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Milano, il weekend delle grandi firme: Scervino incanta, Gucci seduce, Plein spettacolare

Da venerdì a domenica, un ricchissimo weekend per la primavera-estate 2027. Ermanno Scervino conquista con lavorazioni preziose e spirito irriverente, mentre in calendario si susseguono Gucci, Luisa Spagnoli, Dolce&Gabbana, Philipp Plein, Hui e SIRIVANNAVARI

Milano, il weekend delle grandi firme: Scervino incanta, Gucci seduce, Plein spettacolare

Milano ha concentrato in un solo weekend abbastanza moda da riempire un’intera stagione. Da venerdì 25 a domenica 27 settembre, la Fashion Week ha intrecciato grandi maison, debutti e nuove voci, passando da Gucci a Dolce&Gabbana, da Ermanno Scervino a Ferragamo, fino a Bottega Veneta e Giorgio Armani. Accanto agli appuntamenti del calendario, le sfilate fuori calendario hanno ulteriormente arricchito il panorama, allargando lo sguardo verso altre sensibilità e geografie creative.

Il filo che unisce le proposte più interessanti è il rapporto con l’identità. Quanto si può cambiare restando riconoscibili? Come si trasforma un archivio in qualcosa che una donna desideri indossare domani? Sono domande che attraversano questo finale di settimana e trovano risposte differenti: nell’esuberanza decorativa, nella precisione sartoriale, nella lavorazione dei materiali, perfino nell’ironia. Milano convince soprattutto quando lascia parlare queste differenze.

Venerdì 25, tra heritage e nuovi linguaggi

Venerdì il programma ha preso il via con Tod’s, seguito da Institution by Galib Gassanoff, Sportmax e Blumarine. Poi Gucci, Simon Cracker, Elisabetta Franchi e Moschino. Alle 18, in via Turati, è stata la volta di Luisa Spagnoli, prima dell’appuntamento serale con The Attico. Una sequenza capace di tenere insieme nomi storici e sensibilità contemporanee, facendo del primo giorno del weekend un piccolo atlante della moda italiana.

Da Gucci, Demna ha scelto di mettere al centro il luogo in cui il desiderio diventa acquisto: il negozio. “The Store Show” ha ricreato una boutique, con scaffali, accessori e divani, trasformandola nella scena di un guardaroba abitato da personalità diverse. Morsetti, nastri Web, bomber in pelle, completi e richiami borghesi hanno composto una proposta che rivendica la visibilità del lusso. La riconoscibilità del marchio diventa materia su cui lavorare, lasciando convivere disciplina e ostentazione, eleganza e provocazione.

È una scelta che offre anche uno spunto sul momento della moda: riportare idealmente il pubblico in boutique significa ricordare che il successo di una collezione dipende dalla capacità di entrare nella vita delle persone. La passerella accende il desiderio; il guardaroba ne misura la durata.

Il venerdì ha segnato anche l’esordio di Loris Messina e Simone Rizzo alla guida creativa di Moschino. Il duo ha affrontato l’eredità di Franco attraverso un’ironia che agisce sulle proporzioni e sulle aspettative: strutture che alterano la silhouette, gonne con richiami al panier, una borsa a forma di gatto nero. Nel défilé, modelli e persone comuni si sono incrociati come in una strada. Anche la scelta di rinunciare alla diretta streaming ha sottolineato il valore dell’esperienza dal vivo.

Per Moschino la sfida è particolarmente delicata: far sorridere attraverso gli abiti richiede idee precise. Qui il punto interessante è il tentativo di trasferire lo spirito del fondatore in un linguaggio quotidiano, capace di sorprendere senza dipendere soltanto dalla battuta immediata.

La presenza di Luisa Spagnoli ha completato una giornata in cui hanno trovato spazio interpretazioni molto diverse della femminilità. È anche questa ampiezza a dare forza al calendario milanese: la possibilità di rivolgersi a donne con gusti, abitudini e occasioni d’uso differenti, dentro un sistema che trova nella pluralità delle proposte una delle sue risorse.

Sabato, il lusso tra artigianalità e memoria

Sabato 26 il ritmo è diventato ancora più serrato. Dopo Neithan Herbert, il calendario ha allineato Ermanno Scervino, Ferragamo e Dolce&Gabbana, proseguendo con MSGM, Laura Biagiotti, ACT N°1, Marco Rambaldi e Victor-Hart. La sera, Bottega Veneta alle 20 e Philipp Plein alle 21, in piazzale dello Sport, hanno completato una giornata densissima. Imprese familiari, grandi marchi internazionali e progettualità emergenti hanno condiviso lo stesso palcoscenico.

Tra i protagonisti, Ermanno Scervino ha portato in passerella una femminilità vivace, attraversata dallo spirito della Londra di Twiggy e David Bowie. Le minigonne a palloncino incontrano camicie di gusto maschile; il camoscio traforato viene ricamato con organza; la nappa acquista una morbidezza ottenuta attraverso lunghe lavorazioni. Rafia, pizzi e dettagli vegetali completano un racconto in cui la manualità sostiene la leggerezza dell’immagine.

È proprio questa apparente facilità a rendere interessante la proposta: dietro un capo che si muove con naturalezza ci sono ricerca, prove, tempo. Scervino riporta l’attenzione su un elemento concreto del lusso italiano, la competenza di chi sa trasformare un materiale. Un argomento che, osservando gli abiti, diventa più persuasivo di qualsiasi slogan sull’eccellenza.

