Pannelli di compensato sulle vetrine, serrande pronte ad abbassarsi e appuntamenti con i clienti cancellati. Il centro di Milano vive ore di attesa e inquietudine in vista di sabato 24 ottobre, a una settimana dagli scontri, dai saccheggi e dalle vetrine infrante che hanno trasformato le vie dello shopping in uno scenario di guerriglia urbana. E mentre una parte dei negozianti sceglie di chiudere, istituzioni e associazioni di categoria invitano la città a non farsi paralizzare dal timore.
Via Orefici verso la serrata, chiude anche la Rinascente
Tra via Orefici, via Torino e le strade limitrofe si respira un clima d’assedio. In via Orefici almeno quattro attività resteranno chiuse, tra cui Tommy Hilfiger e i punti vendita di marchi molto ricercati dai più giovani come Timberland e The North Face. “Chiudiamo per paura e perché ci è stato consigliato dalle stesse forze dell’ordine a causa dei brand che trattiamo”, racconta il responsabile di un negozio a pochi passi da Cordusio, ricordando l’improvvisa escalation di violenza di domenica scorsa. Entro sera diverse boutique monteranno protezioni sulle vetrate. Tra le chiusure annunciate figura anche quella della Rinascente, che abbasserà le serrande alle 15, mentre anche nel Quadrilatero della Moda c’è chi ha scelto di non aprire.
In via Torino, già colpita domenica, molti esercenti stanno ancora decidendo se tentare l’apertura. Nella Galleria Vittorio Emanuele II le grandi maison del lusso non hanno ricevuto indicazioni di chiusura e resteranno operative, ma diversi negozi hanno sospeso gli appuntamenti con la clientela. Pesa il ricordo dello scorso weekend, quando il personale fu costretto a far uscire i clienti dagli accessi secondari.
Il fronte di chi resta aperto: “Non cediamo alla paura”
Linea opposta in corso Buenos Aires, dove i negozi rispetteranno gli orari consueti. “I nostri orari saranno regolari”, conferma Luigi Ferrario, presidente dell’associazione dei commercianti Real Baires, che invita a confidare nelle forze dell’ordine e chiude con una stoccata: “Milano inizia ad avere le scatole piene di chi usa la violenza”. Sulla stessa posizione il presidente di Confcommercio Marco Barbieri, che all’Adnkronos ha ribadito la necessità di avere fiducia nelle istituzioni e di mantenere aperti negozi e ristoranti, perché Milano deve restare una città accogliente e attrattiva.
Sala: “Non chiudete, andrò anch’io a fare acquisti”
Il sindaco Giuseppe Sala si rivolge direttamente ai commercianti, consapevole di non poter andare oltre un appello: “Io li invito a non chiudere, poi sarà la loro decisione”. A preoccuparlo è soprattutto il rischio che la paura paralizzi la città, e per dare l’esempio sabato farà acquisti in un negozio del centro. Sul fronte della sicurezza, Sala esclude una Milano “militarizzata”: i soldati si muoveranno in nuclei da cinque nei luoghi più esposti, dalle vie dello shopping alle università.
Non manca una frecciata a Palazzo Chigi. Dopo gli scontri dalla premier Giorgia Meloni non è arrivata alcuna telefonata, e un segnale di maggiore vicinanza istituzionale, osserva il sindaco, “non guasterebbe”. Sala ammette anche il timore che il tema sicurezza possa favorire il centrodestra alle comunali, ma avverte che la risposta non può essere solo repressiva: “In questo momento serve un’attività di controllo subito, però non si vive di controllo e pressione”. Per questo chiede di fare del piano nazionale per l’adolescenza una “priorità politica”: la ribellione giovanile c’è sempre stata, spiega, ma oggi i nuovi mezzi di comunicazione la rendono più difficile da gestire.
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