Per capire come si sia arrivati alla nuova inchiesta sulle concessioni in Galleria Vittorio Emanuele II bisogna tornare al 2013. È in quell’anno che la società Leonardo3 si insedia nelle Sale del Re, gli spazi affacciati su piazza della Scala che ospitano l’esposizione “Il Mondo di Leonardo”, successivamente trasformata in una mostra permanente dedicata alle macchine, ai codici e alle invenzioni di Leonardo da Vinci. L’iniziativa cresce nel tempo fino a diventare una delle attrazioni culturali più frequentate del centro cittadino. Secondo i dati richiamati dallo stesso Massimiliano Lisa, direttore e animatore del progetto, nel 2024 lo spazio avrebbe accolto circa 270mila visitatori.
Il rapporto giuridico, però, non è diretto con il Comune di Milano. I locali appartengono al patrimonio comunale e sono compresi nella concessione affidata alla società che gestisce la struttura alberghiera affacciata sulla Galleria, nata come hotel a sette stelle per iniziativa di Alessandro Rosso e successivamente passata al gruppo svedese Vik. Leonardo3 utilizza le Sale del Re sulla base di un contratto stipulato con la società concessionaria, indicata negli atti più recenti come AV srl. È proprio questo passaggio intermedio a diventare, dieci anni dopo, il cuore dello scontro.
Il Comune contesta la subconcessione al Museo Leonardo3
Nel 2023 Palazzo Marino comincia a contestare la natura del rapporto tra Leonardo3 e la società titolare della concessione. Per Lisa si tratterebbe di un accordo di collaborazione che ha consentito di sviluppare negli anni un progetto culturale di successo. Per il Comune, invece, il contratto avrebbe tutte le caratteristiche di una subconcessione degli spazi. La distinzione è decisiva. Il contratto con cui il Comune ha affidato i locali vieterebbe infatti al concessionario di cederli, affittarli o subconcederli a un altro soggetto. Leonardo3, non avendo un rapporto diretto con l’Amministrazione, non potrebbe dunque occupare autonomamente una parte degli immobili comunali. Il contenzioso non riguarda soltanto la presenza del museo. Nel rapporto tra il Comune e la società concessionaria emergono anche altre contestazioni: il mancato versamento di una parte dei canoni, violazioni della normativa antincendio e opere edilizie che, secondo Palazzo Marino, sarebbero state realizzate senza autorizzazione.
Il Comune distingue formalmente le posizioni: Lisa e Leonardo3 non sono i concessionari e quindi non sono i soggetti direttamente obbligati a versare i canoni a Palazzo Marino. Allo stesso tempo, però, l’Amministrazione sostiene che la loro permanenza nei locali dipenda da un contratto di subconcessione vietato e sia destinata a venire meno insieme alla concessione principale.
La decadenza del concessionario nel luglio 2024
La frattura diventa definitiva nel luglio 2024, quando il Comune dichiara decaduta la concessione degli spazi. Il provvedimento colpisce formalmente AV srl, ma produce conseguenze immediate anche per Leonardo3: se viene meno il titolo del concessionario, viene meno anche l’accordo che consente alla mostra di utilizzare le Sale del Re. Lisa respinge questa impostazione e denuncia il rischio di chiusura di una realtà culturale ormai consolidata. La sua tesi è che Leonardo3 abbia sempre rispettato gli obblighi previsti dal contratto sottoscritto con la concessionaria e sia estranea ai debiti o alle irregolarità contestati da Palazzo Marino alla società titolare del rapporto con il Comune.
Da quel momento le due parti si muovono su piani diversi. L’Amministrazione insiste sulla natura illegittima della subconcessione e sull’impossibilità di riconoscere a Lisa un rapporto diretto. L’imprenditore sostiene invece che il museo venga coinvolto in una controversia alla quale è formalmente estraneo, pagando le conseguenze di contestazioni rivolte ad altri.
Il ricorso al Tar e la sospensione dello “sfratto”, lo sciopero della fame di Lisa
AV srl impugna davanti al Tar Lombardia il provvedimento di decadenza. Nella prima fase del giudizio viene concessa una sospensione che impedisce l’immediata liberazione dei locali e consente a Leonardo3 di continuare temporaneamente l’attività. Lisa accompagna la battaglia legale con una forte mobilitazione pubblica. Arriva anche a intraprendere uno sciopero della fame, presentando la vicenda come una battaglia per la sopravvivenza di uno spazio culturale e chiedendo al Comune di trovare una soluzione che permetta al museo di rimanere in Galleria.
