Una nuova società pubblica dedicata alla casa accessibile, con un primo patrimonio che potrebbe arrivare fino a mille appartamenti. È il progetto su cui sta lavorando il Comune di Milano per rafforzare il Piano straordinario Casa e costruire uno strumento permanente destinato soprattutto a quella fascia di popolazione che non ha i requisiti per l’edilizia popolare ma fatica comunque a sostenere i prezzi del mercato privato. La Giunta ha approvato le linee guida per la costituzione della Società della Casa, nuova partecipata totalmente pubblica che avrà il compito di acquisire, rigenerare e gestire immobili da destinare alla locazione a canone calmierato. Il progetto è stato illustrato anche durante il convegno “Piano Casa: dall’emergenza abitativa a una risposta per l’Italia”, organizzato a Milano da Milano PerCorsi con il coinvolgimento di Italia Professioni.
Da 500 a mille appartamenti nella fase iniziale
La nuova società dovrebbe partire con un primo pacchetto compreso tra 500 e mille appartamenti. Come riferisce il Corriere della Sera, nel patrimonio potrebbero confluire parte degli immobili inseriti nel Piano delle Alienazioni e Valorizzazioni Immobiliari, gli edifici che il Comune punta ad acquistare da soggetti pubblici e privati, i 170 appartamenti rientrati nella disponibilità di Palazzo Marino dopo la chiusura dei Fondi Immobiliari I e II e alcuni immobili situati nell’area metropolitana, tra Cologno Monzese, Gorgonzola e Gessate. Il Comune ha inoltre previsto 50 milioni di euro per l’acquisto di nuovi immobili entro la fine dell’anno.
“Vogliamo dare a questo lavoro una struttura capace di andare avanti nel tempo, anche oltre il mandato amministrativo”, ha spiegato l’assessore al Bilancio, Demanio e Piano straordinario Casa Emmanuel Conte. “La casa accessibile deve diventare una politica stabile della città”.
Affitti calmierati per chi guadagna tra 1.500 e 2.500 euro
Il target è soprattutto quello del cosiddetto ceto medio urbano: lavoratori, giovani e famiglie che dispongono di un reddito ma per i quali il costo dell’abitare a Milano è diventato sempre più difficile da sostenere. L’ipotesi è quella di rivolgersi in particolare a chi guadagna tra i 1.500 e i 2.500 euro al mese, applicando il principio secondo cui il costo dell’affitto non dovrebbe superare circa un terzo del reddito disponibile. Per un lavoratore con uno stipendio mensile di 1.500 euro, dunque, il canone dovrebbe attestarsi indicativamente intorno ai 500 euro. “Vivere a Milano deve essere alla portata anche di chi conta sul proprio stipendio”, ha sottolineato Conte. “È una questione di casa, ma anche di lavoro, di futuro e di tenuta sociale della città”.
Una società pubblica con il supporto di MM
Le linee guida approvate dalla Giunta prevedono una struttura di governance dedicata, da integrare o sviluppare a partire dalle competenze di MM. Gli immobili resteranno di proprietà del Comune, mentre la nuova società si occuperà della gestione, della valorizzazione e della rigenerazione del patrimonio. È previsto anche un contributo in conto capitale da parte dell’amministrazione. Gli uffici comunali dovranno ora completare gli approfondimenti tecnici, giuridici, fiscali ed economico-finanziari necessari a definire il perimetro della società e individuare un primo gruppo di immobili da conferire.
Entro ottobre dovrebbe essere definita la struttura societaria insieme al piano economico-finanziario, che sarà poi sottoposto al Consiglio comunale. L’obiettivo è arrivare alla costituzione della società entro la fine dell’anno.
Il modello Vienna e la casa come infrastruttura
Il riferimento dichiarato è Vienna, città nella quale il patrimonio pubblico e sociale rappresenta da decenni una componente strutturale dell’offerta abitativa. Un modello che, però, non può essere replicato in tempi brevi. “Come si costruisce una metropolitana, che richiede tempo e risorse, lo stesso vale per questa infrastruttura”, ha spiegato Conte. È proprio il concetto di casa come infrastruttura sociale ad aver fatto da filo conduttore anche al confronto organizzato a Milano sul Piano Casa nazionale. Per l’assessore, infatti, la questione abitativa non può essere separata da trasporti, servizi, lavoro e organizzazione dell’area metropolitana: una casa formalmente accessibile rischia di non esserlo davvero se costringe chi la occupa a spostamenti lunghi e costosi per raggiungere il posto di lavoro.
Il nodo del patrimonio pubblico inutilizzato
Il recupero degli immobili esistenti è stato uno dei temi centrali del convegno. Il Piano Casa nazionale punta, secondo i dati illustrati durante l’incontro, a rendere disponibili circa 100mila alloggi in dieci anni, attraverso edilizia pubblica e sociale, housing sociale e investimenti privati. Le risorse pubbliche complessive indicate superano i 10 miliardi di euro. Uno degli obiettivi è recuperare circa 60mila alloggi pubblici oggi non utilizzabili perché necessitano di manutenzione o riqualificazione. Il commissario straordinario per il Piano Casa Felice Squitieri ha sottolineato proprio la necessità di partire dalla ricognizione e dal recupero del patrimonio già disponibile.
“La nuova società non sostituisce le case popolari”
Palazzo Marino precisa che la nuova società non sostituirà le politiche per l’edilizia residenziale pubblica. “Continuiamo a lavorare sul recupero degli alloggi sfitti, sulle manutenzioni e sulle riqualificazioni del patrimonio pubblico”, ha chiarito Conte. La nuova partecipata dovrebbe invece intercettare una fascia diversa: persone che non possono accedere alle case popolari ma che, allo stesso tempo, non riescono più a sostenere gli attuali valori del mercato immobiliare milanese. “L’obiettivo non è creare una società in sé“, ha concluso l’assessore, “ma costruire e custodire un patrimonio di abitazioni destinate stabilmente all’affitto accessibile, con una regia pubblica forte e una capacità di investimento che possa continuare negli anni”.


