Un portale monumentale in stile cinese all’ingresso di via Paolo Sarpi? I residenti del quartiere non sembrano affatto entusiasti. Anzi, l’87% di coloro che hanno partecipato alla consultazione promossa dalle associazioni locali si è espresso contro la realizzazione del Paifang, il tradizionale arco che dovrebbe segnare simbolicamente l’accesso alla Chinatown milanese. Il risultato del sondaggio, riferito dal Corriere della Sera, è netto: 1.204 voti contrari e appena 182 favorevoli. La raccolta delle opinioni è durata circa un mese, coinvolgendo direttamente gli abitanti di via Paolo Sarpi e delle strade adiacenti, nel perimetro della zona a traffico limitato commerciale.
A promuovere l’iniziativa sono state le associazioni ViviSarpi e SarpiDoc, che hanno distribuito i moduli nelle botteghe e nelle portinerie degli stabili. Una consultazione circoscritta ai residenti della zona maggiormente interessata dal progetto, che non rappresenta l’intera popolazione del quartiere ma offre un’indicazione significativa sull’orientamento di chi vive quotidianamente nell’area.
Il timore dei residenti: “Via Sarpi rischia di diventare un Luna Park”
Dietro alla contrarietà al progetto non c’è soltanto una questione estetica o architettonica. Il principale timore è che il portale possa aumentare ulteriormente l’attrattività turistica di una strada già molto frequentata, aggravando problemi legati all’affollamento, alla movida, ai rifiuti e alla convivenza tra attività commerciali e residenti. Secondo i dati diffusi da ViviSarpi, durante la festa delle associazioni del 26 settembre scorso sono state registrate circa 14mila presenze. Ogni fine settimana, inoltre, nella zona vengono raccolte oltre sei tonnellate di rifiuti. La preoccupazione è che il Paifang finisca per diventare un ulteriore richiamo per il turismo giornaliero e per i consumatori dello street food, contribuendo a prolungare la frequentazione serale sotto le finestre delle abitazioni.
Non a caso, il direttivo di ViviSarpi parla del rischio di trasformare il quartiere in un “Luna Park”, dove l’identità culturale e la qualità della vita dei residenti potrebbero essere subordinate alle esigenze del consumo turistico. Anche numerose botteghe storiche, attraverso la propria associazione, hanno manifestato contrarietà all’intervento.
Il Comune va avanti con il bando: progetti entro il 16 dicembre
Il percorso amministrativo per la realizzazione del portale, nel frattempo, prosegue. Palazzo Marino ha prorogato fino al 16 dicembre 2026 il termine per presentare le proposte nell’ambito dell’avviso pubblico dedicato al Paifang. Il bando punta a individuare soggetti disponibili a progettare, finanziare e realizzare l’opera, che dovrebbe sorgere all’ingresso di via Paolo Sarpi, sul lato di piazzale Baiamonti. La decisione definitiva sulla costruzione spetterà comunque al Comune. Il progetto era stato presentato dall’assessora al Decentramento e alla Partecipazione Gaia Romani come parte di un percorso più ampio di valorizzazione delle identità culturali dei quartieri milanesi. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione non è soltanto quello di installare un elemento architettonico, ma di promuovere la storia della comunità cinese e il suo rapporto con Milano, anche attraverso il coinvolgimento delle associazioni e della cittadinanza. Il 27 ottobre il Consiglio del Municipio 1 ha approvato all’unanimità una mozione per favorire il confronto tra le parti. Le associazioni contrarie al portale chiedono ora a Palazzo Marino di convocare un tavolo che coinvolga residenti, commercianti e realtà culturali.
Il Paifang, simbolo delle Chinatown nel mondo. Ma a Milano l’identità è anche italiana
L’idea di realizzare un portale cinese in via Paolo Sarpi non è nuova. La proposta risale almeno al periodo di Expo 2015, quando alcuni commercianti iniziarono a immaginare un monumento capace di rendere riconoscibile uno dei quartieri più internazionali della città. Il Paifang, conosciuto anche come Pailou, è un arco monumentale della tradizione architettonica cinese. Nato come elemento di accesso e delimitazione degli spazi urbani, nel corso dei secoli ha assunto funzioni celebrative e commemorative. Oggi è diventato un simbolo delle comunità cinesi all’estero, presente nelle Chinatown di città come San Francisco, Londra e Yokohama.
Anche a Milano i sostenitori del progetto vedono nel portale un riconoscimento della storia dell’immigrazione cinese e del contributo che questa comunità ha dato allo sviluppo economico e sociale della città. Tra loro c’è Stephane Hu, presidente onorario dell’Unione imprenditori Italia Cina, che vorrebbe dedicare idealmente il monumento anche ai pionieri dell’immigrazione cinese, come il proprio bisnonno Yundi, arrivato a Milano negli anni Trenta e inizialmente impegnato nella vendita di cravatte nei bar. Per i contrari, invece, il rischio è quello di ridurre la complessità storica del quartiere a un’unica rappresentazione. Via Paolo Sarpi ha infatti un’identità mista, italiana e cinese, costruita attraverso decenni di convivenza, trasformazioni commerciali e relazioni culturali.
La controproposta: investire nella cultura cinese alla Fabbrica del Vapore
Le associazioni non si limitano a contestare il progetto, ma avanzano anche una proposta alternativa: destinare le risorse che alcuni imprenditori sarebbero disposti a investire nel portale a iniziative culturali già attive sul territorio. In particolare, ViviSarpi suggerisce di mettere a disposizione spazi della Fabbrica del Vapore per le realtà che promuovono la cultura cinese nel quartiere e che oggi incontrano difficoltà nel trovare una sede stabile. Una proposta che sposta il confronto dal valore simbolico di un monumento alla possibilità di sostenere concretamente le attività culturali e associative della zona.
La discussione resta dunque aperta. Da una parte chi considera il Paifang un riconoscimento della storia e dell’identità della Chinatown milanese, dall’altra chi teme che possa accentuare la pressione turistica su un quartiere già profondamente trasformato. In mezzo, Palazzo Marino, chiamato a decidere se e come procedere con il progetto, tenendo conto anche della netta contrarietà emersa dalla consultazione dei residenti.
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