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Milano non dimentica Denise Garofalo. L’idea: una nuova magnolia accanto a quella per la madre Lea in Sempione

Il cordoglio del sindaco Beppe Sala, di Nando Dalla Chiesa e di don Ciotti per il tragico gesto di Denise, figlia di Lea Garofalo

Milano non dimentica Denise Garofalo. L’idea: una nuova magnolia accanto a quella per la madre Lea in Sempione
Denise e Lea Garofalo

Milano riflette su come mantenere viva la memoria di Denise Garofalo, figlia di Lea Garofalo, morta a 35 anni. Giuseppe Sala ha parlato della possibilità di un’iniziativa dedicata a Denise, a margine della cerimonia per la commemorazione dell’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001.

Sala: “Pensiamo a come ricordare Denise”

“Stiamo pensando un po’ come fare in queste ore” per ricordarla, ha spiegato Sala. Tra le ipotesi c’è anche quella di piantare una nuova magnolia accanto a quella già dedicata a Lea Garofalo al Parco Sempione, piantata su iniziativa di Libera. “Magari un’occasione sarebbe quella di metterne un’altra lì vicino. Ci penseremo, purtroppo sono ore in cui dobbiamo assistere a fatti terribili e abbiamo bisogno di rifletterci”, ha aggiunto il sindaco. Si tratta di una proposta che si inserisce nel più ampio bisogno di mantenere viva la memoria di una vicenda che ha profondamente segnato Milano e la sua storia civile.

Don Ciotti: “Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi”

Tra le voci che hanno ricordato Denise c’è quella di don Luigi Ciotti, che aveva conosciuto personalmente e che negli anni era entrata nella famiglia di Libera. Nell’articolo scritto per il Corriere Della Sera, don Ciotti sottolinea come Denise avesse affrontato le conseguenze della scelta della madre di rompere con il contesto criminale e collaborare con la giustizia. Dopo l’uccisione di Lea, aveva dovuto vivere sotto protezione, con un’identità diversa, cercando nel frattempo di costruire una propria esistenza.

“Vorremo dirle: “Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi”, scrive don Ciotti e continua “Grazie del tempo che abbiamo passato insieme, di tutto quello che ci hai insegnato a vedere”. Per il presidente Gruppo Abele-Libera, la vita di Denise è stata segnata da una sofferenza rofonda, ma anche dalla capacità di cercare libertà e autonomia. La sua morte lascia quindi un dolore particolare in chi le è stato vicino e in chi, attraverso la sua storia, aveva imparato a conoscere una realtà spesso nascosta.

Dalla Chiesa: “Sono disperato, la protezione l’ha isolata e non aiutata”

Anche Nando dalla Chiesa ha sottolineato il particolare significato assunto da Denise per la storia di Milano, “Sono disperato. Nei nomi di Lea e Denise si riassumono tantissime cose, adesso c’è un’altra ingiustizia che si aggiunge alla prima”, ha detto Dalla Chiesa, richiamando il peso di una storia nella quale la violenza mafiosa si è intrecciata con la sofferenza personale e familiare.

Secondo dalla Chiesa, la condizione vissuta da Denise rende ancora più evidente il problema dell’isolamento imposto dalla protezione. “Una ragazza che passa quello che ha passato lei dovrebbe stare con altre persone per poterlo superare. La protezione che la isola non è un modo per aiutarla.”, ha spiegato. Infine, richiama coincidenza che rende ancora più dolorosa la notizia: “Ci sono troppe coincidenze, durante il giorno del compleanno di don Ciotti e alla stessa età della madre“. Denise è infatti morta a 35 anni, la stessa età che aveva Lea quando venne uccisa.

Pantaleo (Commissione antimafia Milano): “Esempio coraggioso di ribellione alla mafia”

A ricordare Denise è anche Rosario Pantaleo, presidente della Commissione Consiliare Antimafia del Comune di Milano, che definisce la sua morte “tragica” e parte di una storia di dolore che, evidentemente, non ha mai trovato una vera conclusione. Nella sua storia rimane il segno del coraggio con cui aveva difeso la memoria della madre Lea, la donna che proprio per amore della figlia aveva scelto di rompere i legami con la propria famiglia criminale. “Denise è stata esempio coraggioso di ribellione alla malapianta criminale”, sottolinea Pantaleo. Una scelta che la sua morte non può cancellare e che continua a rappresentare un esempio per Milano.

Chi era Denise, figlia di Lea Garofalo

Denise era la figlia di Lea Garofalo, donna originaria della Calabria che aveva deciso di sottrarsi all’ambiente criminale nel quale era cresciuta e di collaborare con la giustizia. Una scelta compiuta anche per proteggere la figlia e garantirle una vita diversa. Lea venne uccisa nel 2009 a Milano dall’ex compagno Carlo Cosco. Il suo corpo fu successivamente distrutto e occultato. Denise si trovò così al centro di una vicenda giudiziaria e personale drammatica, fino alla decisione di testimoniare contro il padre.

Nel 2013, durante i funerali pubblici della madre, la sua voce tornò a farsi sentire, dopo aver risuonato all’interno dell’aula del Palazzo di Giustizia di Milano. Non poteva mostrarsi pubblicamente per ragioni di sicurezza, ma il suo messaggio raggiunse comunque la piazza. “Ciao mamma, grazie di tutto”: parole che rimasero nella memoria di chi quel giorno partecipò alla cerimonia.

La mobilitazione di Milano

La storia di Lea Garofalo e la ribellione di Denise hanno contribuito a far emergere anche a Milano la presenza della ‘ndrangheta e la violenza esercitata dalle organizzazioni criminali all’interno dei rapporti familiari. Un ruolo importante lo ebbero anche le giovani del presidio di Libera dedicato a Lea Garofalo. Durante il processo, alcune studentesse milanesi avevano iniziato a frequentare il tribunale per sostenere Denise. Per loro quella storia non era un fatto privato, ma una questione che riguardava l’intera città.

Oggi quelle stesse persone sono tornate a mobilitarsi dopo la notizia della morte di Denise. Tra le iniziative annunciate c’è quella di portare un fiore ai Giardini Lea Garofalo, luogo diventato nel tempo uno dei simboli della memoria antimafia milanese