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Manifatturiero e produttività: la Lombardia fattura 250 miliardi

Presentato a Milano l’annuale rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi: il manifatturiero pesa il 30% sul valore aggiunto regionale totale

Manifatturiero e produttività: la Lombardia fattura 250 miliardi

(IMPRESE-LAVORO.COM) – E’ stato presentato oggi in Camera di commercio a Milano il Rapporto sulla competitività dei settori produttivi 2018 realizzato da Istat, con l’apertura del sindaco Giuseppe Sala e di Giorgio Alleva, presidente Istat.

Sintesi dei dati Istat sulla Lombardia

La Lombardia è prima in Italia per fatturato del settore manifatturiero, con circa 250 miliardi e valore aggiunto con oltre 60 miliardi, quest’ultimo in crescita negli ultimi anni di circa il 5%. Il settore manifatturiero pesa il 30% sul valore aggiunto regionale totale, inclusi tutti i settori, contro una media nazionale intorno al 70% del manifatturiero su tutti i settori. Primato lombardo per il  valore aggiunto per addetto del manifatturiero, con circa 70mila euro contro una media nazionale di 60mila euro. Si devono alle attività manifatturiere lombarde, inoltre, il 20% delle unità locali italiane e il 24% degli addetti nazionali.

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Il commento di Carlo Edoardo Valli, vicepresidente della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi: “Oggi in Camera di commercio si è svolta la presentazione del Rapporto sulla competitività dei settori produttivi, edizione 2018. Importante è la scelta di Milano come centro economico del Paese. Negli ultimi anni proprio Milano traina la crescita economica e la ripresa dei settori produttivi nazionali. Occorre continuare ad investire in accordo tra Istituzioni e mondo associativo per proseguire nella direzione di un territorio che diventa sempre più attrattivo. In particolare in questo momento di insediamento del governo e delle amministrazioni locali, da poco elette, occorre proseguire lungo la strada di politiche di rafforzamento del sistema economico e imprenditoriale. Positivo nel rapporto é il dato sugli incentivi per l’Impresa 4.0 che hanno favorito la crescita della competitività e la capacità innovativa delle imprese. Come Camera di commercio, grazie ai Punti Impresa Digitale, offriamo un supporto quotidiano per rafforzare l’innovazione”.

Alleva: “Sistema produttivo italiani, solo il 3% delle imprese è digitalizzato”

“Il sistema produttivo italiano e’ ancora permeabile alla consapevolezza degli investimenti in trasformazione digitale delle imprese: sono solo il 3%, circa 5 mila, quelle digitalizzate. Il 30% hanno compreso la rilevanza e del destinare parte del proprio capitale materiale e umano in innovazione; un 60% rimane indifferente”. E’ la fotografia scattata questa mattina dal presidente dell’Istat Giorgio Alleva a Milano. Nel periodo 2016-2018, dopo il sostanziale ristagno del biennio precedente, la ripresa ha beneficiato di una dinamica piu’ sostenuta negli investimenti – stando a quanto emerge dal rapporto – ma c’e’ ancora una limitazione in quelli in beni immateriali. Due terzi delle imprese con almeno 10 addetti rimangono indifferenti alla digitalizzazione dei processi produttivi, ritenendo l’Ict poco rilevante. Quelle interessate ad una trasformazione sono poco piu’ di 18 mila. Ma, c’e’ da sottolineare che, 2016-2017 le imprese piu’ propense al cambiamento hanno creato in media piu’ posti di lavoro e hanno parzialmente ricomposto la loro forza lavoro a vantaggio di figure professionali piu’ qualificate.La ripresa, sebbene sia arrivata piu’ tardi in Italia rispetto alle principali economie Uem (Germania, Francia e Spagna), si e’ riflessa anche in un aumento dell’occupazione con il “contratto a tutele crescenti che ha fatto registrare un differenziale apprezzabile anche al netto della decontribuzione”, e’ emerso nella tavola rotonda, che si e’ tenuta alla Camera di Commercio di Milano. Il rapporto ha offerto inoltre una prima analisi dei risultati del piano Industria 4.0, lanciato dal ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda. Le misure, secondo gli statistici, hanno svolto un ruolo nei piani di investimento del 2017: il credito d’imposta gia’ presente nel 2015, ha incentivato l’assunzione di personale R&S, e nel periodo a venire (2018-2019) questi incentivi potrebbero determinare un incremento di spesa piu’ elevato in beni immateriali che in beni materiali.

Il “Rapporto sulla competitività dei settori produttivi” in sintesi

Il “Rapporto sulla competitività dei settori produttivi”, giunto alla sesta edizione, fornisce un quadro informativo dettagliato e tempestivo sulla struttura, la performance e la dinamica del sistema produttivo italiano. Si tratta di un prodotto digitale composto da un e-book e da un’appendice statistica di indicatori scaricabili dal sito www.istat.it.

