per le nuove aperture, gli spostamenti o gli ampliamenti di attività i punti vengono assegnati in base a criteri di sostenibilità ambientale, accessibilità, elementi di qualità del locale e "sostenibilità sociale": solo 2 punti per chi chiede di aprire a meno di un minuto di distanza da un altro esercizio (75 metri lineari) e ben 10 punti per chi si insedia entro un raggio di 225 metri, 2 punti per chi è a meno di 35 metri da edifici abitati, 10 per chi si attesta entro i 160 metri.

Vengono premiati la insonorizzazione e la climatizzazione dei locali, i sistemi di risparmio idrico e energetico, la presenza di un ambiente per fumatori, i servizi di cortesia e controllo del flusso di clienti, la presenza di sensori per il rilievo del disturbo, la chiusura entro le 23 nei giorni feriali, il servizio di pulizia degli spazi pubblici adiacenti al locale. Se non si è in zona pedonale o ztl, si premia con 10 punti la disponibilità di parcheggio di pertinenza a meno di 100 metri dal locale. Al "credito" raggiunto, andrà tolto il "punteggio di sottrazione" previsto in base alla superficie del locale (più è piccolo più sono i punti tolti), alla presenza di plateatico e ai servizi di intrattenimento, che valgono 10 punti in meno. Sono previsti premi e incentivi per chi lascia le zone "rosse" per trasferirsi in altre aree della città, simili a quelli previsti per le start up, e una deroga per le botteghe storiche, mentre se nelle aree rosse e gialle dopo avere ottenuto l'autorizzazione il locale modifica gli "elementi di qualità e impatto" senza comunicarlo al Comune la sanzione è da 75 a 450 euro.

Per D'Alfonso il meccanismo a punti basato sulla qualità degli esercizi e sull'impatto ambientale è "l'unico a nostra disposizione" per una regolamentazione sulla concentrazione dei locali "essendoci per noi l'impossibilità di una qualsiasi programmazione sul territorio". E' la terza volta che l'amministrazione prova un intervento di regolamentazione in questo senso, dopo il tentativo non riuscito del 2010 e, due anni prima, il provvedimento voluto da Tiziana Maiolo, con cui la giunta nell'aprile 2008 aveva recepito la legge Bersani subordinando le nuove autorizzazioni alla disponibilità di un parcheggio per i clienti e alla distanza di almeno 150 metri da luoghi di cura e di riposo, destinati al culto o d'interesse culturale.

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