Dai capolavori del Museo dei Cappuccini ai 2.700 pasti quotidiani dell’Opera San Francesco, fino al monumento che da quasi un secolo benedice la città. La passeggiata francescana di venerdì 2 ottobre, promossa da Mi’mpegno, è stata l’ultima delle decine di occasioni di scoperta e conoscenza dei luoghi di Milano organizzate dall’associazione: un percorso tra arte, spiritualità e solidarietà nell’ottavo centenario della morte di san Francesco.
«Valorizzare la città e il suo bello e buono», ha ricordato Carmelo Ferraro, presidente di Mi’mpegno, richiamando l’impegno dell’associazione a far conoscere il patrimonio milanese e le realtà che ogni giorno contribuiscono al bene della comunità.
«Nei giorni in cui Milano torna a parlare di san Francesco – ha aggiunto Ferraro – abbiamo voluto riscoprire la città non soltanto attraverso i suoi luoghi, la sua arte e la sua bellezza, ma guardando in faccia anche i suoi bisogni e le sue fragilità. Conoscere Milano significa anche questo: riconoscere ciò che la rende grande e, nello stesso tempo, non distogliere lo sguardo dalle persone che chiedono ascolto, aiuto e dignità».
Al Museo dei Cappuccini di via Kramer, la visita ha valorizzato Camillo Procaccini, con la raffinata Immacolata Concezione con san Francesco, Daniele Crespi e fra Camillo Maria Kaiser, pittore cappuccino dell’Ottocento. Un incontro con artisti e opere che raccontano il legame tra la cultura figurativa lombarda e la spiritualità francescana, coltivato anche attraverso il lavoro dei frati artisti.
«Nei volti di san Francesco e di quanti nei secoli ne hanno raccolto l’eredità – ha sottolineato Ferraro – possiamo ancora trovare esempi di fede, di fraternità, di servizio e di costruzione. Non si tratta soltanto di custodire una memoria religiosa o artistica: significa domandarsi che cosa quei volti dicano ancora oggi alla nostra città».
Il percorso è proseguito nella chiesa del Sacro Cuore di viale Piave, progettata da Paolo Mezzanotte. Qui è stato ricordato Carlo Acutis, che frequentava la chiesa e guardava a fra Cecilio Cortinovis e padre Daniele da Samarate come a esempi di fede e carità.
L’incontro all’Opera San Francesco con fra Domenico Lucchini ha riportato il racconto alla Milano di oggi. Il frate ha illustrato il bisogno intercettato quotidianamente dall’Opera: 1.500 pasti a pranzo e 1.200 alla sera. Numeri che danno la misura di una domanda di aiuto concreta, alla quale si risponde anche con docce, vestiti e servizi di assistenza. Il pasto è parte di un’accoglienza che riconosce la persona e ne tutela la dignità.
Ed è proprio qui che il percorso promosso da Mi’mpegno ha assunto anche un significato civile.
«Milano è una città che corre, produce e innova, ma resta grande soprattutto quando sa fermarsi davanti alle persone – ha osservato Ferraro –. Per questo rinnovare il gemellaggio e il legame con Opera San Francesco non è per noi un gesto formale: è un segno preciso che racconta da che parte stiamo. Dalla parte di chi accoglie, di chi ascolta e di chi ogni giorno prova a trasformare la fragilità in dignità e la solitudine in relazione».
«Riscoprire Milano – ha concluso il presidente di Mi’mpegno – significa riconoscerne il bello, ma anche assumersi la responsabilità delle sue ferite. San Francesco continua a parlarci perché ci ricorda che una comunità non si costruisce soltanto celebrando ciò che funziona, ma prendendosi cura di chi rischia di restare indietro».
La passeggiata si è conclusa davanti al monumento a san Francesco in piazza Risorgimento, realizzato da Domenico Trentacoste e prossimo al centenario dell’inaugurazione. Il volto del santo è ispirato a quello di fra Cecilio, che raccolse le offerte necessarie alla sua realizzazione: una storia di generosità popolare che lega il monumento alla città e alla missione dei Cappuccini.
Un itinerario che ha unito arte, memoria, spiritualità e attenzione sociale, confermando la volontà di Mi’mpegno di continuare a raccontare Milano non soltanto attraverso i suoi luoghi più conosciuti, ma attraverso le persone, le storie e le esperienze che ne custodiscono il volto più autentico.