L’appendice statistica valorizza le numerose informazioni sui settori economici; per ciascun comparto viene offerta una base dati di oltre 70 indicatori, ove possibile in serie storica e con dettagli settoriali, territoriali, dimensionali e per varie tipologie d’impresa. Sono inoltre disponibili schede e grafici settoriali con i principali indicatori sulla struttura, le strategie e la performance delle imprese del comparto, aggiornate in tempo reale.

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L’edizione 2018 dell’e-book si articola in quattro parti. La prima è dedicata all’analisi macroeconomica delle determinanti della ripresa in Italia e nelle principali economie europee, con particolare riferimento alla dinamica degli investimenti e dell’input di lavoro; la seconda parte si concentra sulla congiuntura dei settori produttivi, utilizzando indicatori sintetici di competitività e rilevazioni ad hoc sulle percezioni degli imprenditori circa la performance, le strategie e le aspettative per il biennio 2017-2018. La terza parte analizza i profili tecnologici e innovativi delle imprese, disegnando una “mappa” del sistema sulla base delle caratteristiche  al centro delle misure contenute nel Piano Nazionale Impresa 4.0 (dotazione di capitale fisico e umano, propensione a innovazione e digitalizzazione). La quarta parte offre una prima valutazione dell’utilizzo di tali incentivi da parte delle imprese, basata su indagini qualitative e modelli macro e microeconomici.

Il Rapporto descrive un sistema produttivo in transizione. Nel periodo 2016-2018, dopo il sostanziale ristagno del biennio precedente, la ripresa ha beneficiato di una dinamica più sostenuta degli investimenti. Rispetto ai principali paesi Uem, tuttavia, il ritmo di accumulazione di capitale è ancora limitato, soprattutto nella sua componente di investimenti in beni immateriali. Inoltre, il nostro Paese sconta un divario rilevante soprattutto nell’uso del web e nella velocità di connessione a Internet. La ripresa si è riflessa anche in un aumento dell’occupazione, sul quale hanno influito l’agevolazione contributiva e il contratto a tutele crescenti. Sul piano settoriale emergono segnali di recupero sempre più diffusi tra le imprese in termini di tenuta o aumento di fatturato, capacità produttiva, capitale umano qualificato. Nel quarto trimestre 2017, inoltre, i giudizi rilevati sul grado di utilizzo della capacità produttiva – nel complesso della manifattura e soprattutto nel settore dei macchinari – hanno raggiunto i livelli più elevati dal 2000.

L’indicatore sintetico di competitività (ISCo) segnala che nella congiuntura attuale si è in parte modificata la tendenza alla divaricazione delle performance settoriali evidenziata nella scorsa edizione del Rapporto: la metà dei comparti che, in base al valore strutturale dell’indicatore si posizionavano al di sopra della media manifatturiera, nel corso del 2017 hanno registrato una dinamica congiunturale più debole della media. L’esigenza di ampliare la dotazione di capitale (materiale e immateriale) emerge anche, a livello microeconomico, da una analisi di come questa interagisca con la propensione alla digitalizzazione: due terzi delle imprese con almeno 10 addetti sono “Indifferenti” alla digitalizzazione dei processi produttivi, ritenendo l’Ict poco rilevante ai fini della propria attività. Le imprese definite “Digitali compiute” (alto capitale fisico e umano e alta digitalizzazione) sono circa 5.400 (solo il 3%) e ancora meno sono le “Digitali incompiute” (capitale fisico medio-basso, basso capitale umano, alta digitalizzazione).

Ai fini di una accelerazione della transizione digitale l’area di interesse sembra costituita dalle 18mila imprese “Sensibili” (media digitalizzazione, medio-alto capitale fisico e umano), pari all’11,7% del totale. Nel 2016-2017, inoltre, le imprese più propense alla digitalizzazione hanno creato in media più posti di lavoro e hanno parzialmente ricomposto la forza lavoro a vantaggio delle figure professionali più qualificate. Infine, primi esercizi di simulazione e valutazione sui principali incentivi del Piano Impresa 4.0 (super- e iper-ammortamento e credito d’imposta in R&S) mostrano che: a) tali misure hanno svolto un ruolo nei piani d’investimento del 2017; b) il credito d’imposta, già presente nel 2015, ha incentivato l’assunzione di personale in R&S; c) nel periodo 2018-2019 gli incentivi determinerebbero un incremento di spesa più elevato in beni immateriali che in beni materiali; d) il possibile effetto di sostituzione a favore del capitale non può essere compensato solo da una riduzione dell’aliquota contributiva a carico del datore di lavoro, a meno di ricorrere all’utilizzo di misure specifiche di contenimento del costo del lavoro, quali quelle riguardanti le assunzioni a tempo indeterminato assistite dal credito di imposta per spese in R&S.