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Milano

Un gioco erotico finito tragicamente. A.P., 41 anni, il ragioniere di Arese arrestato in relazione alla morte di Lavinia A., 18enne romena conosciuta su Internet, ha raccontato questo agli agenti della Squadra mobile di Lodi che nella notte sono andati a bussare alla porta del suo appartamento. Una "verita'" che evidentemente non ha convinto gli investigatori visto che le ipotesi di reato contestate sono quelle di omicidio volontario e atti osceni su cadavere: avrebbe consumato un rapporto sessuale anche 'post mortem'.

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Il "giallo", risolto a tempo di record dagli agenti diretti da Alessandro Battista e coordinati dal procuratore di Lodi Vincenzo Russo, ha avuto inizio nel pomeriggio di ieri a Pergola, frazione di San Martino in Strada, quando un agricoltore di passaggio ha trovato in un campo di mais il cadavere di una giovane nuda con al collo due fascette stringicavi elettrici e, sul volto, un piccolo asciugamani. Niente vestiti, nessun documento, ma e' stato proprio l'asciugamani la "tessera" che ha consentito la soluzione del puzzle. Dal logo della ditta che lo produce i poliziotti sono risaliti a un motel delle vicinanze. Da qui il giorno prima erano passate una trentina di coppie, ma alla reception si ricordano soprattutto di un tipo "un po' strano", che diceva di aspettare una persona, mai arrivata, e che poi se ne e' andato solo. L'uomo si e' registrato con il suo vero nome e quando, dopo mezzanotte, la polizia si e' presentata nella casa dove vive con la compagna e la figlia di 5 anni (in questi giorni in vacanza), ha scoperto una busta di fascette dello stesso tipo di quelle trovate sul corpo della ragazza morta.

Incalzato dalle domande, ha prima provato a negare tutto, poi ha raccontato di avere conosciuto la giovane sul web, chattando su un sito di appuntamenti. Quello di venerdi' sera era il loro secondo incontro: in un hotel di Busto Arsizio, nel bel mezzo di un gioco erotico con delle fascette da elettricista, la ragazza avrebbe cominciato ad avere difficolta' a respirare ma lui non sarebbe riuscito ad aiutarla. Accortosi che era morta, avrebbe perso la testa, l'avrebbe caricata in auto e portata nel motel di Lodi: qui, in una camera forse raggiunta da un ingresso separato, avrebbe avuto un nuovo rapporto con il cadavere. Lavinia aveva compiuto 18 anni a luglio: di lei per ora si conoscono solo i dati anagrafici scritti sul documento ritrovato in un'area di servizio, la' dove A.P. l'aveva gettato.



IL PRECEDENTE  - Quattro anni e otto mesi di reclusione. Questa la condanna inflitta con rito abbreviato dal gup Giacomo Ebner nei confronti del 45enne ingegnere Soter Mulè,deceduta per asfissia la notte tra il 9 e il 10 settembre 2011 nel corso di quella che poi si è saputo essere una pratica spesso in uso nella densa comunità romana che al sesso aggiunge porzioni di erotismo delle discipline orientali e non solo. Tutto avvenne all'interno di uno squallido garage di un palazzo affittato in parte dall'Agenzia delle Entrate e in parte dall'Enav in via di Settebagni.

In contestazione anche l'aver mandato in coma un'altra ragazza, amica della vittima, che si era fatta legare secondo la pratica dello shibari. Il gup ha condannato Mulè, assistito nel giudizio dagli avvocati Antonio Buttanio e Luigi Di Majo, per lesioni colpose e omicidio colposo aggravato dalla previsione dell'evento, derubricando così l'originaria imputazione di omicidio preterintenzionale formulata dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e dal sostituto Maria Letizia Golfieri.
Il gup ha così ribadito l'orientamento del gip e poi del tribunale del Riesame, secondo i quali il fatto contestato al 45enne ingegnere andava qualificato come omicidio colposo in virtù del consenso fornito dalle due ragazze alla pratica erotica. La Procura era invece convinta che il contesto in cui si era svolto il “gioco” fosse stato in qualche modo illecito, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di alcun consenso e non sarebbe giustificabile la presenza di strumenti per soccorrere i partecipanti al gioco.

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