Vivere a Milano costa sempre di più, ma gli stipendi non riescono a tenere il passo. Negli ultimi dieci anni i prezzi dei beni e dei servizi di uso quotidiano sono cresciuti a una velocità doppia rispetto ai minimi contrattuali del commercio, erodendo progressivamente il potere d’acquisto di lavoratori e famiglie. Dal 2016 a oggi il costo della vita nel capoluogo lombardo è aumentato complessivamente del 26%, a fronte di un incremento delle retribuzioni minime del settore commerciale pari ad appena il 13%. A fotografare la situazione è un’indagine realizzata da Spazio Pubblico sulla base dei dati Istat e del Comune di Milano, aggiornati al secondo quadrimestre del 2026. I risultati, riportati da Il Giorno, evidenziano come il problema del carovita milanese vada ormai ben oltre la questione abitativa, investendo praticamente ogni aspetto della vita quotidiana.
Milano, non solo affitti: fare la spesa costa il 29% in più rispetto a dieci anni fa
Il rincaro più evidente per molte famiglie è quello che si registra al supermercato e nei mercati rionali. In dieci anni il carrello della spesa è diventato mediamente più caro del 29%, con aumenti particolarmente marcati per alcuni prodotti alimentari. La verdura ha registrato un’impennata del 49%, il burro del 45%, le uova del 41% e il caffè del 37%. Anche il pesce costa il 41% in più rispetto al 2016, mentre per i formaggi l’incremento raggiunge il 32%. Ma i rincari non si fermano ai generi alimentari. Mangiare al ristorante o consumare in un bar costa oggi il 31% in più, mentre le prestazioni odontoiatriche sono aumentate del 20%. Per palestre, piscine e corsi sportivi l’incremento è stato del 34%. Una crescita generalizzata che pesa soprattutto su chi dispone di redditi medio-bassi e che rende sempre più difficile mantenere lo stesso tenore di vita di dieci anni fa.
La casa resta il problema principale: affitti di mercato aumentati del 47% dal 2019
A incidere pesantemente sui bilanci familiari resta naturalmente la casa. Secondo l’indagine, negli ultimi dieci anni gli affitti sono aumentati del 28%, mentre le spese condominiali hanno registrato un incremento del 29%. La situazione è ancora più critica per chi deve cercare oggi un’abitazione in affitto. Secondo il rapporto Silmi di Assimpredil Ance, infatti, i canoni di mercato sono cresciuti del 47% dal 2019. Numeri che confermano la difficoltà di accedere al mercato immobiliare milanese, ma che secondo Spazio Pubblico non possono esaurire il dibattito sulle politiche necessarie per rendere la città più accessibile.
Spazio Pubblico: “Anche risolvendo il problema casa, resterebbero tutte le altre spese”
“Tutti i candidati a sindaco promettono di affrontare il costo della vita a Milano concentrandosi quasi esclusivamente sulla questione abitativa. Ma non basta“, osserva Tomaso Greco, coordinatore di Spazio Pubblico in Lombardia. Secondo Greco, anche un intervento capace di riportare il peso degli affitti entro la soglia del 30-35% dello stipendio, considerata sostenibile, richiederebbe investimenti e tempi difficilmente compatibili con le esigenze immediate delle famiglie. “Ammesso che si riesca a riportare gli affitti entro la soglia del 30-35% dello stipendio considerata sostenibile, attraverso la costruzione o il recupero di un numero enorme di alloggi a canone accessibile, servirebbero comunque anni e risorse ingenti, che nessuno spiega davvero dove trovare”, sottolinea. E soprattutto, anche una soluzione del problema abitativo non eliminerebbe il peso degli altri rincari. “Di questo passo, a Milano persino fare la spesa rischia di diventare un lusso“, avverte Greco.
“Il vero tema è come far guadagnare di più i milanesi”
Per Spazio Pubblico la questione centrale riguarda dunque il livello delle retribuzioni. I minimi contrattuali nazionali, uguali su tutto il territorio italiano, non tengono conto delle profonde differenze nel costo della vita tra Milano e altre città. “Il problema è che continuiamo a discutere di come rendere Milano meno cara, senza affrontare la questione fondamentale: come fare in modo che i milanesi guadagnino di più”, sostiene Greco. “Non possiamo pensare che la soluzione sia soltanto costruire case a prezzi accessibili, mentre tutto il resto diventa progressivamente fuori dalla portata di chi lavora”. La proposta è quella di rilanciare la contrattazione aziendale e territoriale, seguendo una direzione già indicata anche da Cisl e Uil, per adeguare maggiormente gli stipendi alle condizioni economiche locali. “Non c’è alternativa a una contrattazione capace di riconoscere il maggiore costo della vita milanese e la maggior produttività del territorio e tradurli in salari più alti e più welfare“, afferma Greco. Un tema che Spazio Pubblico intende portare al centro della campagna elettorale per le comunali del 2027. L’obiettivo è spostare almeno una parte del confronto politico dalle sole politiche abitative alla questione salariale, nella convinzione che rendere Milano una città accessibile significhi non soltanto contenere i prezzi, ma anche permettere a chi ci vive e lavora di guadagnare di più.
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