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Milano 2027, il borsino del centrosinistra: Calabresi apre, Cottarelli si sfila, sale la candidatura Ambrosoli

L’economista chiude definitivamente alla corsa per Palazzo Marino. Tra i moderati dem torna a guadagnare terreno il nome dell’avvocato e dirigente bancario. Mentre Calabresi per la prima volta si dice interessato

Milano 2027, il borsino del centrosinistra: Calabresi apre, Cottarelli si sfila, sale la candidatura Ambrosoli
Mario Calabresi, Carlo Cottarelli, Umberto Ambrosoli

Il borsino del centrosinistra milanese registra tre movimenti netti: Carlo Cottarelli scende definitivamente, Umberto Ambrosoli torna invece a salire. Mentre Mario Calabresi apre ad una sua possibile discesa in campo. A meno di un anno dall’avvio della fase decisiva per le Comunali del 2027, il campo progressista continua a interrogarsi non soltanto sul nome del candidato sindaco, ma anche sul metodo con cui individuarlo: primarie aperte oppure convergenza su una figura civica capace di tenere insieme le diverse anime della coalizione. La certezza delle ultime ore è il passo indietro di Cottarelli. L’economista ha escluso direttamente una propria candidatura, mentre il nome di Ambrosoli, secondo quanto riferisce Il Giorno, sta tornando a circolare con insistenza negli ambienti moderati e cattolici del Partito democratico.

Cottarelli chiude la porta: “Non è mia intenzione candidarmi”

Dopo mesi di indiscrezioni, Carlo Cottarelli ha voluto mettere un punto fermo. “Per una serie di ragioni prevalentemente di carattere personale, non è mia intenzione candidarmi alla carica di sindaco di Milano”, ha dichiarato all’Ansa. L’economista ha ringraziato quanti avevano fatto il suo nome, sottolineando come sia “sempre gratificante” essere considerati all’altezza di un incarico di grande responsabilità. Ha però precisato di non aver mai ricevuto una proposta fondata su un concreto programma d’azione. L’ipotesi era stata lanciata per la prima volta da Carlo Calenda nel giugno del 2025 ed era stata successivamente rilanciata, tra gli altri, da Letizia Moratti e Antonio Tajani. Una candidatura che avrebbe potuto rappresentare un punto d’incontro tra centrosinistra, riformisti e area moderata, ma che ora esce ufficialmente dalla partita.

Ambrosoli torna in quota tra i moderati del Pd

A guadagnare terreno è invece Umberto Ambrosoli. Avvocato e dirigente bancario, figlio di Giorgio Ambrosoli, è considerato un profilo civico, progressista ma moderato, potenzialmente in grado di allargare il perimetro della coalizione senza spostarla troppo a sinistra. Il suo nome non è nuovo. Nel 2013 fu candidato alla presidenza della Regione Lombardia per il centrosinistra, raccogliendo il 38,24% dei voti contro il 42,81% del leghista Roberto Maroni. Una sconfitta contenuta, che gli consentì comunque di consolidare l’immagine di esponente autorevole della società civile. Secondo Il Giorno, Ambrosoli sarebbe oggi il nome preferito da una parte dell’area cattolica e moderata del Pd milanese. La sua candidatura sarebbe vista con favore anche perché ritenuta meno divisiva rispetto ad altre ipotesi e dunque potenzialmente adatta a evitare una competizione interna particolarmente affollata.

La carta per evitare le primarie

La crescita delle quotazioni di Ambrosoli è legata soprattutto alla possibilità di individuare un candidato unitario. Nel Pd milanese il suo profilo sarebbe apprezzato sia dal segretario metropolitano Alessandro Capelli sia dalla segretaria regionale Silvia Roggiani, indicata da alcuni esponenti dem come una delle principali sostenitrici di questa soluzione. L’idea sarebbe quella di offrire alla coalizione una candidatura civica ma riconoscibile, capace di parlare al mondo progressista, cattolico e riformista e di ridurre il rischio di una lunga resa dei conti tra le diverse componenti del centrosinistra. Resta però da capire se Ambrosoli sia realmente disponibile a tornare in prima linea e se sul suo nome possa maturare un’intesa abbastanza larga da superare l’ipotesi delle primarie.

Calabresi c’è: “Ci sto pensando”

Nello stesso spazio politico resta Mario Calabresi. L’ex direttore di Repubblica e La Stampa ha ammesso pubblicamente per la prima volta di stare valutando la candidatura. “Ci sto pensando. Mi piacerebbe fare la mia parte per Milano”, ha detto alla Festa dell’Unità di Vizzolo Predabissi. Calabresi ha spiegato di essere in attesa di capire quale percorso verrà scelto e se ci saranno effettivamente le primarie. Il suo profilo viene considerato autorevole e fortemente civico, ma non raccoglierebbe lo stesso consenso in tutte le aree della coalizione. Secondo la ricostruzione del Giorno, incontrerebbe infatti resistenze nell’ala sinistra del Pd e nella sinistra radicale milanese.

Da Majorino a Scavuzzo, la lunga lista degli aspiranti

Nel caso in cui si arrivasse alle primarie, la competizione si annuncia molto affollata. Tra i nomi potenzialmente in campo figurano il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Pierfrancesco Majorino e la vicesindaca Anna Scavuzzo. A loro si aggiungono l’assessore civico Emmanuel Conte, l’assessore del Municipio 1 Lorenzo Pacini, l’esperto di politiche urbane Tommaso Goisis e la ricercatrice e docente della Statale Carlotta Cossutta. Un elenco destinato probabilmente a cambiare ancora. L’uscita di scena di Cottarelli restringe il campo dei candidati moderati e rende più rilevante la carta Ambrosoli. Ma la decisione definitiva sul metodo e sul nome appare ancora lontana: il vero confronto nel centrosinistra comincerà dopo l’estate.