Lo snodo decisivo arriva alla fine di maggio 2025. Con la sentenza numero 1878, il Tar Lombardia respinge il ricorso della concessionaria e riconosce la legittimità del provvedimento adottato da Palazzo Marino. I giudici qualificano il rapporto con Leonardo3 come una “subconcessione” e non come una semplice “collaborazione”, confermando così uno dei principali argomenti sostenuti dall’Amministrazione. Il Tar ritiene quindi legittima la decadenza della concessione, disposta anche alla luce della morosità accumulata nei confronti del Comune e delle violazioni riscontrate negli immobili. Lisa ha successivamente sostenuto che l’efficacia della sentenza sia stata sospesa dal Consiglio di Stato. La vicenda amministrativa, pertanto, non può ancora considerarsi definitivamente conclusa, ma il pronunciamento del Tar rappresenta il primo giudizio di merito favorevole alla ricostruzione di Palazzo Marino.
Le accuse pubbliche di Lisa dopo la sentenza
La sconfitta davanti al Tar non chiude il confronto. Al contrario, lo sposta dal piano contrattuale a quello politico e mediatico. Il 2 giugno 2025, pochi giorni dopo la sentenza, Lisa pubblica su Instagram un’intervista nella quale ricostruisce la vicenda e chiama in causa alcuni esponenti e funzionari legati alla gestione della Galleria. Secondo quanto riportato dal Giorno, il direttore di Leonardo3 cita un alto dirigente del Comune, attribuendogli alcune frasi che avrebbe ascoltato durante un incontro, e parla di un soggetto che da decenni gestirebbe i rapporti tra pubblica amministrazione e operatori privati nell’Ottagono.
Lisa torna sull’argomento il 22 luglio, durante una seduta del Municipio 1. Sostiene che Leonardo3 verrà “cacciato per favorire un privato”, richiama nuovamente la figura di un presunto “facilitatore” e fa riferimento a spazi che sarebbero stati “concessi senza bando”. Arriva inoltre a ipotizzare una possibile “turbativa d’asta”, invitando i consiglieri a intervenire “prima che intervenga la magistratura com’è successo con l’edilizia”. Non si tratta più soltanto di difendere il contratto del museo. Lisa mette in discussione, più in generale, il sistema con cui Palazzo Marino assegna, autorizza e valorizza gli immobili comunali più prestigiosi.
La denuncia per diffamazione nei confronti di Lisa presentata dal Comune un anno fa
La reazione della Giunta arriva nell’agosto 2025. Palazzo Marino delibera di presentare una denuncia per diffamazione contro Lisa, ritenendo le sue dichiarazioni lesive dell’immagine e della reputazione dell’Amministrazione. “La ricostruzione dei fatti fornita al pubblico è gravemente denigratoria nei confronti dell’amministrazione comunale, in quanto contiene affermazioni non corrispondenti al vero, omette di dare conto di molteplici circostanze, con congetture che gettano discredito sull’amministrazione nel suo complesso”, è la motivazione riportata nella delibera. Il Comune contesta in particolare l’idea che la decadenza sia stata decisa per favorire altri privati o che l’assegnazione degli spazi in Galleria sia condizionata da rapporti opachi. Palazzo Marino si richiama anche al principio secondo cui le dichiarazioni rivolte contro singoli componenti di un’istituzione possono danneggiare la reputazione dell’ente nel suo complesso, riservandosi la successiva costituzione di parte civile. A quel punto il contenzioso originario ha già prodotto tre distinti fronti: quello amministrativo sulla concessione, quello politico sulla gestione del patrimonio comunale e quello penale legato alle accuse di diffamazione.
Dalla difesa del museo all’esposto sulle altre concessioni
Lisa non limita la propria iniziativa alla contestazione della decadenza. Chiede che il Comune applichi alle altre attività presenti in Galleria e nel centro storico gli stessi criteri invocati contro Leonardo3. Domanda trasparenza sulle concessioni, sui bandi, sulle autorizzazioni temporanee e sui rapporti tra Palazzo Marino e i grandi operatori commerciali. Nel 2025 presenta quindi un esposto dal quale prende origine il fascicolo oggi al centro dell’attenzione. Come ricostruito da Repubblica, la denuncia viene visionata dall’allora procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano, responsabile del pool che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione, e assegnata alla pm Grazia Colacicco. L’ipotesi iniziale legata alle contestazioni di Lisa sarebbe stata successivamente ampliata e in parte superata dagli sviluppi investigativi. Il fascicolo riguarda ora una serie più ampia di atti relativi agli spazi di pregio nel centro di Milano.
