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Letta a Milano, ci voleva un Sala più grande


 

Angioletto

“Me ne strafotto dei fotografi e dei giornalisti. Io parlo una volta sola, fuoriiiiii”. Il funzionario segaligno della Questura, comandante supremo delle forze dell’Ordine in occasione dello sbarco di Enrico Letta a Milano, non brilla certo per equilibrio e rispetto verso il lavoro degli altri. Va bene la prevenzione, va bene che sono in giro in questo periodo molti matti e malintenzionati, ma un poliziotto così sovreccitato e scostumato non l’avevo mai visto in oltre trent’anni di lavoro. Vero che la categoria giornalistica, ridotta a colabrodo, conta ormai poco, vero che gli algoritmi di Google News valgono più degli artigiani gazzettieri, ma sentirsi buttati fuori così da questo energumeno neanche in divisa è vergognoso.

Il Corriere titola stamane: Letta punta su Sala, una svolta per Expo. Pronta la nomina dell’amministratore delegato a commissario unico dell’evento”. Bene, ora si capisce perché  la prima conferenza stampa del premier e il suo debutto meneghino si fa nella sede dell’Expo. Ma le ragioni interne  del Palazzo non giustificano la scelta di una struttura, di una sede e di un’organizzazione inadeguate che hanno fatto flop. Perché organizzare una conferenza stampa, invitare i giornalisti, confermare gli accrediti ringraziando e poi cacciare a calci nel sedere (fortunatamente metaforici, ma poco è mancato) chi si è presentato per tempo e con le procedure rispettate è una vergogna. Per Expo, per la Questura e la Prefettura di Milano, per la città. Se è così che ci si accinge a organizzare la grande esposizione mondiale Milano è messa male e c’è da temere il peggio. In fondo ci voleva una sala (o un Sala) più grande.