Il nuovo Policlinico di Milano si mostra finalmente alla città. Dopo quasi vent’anni di attesa, domenica 25 ottobre il Padiglione Francesco Sforza ha aperto le sue porte ai milanesi per una giornata di visite e incontri. Curiosi, cittadini, futuri pazienti, medici e infermieri hanno potuto esplorare in anteprima gli spazi del nuovo complesso ospedaliero, destinato a trasformare uno dei luoghi simbolo della sanità milanese. Una giornata che ha permesso di scoprire da vicino un progetto imponente, che si sviluppa su oltre 67mila metri quadrati e ospiterà più di 800 posti letto. Un ospedale pensato non soltanto per offrire nuove tecnologie e servizi sanitari, ma anche per ripensare gli spazi della cura, con ambienti luminosi, aree comuni e un rapporto costante con il verde. I visitatori hanno attraversato i nuovi reparti, scoperto le sale dedicate al parto e raggiunto il grande giardino pensile che rappresenta uno degli elementi più caratteristici dell’intervento.
Le case del parto: piccoli appartamenti per accogliere i nuovi nati
Tra gli ambienti che hanno attirato maggiore attenzione durante l’open day ci sono le tre Case del parto, progettate per consentire alle donne con gravidanze a basso rischio di vivere il travaglio e la nascita in un contesto più familiare. Si tratta di veri e propri miniappartamenti, con divani, tavoli, sedute e spazi per i familiari. Alcuni sono dotati di vasche per il parto in acqua. L’obiettivo è ricreare un ambiente domestico, mantenendo però la sicurezza garantita dalla presenza del personale sanitario, pronto a intervenire in qualsiasi momento.
“Le Case del parto sono un valore aggiunto perché permetteranno a tutta la famiglia di stare in camera fino al momento della nascita, in un miniappartamento in cui sentirsi come a casa. Quando sarà il momento, basterà premere un pulsante per chiamare ostetriche e medici”, ha spiegato il presidente del Policlinico Marco Giachetti, come riportato da la Repubblica. Il nuovo complesso ospiterà inoltre undici sale parto, alcune attrezzate con vasche, e un’area materno-infantile che comprenderà la Neonatologia, la Terapia intensiva neonatale e la Pediatria.
Quest’ultima disporrà di circa 90 posti letto, con camere singole pensate anche per accogliere un genitore durante il ricovero. Le pareti sono decorate con alberi, nuvole, razzi e altri elementi colorati, mentre le aree comuni comprenderanno spazi per il gioco, la socializzazione e le attività scolastiche.
Il giardino terapeutico sospeso sopra Milano: settemila metri quadrati di verde
Uno dei momenti più suggestivi della visita è stato l’accesso al grande giardino terapeutico realizzato sul tetto del corpo centrale dell’ospedale. Settemila metri quadrati di verde a circa venti metri d’altezza, una superficie paragonabile a quella di un campo da calcio, con vista sullo skyline milanese, dal Palazzo di Giustizia alla Torre Velasca. Il giardino ospiterà alberi, aiuole, percorsi pedonali, aree per la meditazione, la fisioterapia, la lettura e la pet therapy. Previsti anche spazi dedicati ai bambini e piccoli eventi culturali. Sarà accessibile ai pazienti, ai familiari e al personale dell’ospedale, con aperture occasionali alla città in occasione di iniziative specifiche.
A illustrare il significato del progetto è stato Stefano Boeri, tra gli architetti che hanno firmato il nuovo Policlinico insieme a Giovanni La Varra e Gianandrea Barreca. “Il rapporto tra cura e presenza vegetale è uno dei temi più importanti nell’architettura sanitaria. Ci sono studi che dimostrano come il rapporto con gli alberi e le piante acceleri la guarigione e aiuti le terapie”, ha spiegato.
Il verde avrà anche una funzione ambientale. Secondo quanto dichiarato da Giachetti a Il Giorno, la nuova sistemazione contribuirà a ridurre l’effetto isola di calore nell’area circostante l’ospedale. Un risultato reso possibile anche dall’aumento delle superfici vegetali rispetto alla configurazione precedente.
Camere luminose, grandi finestre e una galleria aperta alla città
Il nuovo Padiglione Sforza è composto da due edifici principali di sette piani, collegati da un corpo centrale che ospita, tra l’altro, il blocco operatorio con 26 sale. Particolare attenzione è stata dedicata alla qualità degli ambienti. Corridoi ampi, grandi vetrate, ascensori di dimensioni generose e spazi comuni sono stati progettati per rendere più agevole la permanenza di pazienti, visitatori e operatori. Anche l’altezza delle finestre nelle camere è stata studiata per consentire ai ricoverati di mantenere un contatto visivo con il paesaggio esterno, persino quando si trovano sdraiati a letto. “Abbiamo voluto spazi più larghi, ariosi, luminosi, finestre più grandi; una qualità che non si trova nemmeno nel privato“, ha sottolineato Boeri.
Un altro elemento distintivo sarà la galleria pubblica al piano terra, che collegherà via Francesco Sforza e via della Commenda. Uno spazio attraversabile dai cittadini, sul quale si affacceranno negozi, bar e servizi, oltre a un auditorium da 250 posti. L’idea è quella di un ospedale meno separato dalla vita urbana, capace di integrarsi nel tessuto cittadino e di offrire luoghi di incontro anche al di fuori delle attività strettamente sanitarie.
Dopo vent’anni di attesa, i primi pazienti tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027
L’open day ha rappresentato anche l’occasione per fare il punto sul completamento di un intervento dalla storia lunga e complessa. Il concorso internazionale di progettazione risale infatti al 2007, mentre il cantiere ha dovuto affrontare negli anni interruzioni, problemi legati agli appalti, bonifiche e rallentamenti causati anche dalla pandemia. Ora l’obiettivo è avviare progressivamente il trasferimento delle attività sanitarie. I primi servizi a entrare in funzione dovrebbero essere quelli di Dialisi e Radiologia, tra la fine dell’anno e l’inizio del 2027. Seguiranno gradualmente le degenze e, una volta completati i collaudi, le sale operatorie. “Siamo all’ultimo mezzo miglio. Aspettiamo l’accreditamento da parte di Ats, poi trasferiremo gradualmente le degenze e, da ultime, le sale operatorie, una volta completati i collaudi. Confidiamo di essere pienamente operativi a fine primavera. Sicuramente a metà del 2027”, ha dichiarato Giachetti.
Il trasferimento dei reparti consentirà anche di liberare spazi negli edifici storici del Policlinico, che potranno essere destinati ad altre attività, comprese quelle di ricerca. Dopo vent’anni di attesa, il nuovo Policlinico comincia finalmente a prendere vita.
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