L’apertura di Mario Calabresi alla candidatura a sindaco di Milano ha rimesso in moto la corsa del centrosinistra, ma non ha ancora sciolto il nodo decisivo. Anzi, lo ha reso ancora più evidente: il successore di Giuseppe Sala sarà scelto attraverso le primarie oppure con un accordo politico tra i partiti della coalizione? La disponibilità dell’ex direttore di Repubblica e La Stampa, manifestata durante la Festa dell’Unità di Vizzolo Predabissi, avvicina apparentemente il ricorso ai gazebo. Con Calabresi, Pierfrancesco Majorino e gli altri aspiranti candidati già in campo o pronti a muoversi, diventa infatti più complicato individuare dall’alto un nome unitario senza passare da una consultazione popolare. Ma le resistenze di alcune componenti della coalizione e l’attesa dello stesso Calabresi sul metodo potrebbero produrre l’effetto opposto: rinviare la decisione o portare a una competizione molto più regolata e ristretta.
Sala: “Calabresi è una buona notizia, ma a settembre serve chiarezza”
Giuseppe Sala accoglie positivamente il passo avanti del giornalista, senza tuttavia schierarsi né sul candidato né sul metodo. «È una buona notizia», ha commentato il sindaco a margine della presentazione del Piano del verde e del paesaggio a Palazzo Marino. Per Sala, però, la questione non può restare sospesa ancora a lungo. «Nessuno oggi sa quale sarà il metodo con cui si selezionerà il futuro candidato», ha osservato. Toccherà ai partiti rispondere alle domande fondamentali: «Primarie sì o primarie no? Se si fanno, quando e con che metodo?».
Il primo cittadino auspica una decisione a settembre. Da elettore del centrosinistra, ha aggiunto, parteciperebbe alle eventuali primarie, ma senza indicare pubblicamente il proprio sostegno. Anche sulla capacità di Calabresi di tenere insieme le diverse anime della coalizione, dai centristi alla sinistra, Sala evita previsioni: «Non lo so. È una riflessione che devono fare i partiti».
Il passo di Calabresi rende più difficile evitare i gazebo
La novità politica è che Calabresi non ha escluso di sottoporsi a una competizione. Il giornalista ha spiegato di essere in attesa di capire quale percorso verrà scelto e se esisteranno le condizioni per mettersi in gioco. Non un’autocandidatura definitiva, dunque, ma una disponibilità che impedisce ormai alla coalizione di ignorarne il nome. Secondo una parte del Pd, proprio il fatto che Calabresi non abbia chiuso alle primarie rende i gazebo più probabili. Con un civico autorevole, un candidato politico strutturato come Majorino e una platea già affollata di aspiranti, una scelta compiuta esclusivamente dalle segreterie rischierebbe di lasciare sul campo troppe tensioni.
Il consigliere regionale dem Pietro Bussolati ha chiesto di definire il metodo «nel più breve tempo possibile». Nel Pd prevale l’idea che entro settembre la coalizione debba almeno restringere la rosa e fissare regole, tempi e modalità della selezione.
Majorino resta il candidato politico più forte
L’apertura di Calabresi incide soprattutto sulla posizione di Pierfrancesco Majorino. L’ex eurodeputato e attuale capogruppo del Pd in Regione resta il profilo politico più strutturato e può contare su un radicamento consolidato nel partito e nella città. La sua vicinanza politica a Elly Schlein potrebbe rappresentare un vantaggio, anche se la segretaria nazionale del Pd non ha ancora scoperto le carte sulla partita milanese. Majorino considera le primarie il terreno naturale sul quale misurare le candidature. Secondo alcuni sondaggi riservati citati dalla stampa, partirebbe leggermente avanti rispetto a Calabresi, con percentuali comunque molto vicine e in un quadro ancora estremamente fluido.
Il suo silenzio dopo l’apertura del giornalista è stato letto come prudenza tattica. Per Majorino, una selezione popolare valorizzerebbe il lavoro politico accumulato negli anni e impedirebbe che la scelta cada direttamente su un civico indicato come più competitivo alle elezioni comunali.
Azione sostiene Calabresi, ma non vuole le primarie
Il sostegno più netto al giornalista è arrivato da Carlo Calenda, che lo ha definito «un ottimo candidato per fare il sindaco a Milano». Ma proprio Azione è tra le forze più fredde sull’ipotesi delle primarie. Il segretario cittadino Francesco Ascioti considera Calabresi un profilo dello spessore necessario, ma invita a evitare «battaglie divisive e polarizzanti». La priorità, secondo Azione, dovrebbe essere la costruzione di un programma condiviso e l’individuazione di un candidato unitario attraverso un’intesa politica. È una posizione che rivela uno dei principali paradossi della partita: il partito che sostiene con maggiore convinzione Calabresi è anche quello meno interessato a sottoporlo a una competizione nella quale Majorino e la sinistra organizzata partirebbero con un apparato più forte.
