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Milano
Una terza Moschea nella Città Metropolitana

 

 

Questo agosto milanese è stato segnato essenzialmente, oltre che dalle esondazioni del Seveso, anche dal dibattito sull’opportunità di realizzare a Milano una grande Moschea.

 

"Serve una moschea per Expo 2015" aveva detto il Sindaco Pisapia e ora l’Assessore Majorino rilancia proponendo che "si realizzi, in una piccola porzione dell'Area Expo, una moschea che faccia da punto di riferimento per tutto il mondo islamico”, senza considerare quale impatto avrebbe in termini di sicurezza per la Città e per il Nord Italia e senza considerare quello che sta accadendo sulle coste extra europee del Mediterraneo.

 

Prima di avviare la costruzione di una moschea a Milano, occorre che la Giunta rifletta a lungo e dia garanzie ai milanesi di possedere adeguate capacità e mezzi sufficienti per gestire le situazioni di estremismo che si potrebbero sviluppare, com’è recentemente accaduto a Cremona e com’è già accaduto in passato a Milano, nel centro islamico di viale Jenner.

 


Non si può ignorare che la "primavera araba", salutata con simpatia dai media europei e quindi anche da quelli italiani, si è rivelata una “torrida estate” di morte che sembra non voler cessare, alimentata da roghi integralisti che si accendono continuamente sull’altra sponda del Mediterraneo.
L'ondata di destabilizzazione del Medio Oriente ha portato all'intensificarsi dell'estremismo, alla interpretazione violenta e feroce di alcuni precetti religiosi islamici, alla diffusione di un'ideologia che, seppur minoritaria all'interno di una massa moderata, grazie alla sua forza barbara di distruzione ci ha obbligato ad assistere a violenze che ritenevamo di aver superato insieme con il medioevo.


Purtroppo gli anni passati ci hanno insegnato che non tutto ciò che sbarca sulle nostre coste viene in pace e tra una grande moltitudine di disperati vi è sempre una minoranza di estremisti che trovano nella debolezza delle leggi e delle politiche europee il terreno fertile nel quale crescere e far proliferare quell’odio che è alla base della Jihad, la guerra santa contro chi non è mussulmano o contro gli stessi mussulmani moderati.


Il Centro Culturale Islamico, ad esempio, è stato negli anni passati il punto di riferimento principale in Italia di correnti dell’estremismo islamico egiziano e sottoposto a svariate indagini dalle forze di polizia e servizi segreti di mezzo mondo.
Nella primavera del 2013, l’Imam di viale Jenner, Abu Imad, per quindici anni a capo della comunità, è stato espulso dall’Italia dopo aver scontato in carcere una condanna definitiva a tre anni e otto mesi per associazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, perché ritenuto promotore e leader di una cellula salafita che progettava attentati in Italia e all’Estero.
Secondo la stampa italiana ed internazionale il Centro Culturale Islamico milanese era diventato il punto di riferimento della Jama’a al-Islamiyya, l’organizzazione terrorista che nel 1981 rivendicò l’assassinio dell’ex-presidente egiziano Anwar Sadat. Una parte di questa organizzazione confluì in seguito in Al-Qaeda.


La Giunta a maggioranza PD pensa alla decima moschea italiana che sarebbe la terza nella Città Metropolitana, dopo quella di Segrate e quella che a breve verrà realizzata a Sesto San Giovanni.

 

Una grande moschea quindi, destinata a diventare il nord sulla bussola di molti predicatori islamici che sognano califfati europei, in un periodo in cui l’Italia e l’Europa hanno dimostrato di non riuscire a gestire la questione dei profughi e degli immigrati che sbarcano sulle nostre coste.

 

Potenziali minacce vengono segnalate anche dalla grande quantità di musulmani moderati, come ad esempio la lettera di alcune “ragazze musulmane che hanno a cuore il futuro della città”  al Sindaco Pisapia nel Febbraio di quest'anno, perplesse “nella scelta della gestione della futura moschea e sulle conseguenze per la comunità islamica milanese” e l'aspirazione ad una moschea “neutra che rispecchi tutti i musulmani senza fazioni o interessi politici perché riteniamo che la moschea...(sia)... un luogo di confronto si, ma sull'etica, la morale e la religione, non sul partito di appartenenza”. Argomento che preoccupa tutti i residenti musulmani che cercano l'integrazione e combattono la discriminazione in una dura battaglia per spiegare che l'Islam è per loro una religione di pace; il rischio che il loro lavoro di questi anni possa essere vanificato è concreto, se consideriamo quanto sta compiendo l’ISIS.


Chi amministra ha il dovere pensare al futuro dei suoi cittadini, al loro diritto alla sicurezza e alla serenità e non di esporli a rischi per i quali non esistono, ora, mezzi adeguati e strumenti per prevenirli.

 

Andrea Mascaretti

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