Il 3 giugno 2026 la Guardia di finanza si presenta a Palazzo Marino con un ordine di esibizione di documenti, notificato anche alla Soprintendenza delle Belle Arti e all’Agenzia del Demanio. Non si tratta di una perquisizione, ma dell’acquisizione di pratiche amministrative. Il fascicolo sarebbe iscritto a modello 21, elemento che indica la presenza di almeno una persona sottoposta a indagine, anche se i nomi non sono stati resi pubblici.
Il fronte si allarga: la guerra sulle concessioni in Galleria
Gli accertamenti non si concentrano più soltanto sui locali di Leonardo3. Tra gli atti richiesti figurerebbero le concessioni delle boutique Dior e Montblanc, alcuni bandi per i locali ai piani superiori della Galleria e le autorizzazioni per grandi installazioni pubblicitarie nell’area della Rinascente, comprese quelle realizzate per il lancio dei film “Michael” e “Il Diavolo veste Prada 2”.
Il tema è particolarmente sensibile perché la Galleria rappresenta una delle principali fonti di reddito del patrimonio comunale. Nel 2011 il Comune incassava circa 11,5 milioni di euro all’anno. Dopo la progressiva disdetta dei vecchi contratti a canone ridotto e il ricorso alle aste al rialzo, le entrate sono salite a 28 milioni nel 2016 e a 53 milioni nel 2021. Per il 2026 l’assessorato al Demanio stima introiti per almeno 83,5 milioni di euro, oltre 30 milioni in più rispetto all’inizio dell’attuale mandato. Negli ultimi quattro anni sono stati firmati circa quaranta contratti e avviata una dozzina di bandi. Alcune aggiudicazioni hanno raggiunto cifre record: Tiffany versa 3,5 milioni all’anno, Balenciaga 2,5 milioni e Loro Piana 2,3 milioni. È in questo sistema, economicamente sempre più rilevante, che Lisa chiede di verificare l’uniformità delle regole applicate dal Comune.
La candidatura con Tiziana Siciliano e l’attacco di Sala
La vicenda assume infine una dimensione apertamente politica. Tiziana Siciliano va in pensione il 20 dicembre 2025 e, pochi mesi dopo, aderisce al progetto Milano Libera promosso da Lisa, che la indica come possibile vicesindaco in caso di vittoria alle elezioni comunali. La coincidenza alimenta la reazione del sindaco Giuseppe Sala. L’ex magistrata aveva infatti visionato l’esposto dell’imprenditore e assegnato il fascicolo alla pm Colacicco prima di lasciare la Procura. In seguito ha scelto di candidarsi proprio al fianco dell’autore della denuncia. “Leggo che la Siciliano dice ‘non ricordo dell’esposto di Lisa’. Ma una pm così esperta, che ha avuto un ruolo apicale in Procura, si candida con una persona che conosce poco, senza fare alcuna verifica?”, ha affermato Sala, arrivando a sostenere che “evidentemente c’è una parte della Procura che fa politica“.
Le dichiarazioni del sindaco e la nuova querela (di Lisa contro Sala)
Lo scontro si inasprisce ulteriormente il 5 giugno 2026, quando Sala, intervistato da “Un giorno da Pecora” su Radio 1, parla direttamente della situazione di Leonardo3: “Una persona che ha un museo in Galleria in subappalto, che tra l’altro non ha pagato l’affitto, ha fatto degli abusi, questo è documentato, siamo in causa, l’abbiamo denunciato per diffamazione e adesso si candida a sindaco e la pm che aveva in carico la sua denuncia si candida con lui, è un po’ strano”. Lisa contesta l’attribuzione personale della morosità e delle irregolarità. “Lisa/Leonardo3 non ha mai avuto alcuna morosità e ha sempre regolarmente adempiuto ai propri obblighi contrattuali. La società amministrata da Lisa opera da tredici anni negli spazi del Museo Leonardo3 sulla base di un contratto con la società concessionaria del Comune”, precisa in una nota.
Palazzo Marino replica che nei locali esistono un debito significativo per i canoni, violazioni antincendio e opere edilizie non approvate, tutte circostanze richiamate nella sentenza del Tar. Lisa ribatte che tali contestazioni riguardano esclusivamente il concessionario e non lui o Leonardo3. Di fronte alla mancata rettifica e all’assenza di scuse, annuncia una querela per diffamazione contro il sindaco. L’ultimo capitolo di una storia cominciata molto prima. E che è già entrata a fare parte del racconto delle elezioni del 2027.
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