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Milano, un impiego non basta più: in un anno aumentati del 65% i lavoratori poveri aiutati da Operazione Pane

I dati dell’Osservatorio 2026 di Operazione Pane fotografano le nuove fragilità sociali: a Milano il 30% delle persone assistite ha un’occupazione, contro il 12% di un anno fa

Milano, un impiego non basta più: in un anno aumentati del 65% i lavoratori poveri aiutati da Operazione Pane

Avere un lavoro non significa necessariamente essere al riparo dalla povertà. A Milano, nell’ultimo anno, è aumentato del 65% il numero dei cosiddetti working poor, i lavoratori poveri sostenuti da Operazione Pane, la campagna dell’Antoniano di Bologna che supporta 20 mense francescane in Italia e cinque nel mondo. Un dato che racconta una trasformazione delle fragilità sociali, sempre più spesso legate non soltanto alla mancanza di un’occupazione, ma anche all’insufficienza del reddito rispetto al costo della vita. È quanto emerge dall’Osservatorio 2026 di Operazione Pane, i cui risultati sono stati presentati giovedì 5 novembre al Centro Sant’Antonio di Milano durante l’incontro “I tanti volti della povertà: un dialogo sulle nuove fragilità sociali”, promosso dall’Antoniano con la partecipazione di Caritas, Croce Rossa Italiana e diverse realtà francescane.

A Milano il 30% delle persone assistite ha un lavoro

Secondo i dati dell’Osservatorio, a Milano le persone singole sostenute dalla rete sono 398, circa un terzo in meno rispetto al 2025 e pari al 7% degli assistiti a livello nazionale. Ma alla diminuzione del numero complessivo si accompagna un cambiamento significativo nella composizione delle persone che chiedono aiuto. I lavoratori poveri rappresentano oggi il 30% delle persone singole assistite a Milano, contro il 12% dell’anno precedente e il 17% della media nazionale. Una crescita che testimonia come anche chi percepisce uno stipendio possa trovarsi in difficoltà nel sostenere le spese quotidiane. Resta elevata anche l’incidenza delle situazioni di marginalità estrema: il 56% delle persone singole che si rivolgono alla mensa francescana milanese è senza dimora, mentre il 33% ha più di 60 anni.

La mensa francescana distribuisce oltre 2mila pasti al mese

Nei primi otto mesi del 2026, la mensa francescana di Milano ha distribuito in media 82 pasti al giorno, per un totale di 2.132 pasti mensili, il 2,5% in più rispetto allo scorso anno. Il valore economico del sostegno alimentare offerto è stimato in 8.528 euro al mese. L’attività di Operazione Pane si estende però oltre la distribuzione di cibo. Tutte le persone singole assistite a Milano hanno usufruito dello sportello di ascolto, mentre il 31% ha utilizzato il servizio docce, particolarmente importante per chi vive in strada. Il 6% degli assistiti presenta inoltre problematiche legate alla salute mentale. Numeri che mostrano come le nuove povertà non siano soltanto economiche, ma coinvolgano anche la salute, le relazioni sociali e la possibilità di accedere a servizi essenziali.

Dal caro vita alla crisi abitativa: i nuovi volti della povertà

“La povertà assume forme diverse e coinvolge persone di ogni età e condizione: famiglie in difficoltà, giovani, anziani soli e donne con figli”, ha spiegato fra Luca Volonté, responsabile del Centro Sant’Antonio di Milano. “In un contesto segnato dall’aumento del costo della vita e dell’emergenza abitativa, sono sempre più evidenti le fragilità di chi fatica a sostenere le spese quotidiane, talvolta pur avendo un lavoro”. Nel corso dell’incontro, moderato dal direttore di Vita Stefano Arduini, si è discusso anche delle nuove forme di vulnerabilità, dalla povertà energetica alla cosiddetta cooling poverty, ovvero la difficoltà a mantenere ambienti domestici adeguatamente freschi durante i periodi di caldo intenso.

La sociologa e ricercatrice Chiara Lodi Rizzini ha evidenziato come le fragilità sociali siano il risultato di crisi che si sovrappongono: “Inflazione, conflitti in Ucraina, Medio Oriente, crisi climatica, impatto dell’intelligenza artificiale, trasformazioni delle famiglie e una crescente erosione della capacità fiscale e regolativa dello Stato”.

Caritas e Croce Rossa: “Non basta rispondere alla povertà, bisogna contrastarne le cause”

A sottolineare la necessità di interventi che vadano oltre l’assistenza immediata è stato Rocco Pezzullo, coordinatore dell’Unità Comunicazione e Fundraising di Caritas Italiana. “La sfida non è soltanto dare risposte alla povertà, ma trasformare le condizioni che la rendono persistente e restituire a ciascuno la possibilità di costruire il proprio futuro”, ha osservato, richiamando l’importanza di riconoscere non soltanto i bisogni, ma anche le risorse delle persone assistite.

Maurizio Bonomi, presidente del Comitato regionale lombardo della Croce Rossa Italiana, ha invece individuato quattro principali ambiti di vulnerabilità: la solitudine degli anziani, le difficoltà economiche delle famiglie, la povertà energetica e i rischi che interessano le persone coinvolte in conflitti e migrazioni.

A chiudere il confronto, organizzato in vista della Giornata Mondiale dei Poveri del 15 novembre, è stato fra Giampaolo Cavalli, direttore dell’Antoniano. “Il nostro compito è costruire risposte concrete, che restituiscano dignità alle persone. Con Operazione Pane, la rete delle mense francescane e del Terzo Settore trasforma la solidarietà in un aiuto quotidiano, fatto di accoglienza, ascolto e attenzione ai bisogni di chi vive in povertà”.

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