La sua donna può essere sofisticata e irriverente, romantica e disinvolta. La preziosità delle lavorazioni lascia spazio al piacere di vestirsi, di accostare volumi diversi, di alleggerire un riferimento elegante con un gesto spontaneo. È una proposta che invita a guardare da vicino: la qualità emerge nella superficie di un tessuto, nella costruzione di una camicia, nella morbidezza di una giacca.

Ferragamo, con Maximilian Davis, ha guardato agli anni Quaranta e all’abbigliamento da lavoro. Alla Triennale, la collezione ha sviluppato il tema delle uniformi attraverso punti vita sottolineati, doppie cinture, tasche militari e gilet utility. Il rigore è attraversato da materiali inattesi, tra gomma traslucida, pelle e pitone lucido, mentre i drappeggi introducono movimento e morbidezza.

Davis lavora sulla tensione tra controllo e sensualità. La costruzione dell’abito suggerisce una postura, un modo di occupare lo spazio; la materia ne modifica la percezione. Ne emerge una proposta in cui il riferimento storico serve a elaborare forme attuali, con una precisione che invita a osservare anche i dettagli meno appariscenti.

Dolce&Gabbana e Bottega Veneta: due modi di reinterpretare la tradizione

Dolce&Gabbana ha scelto invece l’abbondanza della “Stravaganza Siciliana”. Damaschi, pizzi, passamanerie e tessuti che evocano gli interni dei palazzi diventano abiti e giacche; i lampadari suggeriscono accessori; la lingerie affiora e si mostra. Perle, croci, cammei e coralli si accumulano con libertà. Il patrimonio domestico e familiare viene ricomposto in un guardaroba aperto agli accostamenti personali.

La Sicilia resta il centro di gravità del racconto, con la sua teatralità e la sua capacità di far convivere sacro, quotidiano e sensuale. Per una maison dall’identità così forte, la sfida è trovare ogni volta una nuova energia dentro un immaginario conosciuto. Qui quella possibilità passa soprattutto attraverso il modo di indossare e mescolare i capi: la memoria diventa un repertorio disponibile, da interpretare secondo il proprio gusto.

La sera Bottega Veneta ha affidato a Louise Trotter un diverso esercizio sulla riconoscibilità. Nella “Summer 2027”, l’intreccio si apre, assume l’aspetto di una rete e incontra la rafia. Frange, uncinetto, pellami leggeri e sartoria morbida costruiscono una proposta in movimento, attraversata da rosa, lilla, giallo burro e rosso arancio. Il lavoro della mano rimane visibile, dando carattere alle superfici e ai volumi.

A seguire, l’appuntamento con Philipp Plein ha accompagnato il calendario verso la conclusione del sabato con l’evento più spettacolare all’Ippodromo, tra fiamme e motori, in un’atmosfera da Fast & Furious.

Domenica la continuità diventa evoluzione

Domenica 27 è stata Hui ad aprire la giornata, alle 10, prima della sfilata Giorgio Armani in via Bergognone. Nel programma anche Milano Moda Graduate e gli appuntamenti con Marques’Almeida, Casa Preti, Tell the Truth, Francesca Liberatore e Miguel Vieira. Un susseguirsi di proposte che ha affiancato il peso della storia alla necessità di offrire spazio a visioni internazionali e percorsi emergenti.

“Evoluzione”, la collezione firmata da Silvana Armani, ha raccontato il cambiamento attraverso elementi precisi: giacche morbide, pantaloni ampi, tonalità chiare, grafismi e una sera accesa da riflessi metallici. Il cotone introduce una scelta personale della direttrice creativa; le lavorazioni luminose accompagnano una femminilità più esplicita, mantenendo la fluidità della silhouette.

Tra i passaggi più significativi, il completo ispirato all’abito indossato da Giorgio Armani bambino per la prima comunione: un ricordo privato trasformato in una proposta sartoriale, con giacca doppiopetto, camicia e cravatta. È un dettaglio che lega il lavoro presente alla biografia del fondatore senza bisogno di grandi dichiarazioni.

Portare avanti una maison significa scegliere quali proporzioni conservare, quali materiali introdurre, quanta libertà concedersi. Silvana Armani affronta questo passaggio attraverso gli abiti, facendo emergere progressivamente una sensibilità personale dentro una grammatica conosciuta.

Hui e SIRIVANNAVARI: la moda oltre i confini italiani

Hui Milano ha presentato “THE FAN CODE”: Huizhou Zhao parte dal ventaglio circolare per intrecciare memoria cinese e sensibilità contemporanea. Tra sete stampate, trasparenze e silhouette strutturate, la collezione valorizza il sapere artigianale delle donne Miao, custodi e interpreti di una tradizione viva.

A chiudere il racconto del weekend, SIRIVANNAVARI ha presentato “Soul of an Empire”, un viaggio tra India, artigianalità e libertà degli anni Settanta. La maison thailandese costruisce la collezione attorno a un immaginario che unisce il fascino dell’India, la ricchezza delle lavorazioni artigianali e lo spirito libero della moda anni Settanta, in un dialogo tra tradizione e contemporaneità.

Il weekend si è esteso anche oltre il calendario ufficiale con la sfilata fuori calendario di Barbara Rizzi, che ha aggiunto un ulteriore appuntamento al panorama della settimana milanese.