Anche Avs preferisce una scelta politica
Perplessità arrivano anche da Alleanza Verdi e Sinistra. Il consigliere regionale Onorio Rosati ritiene che sia arrivato il momento in cui i partiti devono assumersi direttamente la responsabilità della scelta, senza delegarla necessariamente alle primarie. Non si tratta, precisa Rosati, di una contrarietà pregiudiziale. Il timore è però quello di una consultazione senza un impianto politico definito, con troppi candidati e una competizione dominata da ambizioni personali. Avs preferirebbe dunque un confronto tra le forze della coalizione, capace di individuare un profilo espressione di una classe dirigente politica e non soltanto di una candidatura civica.
Il Movimento Cinque Stelle guarda allo schema nazionale
Più aperta la posizione del Movimento Cinque Stelle. Stefano Buffagni ha osservato che, qualora il centrosinistra decidesse di utilizzare le primarie anche a livello nazionale per la candidatura a Palazzo Chigi, avrebbe senso adottare lo stesso metodo a Milano. Altrimenti, ha aggiunto, il rischio è che la consultazione diventi soltanto uno strumento per misurare i rapporti di forza. Sul nome di Calabresi non ci sono preclusioni, ma il Movimento chiede garanzie programmatiche, in particolare sulla sicurezza, e una verifica degli eventuali conflitti d’interesse.
Goisis: “Le primarie sono un confronto tra idee di città”
Tra i candidati dichiarati, Tommaso Goisis difende apertamente il ricorso ai gazebo. «Stupisce che da partiti di centrosinistra, che dovrebbero essere quelli più favorevoli alla partecipazione, arrivino indicazioni molto fredde sulle primarie», ha dichiarato. Per Goisis, la consultazione non deve essere ridotta a una sfida tra personalità, ma rappresenta un confronto tra modelli differenti di città. Il costo della vita, le politiche urbanistiche, l’utilizzo degli oneri di urbanizzazione e il rapporto tra investimenti immobiliari e bisogni dei residenti sono, a suo giudizio, temi sui quali il popolo del centrosinistra deve poter scegliere. La sua posizione mette in luce un altro elemento: per i candidati meno sostenuti dagli apparati, le primarie sono anche l’unico strumento per entrare davvero nella competizione.
Una corsa affollata da ordinare
Oltre a Calabresi e Majorino, nel centrosinistra vengono indicati la vicesindaca Anna Scavuzzo, l’assessore al Bilancio e alla Casa Emmanuel Conte, Tommaso Goisis, l’assessore del Municipio 1 Lorenzo Pacini e la docente della Statale Carlotta Cossutta. È circolato anche il nome dell’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, mentre nell’area riformista Ivan Scalfarotto starebbe valutando la possibilità di promuovere un proprio candidato. Un campo così affollato rende le primarie più logiche, ma contemporaneamente spinge il Pd a immaginare regole che limitino il numero dei concorrenti. Tra le ipotesi c’è quella di arrivare prima a una selezione politica, riducendo la rosa a pochi nomi realmente rappresentativi della coalizione. Il rischio, altrimenti, è una consultazione trasformata in una babele di candidature, con una frammentazione capace di indebolire il vincitore anziché rafforzarlo.
Primarie più vicine, ma forse meno aperte
Il passo avanti di Calabresi porta dunque le primarie più vicine, perché rende difficile una semplice investitura decisa dai vertici. Escludere Majorino o lo stesso Calabresi attraverso un accordo tra segreterie produrrebbe inevitabilmente malumori e accuse di scelta calata dall’alto. Ma le primarie potrebbero anche allontanarsi nella loro forma più tradizionale. Azione non le vuole, Avs è scettica, una parte del Pd teme una competizione incontrollata e lo stesso Calabresi attende di conoscere condizioni e percorso prima di confermare definitivamente la propria disponibilità. La soluzione potrebbe essere un compromesso: una consultazione sì, ma preceduta da un accordo politico sul perimetro della coalizione, sul programma e su una rosa ristretta di candidati. Non primarie libere per chiunque voglia partecipare, dunque, ma una sfida regolata tra pochi profili.
La vera partita si giocherà a settembre. Entro allora Elly Schlein, il Pd milanese e gli alleati dovranno decidere se la candidatura di Calabresi è un’opportunità da sottoporre al giudizio degli elettori oppure il punto di partenza per cercare un’intesa unitaria. Per ora, il suo ingresso ha avvicinato il momento della scelta. Non necessariamente ha avvicinato la soluzione.

