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Milano
La strategia di Pisapia: spaccare il Pd. Inside

di Fabio Massa

Furbo Pisapia. Spacca, ancora una volta, il fronte del Partito Democratico. Furbo, il segretario Pd Bussolati, che - come ormai ci ha abituato - non prende la strada del predecessore Cornelli e contrattacca subito, marcando la differenza. Perché nell’intervento di Pisapia alla convention di Sel di Milano, c’è tutto il “pisapianesimo”, seppur nella bruttezza del termine, e c’è tutto il rapporto con i democratici. 
Primo punto. Pisapia sa che la giunta è schiacciata su di lui. Non potrebbe essere altrimenti, visto che i sindaci eleggono la propria squadra nella più totale autonomia, e visto quel che è successo a Stefano Boeri. Anche Pierfrancesco Maran, che è renziano purissimo, rimane spesso silente. A parlare è il segretario Pd, in cordata con lui. Ma non lui. Un “fedelissimo” è Pierfrancesco Majorino, civatiano doc, che adesso si trova in una posizione di grandissimo agio. Minoranza Pd che è maggioranza arancione a Milano, più che a livello nazionale.
Secondo punto. Pisapia usa la convention di Sel non per mandare un messaggio alla sinistra radicale di aspirare a essere sinistra di governo, ma alla sinistra di governo di non avere la maggioranza perché questa, già ora, è della sinistra radicale. Una tesi che non può che suonare come una provocazione ai dem, soprattutto nel momento attuale. Una tesi che produce larghe onde concentriche di caos tra i democratici. Un esempio? Il segretario Pietro Bussolati deve varare la nuova segreteria. Dovrebbe essere unitaria. Ma come fare con i civatiani? E perché mai la maggioranza del consiglio comunale dovrebbe mantenere un capogruppo civatiano, Lamberto Bertolè, mentre tutto intorno infuria lo scontro? Davvero Milano riesce ad essere un’isola felice?
Terzo punto. Pisapia ha lanciato l’Opa sul Pd locale. Altro che Boeri con 02PD. Qui si tratta di un appello in piena regola. Preparato con cura, vista l’attenzione mediatica pian piano fatta crescere intorno al suo intervento e poi le parole usate. Pisapia lancia un appello non tanto ai civatiani, quanto a quella Sinistra Dem che proprio in Barbara Pollastrini ha la madre nobile, e che esprime esponenti un po’ ovunque, dal consiglio regionale con Onorio Rosati al coordinatore cittadino Matteo Mangili. Ed è tutto da vedere se pure qualcuno in Area Riformista non possa rispondere alla sirena. Soprattutto perché quella sirena, se ci sarà e se vorrà schierarsi, condurrà le truppe nella prossima campagna elettorale. E se vincerà, distribuirà nuove deleghe. Un potere da non sottovalutare.

Ora il pallino ce l'hanno i renziani. La prima risposta è arrivata. Altre potrebbero arrivarne in futuro. Del resto, la doppia posizione civatiana non pare possa reggere in eterno.

@FabioAMassa

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