Emerge una vicenda agghiacciante all’interno del mondo d’affari milanese. Un manager cinquantunenne ha denunciato l’ex moglie di anni di violenze domestiche, umiliazioni e manipolazioni psicologiche, che lo avevano portato a vivere nel terrore isolato in casa, senza alcun legame con parenti e amici. La richiesta, formulata dalla pm Barbara Benzi, riguarda le accuse di maltrattamenti, lesioni personali aggravate dalle sevizie e dalla crudeltà e circonvenzione d’incapace. La posizione della donna è ora all’esame del giudice per l’udienza preliminare Fabrizio Filice, chiamato a decidere sull’eventuale apertura del processo.
Dalle accuse di infedeltà alle presunte sevizie: l’origine della vicenda
Secondo quanto ricostruito, la vicenda avrebbe avuto origine nel febbraio 2023, durante una lite nell’abitazione della coppia, in un elegante palazzo del centro di Milano. La donna avrebbe accusato il marito di frequentare prostitute, di avere una dipendenza patologica dalla pornografia e di averle trasmesso l’epatite B. Quest’ultima circostanza, secondo quanto emerso dalle indagini, era completamente falsa, ma l’uomo ne sarebbe rimasto convinto. Con il pretesto di aiutarlo a superare una presunta dipendenza, quindi, la moglie avrebbe progressivamente instaurato un rapporto di controllo e sopraffazione.
Un meccanismo che, stando alla denuncia del manager, lo avrebbe portato a perdere progressivamente la propria autonomia. La donna lo costringeva a stare seduto sul divano per ore “fingendosi una pianta”, a mangiare nella ciotola del cane o a urinare in pubblico. Gli aveva tolto ogni libertà, sequestrandogli ogni dispositivo elettronico e isolandolo da tutti, lasciandolo succube dei suoi maltrattamenti. “Mi ha reso un fantasma”, ha infatti scritto l’uomo nella denuncia.
La fuga a Saint-Tropez e il ricovero: il manager pesava 53 chili
A far emergere il caso è stato un episodio avvenuto il 9 ottobre 2024 nel golfo di Saint-Tropez, in Francia. Il cinquantunenne era riuscito a fuggire e a nascondersi tra i vicoli del porto, prima di trovare riparo in un albergo, dove aveva perso conoscenza. Trasportato in ospedale, pesava appena 53 chili. Due giorni più tardi si era presentato al pronto soccorso di Legnano, dove i medici avevano diagnosticato un quadro di “deperimento organico”. Nel referto sanitario venivano descritte “condizioni igieniche precarie” e numerose lesioni, tra cui bruciature di sigaretta alla testa, alle braccia e in altre parti del corpo. Alla richiesta di spiegazioni da parte dei sanitari, il manager aveva subito attribuito le ferite alla moglie.
Trentamila video agli atti della Procura di Milano
Uno degli elementi più rilevanti dell’inchiesta è rappresentato dal materiale audiovisivo recuperato dalle telecamere di sorveglianza installate sull’imbarcazione della coppia. Agli atti risultano circa 30mila video, attraverso i quali gli investigatori hanno ricostruito le presunte violenze subite dall’uomo. L’indagine presenta anche un risvolto economico. La donna, che oltre a essere la moglie del cinquantunenne era anche sua socia in affari, si sarebbe trasferita circa 200mila euro sul proprio conto corrente. Una circostanza che si inserisce nel quadro delle contestazioni formulate dalla Procura, tra cui quella di circonvenzione d’incapace. Gli inquirenti avevano inizialmente preso in considerazione anche l’ipotesi di contestare il reato di tortura, salvo poi escluderla per ragioni giuridiche legate alla sostenibilità dell’accusa.
La controdenuncia archiviata e la richiesta di risarcimento milionaria
Nel corso della vicenda giudiziaria la donna aveva a sua volta presentato una denuncia contro l’ex marito. Un’iniziativa che, tuttavia, non ha trovato seguito: lo scorso giugno il gip di Milano ne ha disposto l’archiviazione, definendola “una palese e tardiva manovra orchestrata per orientare le indagini a suo carico a seguito della fuga del marito”.
Il manager, che nel frattempo è tornato a vivere con i genitori, si prepara ora ad affrontare la fase giudiziaria. I suoi legali hanno avanzato una richiesta di risarcimento superiore a un milione di euro per i danni che l’uomo sostiene di aver subito. Spetterà al giudice stabilire se gli elementi raccolti dalla Procura siano sufficienti per disporre il processo. Le accuse nei confronti dell’ex moglie restano, allo stato, da accertare in sede giudiziaria.
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