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Milano
maroni conferenza stampa 500 (16)

di Fabio Massa

Il "Bobo" non cambia idea. "E' uno così - racconta ad Affari uno dei fedelissimi - se ha dato una parola, la mantiene". Quindi, nella fattispecie, Roberto Maroni non ha intenzione di recedere dall'idea di portare il proprio mandato al giudizio del consiglio federale, che è convocato per lunedì prossimo in via Bellerio. In origine, l'idea del neogovernatore era quella di lasciare gli incarichi politici nell'ambito di un congresso che avrebbe portato all'individuazione di un delfino. Ora però, la situazione che in Veneto si fa sempre più calda e gli scandali che covano sotto la cenere in Piemonte, lo starebbero convincendo ad adottare una linea più morbida.

Ecco quindi che gli uomini vicini al vincitore della sfida lombarda (cruciale per l'esistenza della Lega Nord) pensano che nella sua relazione introduttiva Maroni rimetterà al consiglio federale il proprio mandato, che però non accetterà neppure l'accenno alla parola dimissioni, chiedendo al Bobo di rimanere in sella. E' forse anche in quest'ottica che Matteo Salvini, segretario della Lega Lombarda, in un'intervista ad Affaritaliani.it preannuncia due cose: la prima è quella di non pensare di entrare in giunta, la seconda è di ritenere di non voler rimanere a Roma come parlamentare. Maroni, il suo uomo milanese, che sogna da sempre di fare il sindaco di Milano, in giunta lo vorrebbe eccome. Il problema è che questo sarebbe difficilmente compatibile con gli incarichi di partito. E in questo momento Salvini è a disposizione del movimento soprattutto da quel punto di vista: qualcuno a presidiare l'ambito politico ci deve essere, a garanzia di tutti. Le nubi di tempesta, malgrado la vittoria, si addensano infatti ad est e a ovest della Madonnina. "Problemi risolvibili", minimizzano da via Bellerio. Ma sempre problemi. Perché nel Veneto si fronteggiano Flavio Tosi da una parte, gli ex bossiani di Giampaolo Gobbo (che avevano tra i leader Bitonci prima che venisse salvato, unico tra i non maroniani) dall'altra e Luca Zaia sull'aventino, un po' deluso da entrambe le fazioni. A ovest, invece, c'è la polveriera Piemonte, con Roberto Cota che si trova dietro un partito che vale tra il 5 e il 6 per cento (la metà del Veneto e della Lombardia). Poi ci sono le inchieste, gli scandali, le indagini. E questa è un'altra partita. Andare a congresso oggi vorrebbe dire aprire una guerra tutti contro tutti. Ecco perché Bobo rimetterà il mandato. Ma tutti vorranno confermarlo alla guida.

@FabioAMassa

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maroni






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