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Milano
Nuovo "caso Kabobo" a Milano: uccide un uomo e ne ferisce altri due

Pomeriggio di sangue a Milano.  Il 34enne italiano fermato dalla polizia e sospettato di aver ucciso il titolare di un autolavaggio a Cinisello Balsamo e ferito gravemente altri due uomini, e' stato bloccato al Parco Nord, tra Milano, Cinisello e Sesto San Giovanni, in evidente stato di alterazione. Non era armato.

Gli inquirenti sospettano sia il responsabile delle tre aggressioni avvenute in strada nel giro di un'ora, a partire dalle 14:30, con una dinamica casuale che ricorda i fatti di cui si rese responsabile Adam Kabobo, il ghanese - condannato a 20 anni di carcere - che sconvolse il quartiere Niguarda, poco lontano dalla zona delle aggressioni di oggi, uccidendo tre persone a colpi di piccone l'estate scorsa.

Uno dei feriti e' stato trovato al parco Nord di Cinisello, l'altro in un distributore di benzina di via Gramsci a Sesto San Giovanni: sono entrambi ricoverati in ospedale. La vittima è il titolare di un autolavaggio in via De Amicis, sempre a Cinisello: il suo corpo è stato trovato da un collaboratore.

IL PRECEDENTE: KABOBO, CONDANNATO A 20 ANNI - "La condizione di emarginazione sociale e culturale dell'imputato è già stata infatti valutata, quale concausa della patologia mentale riscontrata, nel riconoscimento della seminfermità mentale". Lo scrive il giudice per l'udienza preliminare Manuela Scudieri nelle motivazioni della sentenza con cui ha condannato a 20 anni di reclusione e ad altri 3 di casa di cura e custodia come misura di sicurezza Adam Kabobo, il ghanese che l'11 maggio 2012 ha ucciso con un piccone tre passanti: Daniele Carella, 21 anni; Alessandro Carolá, 40, ed Ermanno Masini 64. Kabobo, ricorda il gup, ha "sentito il bisogno di giustificare la propria condotta, attribuendola ora alle voci e ora alla necessità di essere catturato o ucciso per porre fine alle sue sofferenze". E dal suo modo di agire durante e dopo la commissione degli omicidi emerge che "ha tuttavia conservato la capacità di comprendere il valore e il significato del suo comportamento e di agire in conseguenza". Infatti Kabobo aveva inizialmente impugnato una spranga di ferro e poi l'ha gettata, afferrando un piccone edile. Ebbene per Scudieri "non vi è dubbio che la scelta di cambiare l'arma è stata dettata dalla consapevolezza che la spranga non garantiva il sopravvento sulle vittime e ciò in quanto le aggressioni realizzate o tentate ai danni dei soggetti incontrati dal Kabobo fino al momento in cui si munå del nuovo strumento, non erano andate a buon fine". Per Kabobo infatti pende un'altra richiesta di rinvio a giudizio per altri due tentati omicidi, di Andrea Carfora e Francesco Niro. La sua comprensione degli eventi emerge inoltre, secondo il gup, dal movente predatorio, visto che "in tutte e tre le aggressioni che hanno avuto esito mortale l'imputato si è impadronito di beni appartenenti alle vittime". Emerge poi dal fatto che "quando infine l'imputato ha percepito l'arrivo dei carabinieri, ha tentato la fuga, ma prima si è liberato dell'arma: tale condotta lascia intendere che egli avesse perfettamente chiara la riprovevolezza e illiceità dei gesti commessi e fosse mosso in quel momento dalla volontà di non essere a sua volta ucciso dalle forze dell'ordine".

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