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Milano
Altro che Expo, Franceschini "uccide" l'orchestra amata da Napolitano. Il caso

di Fabio Massa

Nell'anno dell'Expo Milano (e l'Italia) potrebbe perdere la sua orchestra sinfonica. "LaVerdi" rischia la chiusura, e 150 tra orchestrali e impiegati potrebbero ritrovarsi senza lavoro da un momento all'altro. Il motivo? Semplicissimo: lo Stato non paga. Il ministero per i Beni e le Attività Culturali non ha erogato nel 2014 neppure un centesimo del finanziamento previsto di tre milioni di euro. E manca pure un milione di quelli del 2013. "Fin dal 2008 - spiega Luigi Corbani, direttore generale della Verdi - il Ministero aveva assunto l'impegno di erogare annualmente tre milioni per l'attività de LaVerdi, cifra comunque ben inferiore a quanto versato ad altre istituzioni, le quali peraltro realizzano programmi meno ampi e impegnativi della Fondazione". I numeri sono imponenti, con 450 iniziative in 11 mesi. Corbani, intervistato da Affaritaliani.it, va oltre: "Non abbiamo protezioni politiche. La nostra autonomia? E' semplicemente zero. Dal primo gennaio non abbiamo più soldi. Se mi chiede l'autonomia economica io dico che non ne abbiamo più. La nostra volontà è invece quella di andare avanti e di non darla vinta a nessuno". Certo che il caso della Verdi dovrebbe far arrossire più di una persona. Per esempio, la Regione Lombardia, che stanzia solo 30mila euro. Un po' pochino, soprattutto se confrontati con il mezzo milione di euro del Comune di Milano. Cristina Cappellini, assessore regionale lombarda alla Cultura, quasi "allarga le braccia" al telefono con Affaritaliani.it: "Che cosa devo dirle? Effettivamente la cifra che abbiamo stanziato è bassa rispetto all'eccellenza della Verdi, ma è perché non è previsto un obbligo di contribuzione. Devo anche dire che fino ad oggi il problema non si poneva perché lo Stato contribuiva. Ora è venuto meno lo Stato, la Fondazione Cariplo sta tirando i remi in barca, le Province non riescono più a mantenere gli impegni. Ci siamo incontrati ieri e cercheremo di capire se e come possiamo intervenire, stante il fatto che ci hanno tagliato un miliardo di euro. Se ci arriveranno le competenze delle Province sulla cultura potremo subentrare a loro. Ma voglio essere chiara: se la Verdi chiuderà non sarà per colpa della Regione. Purtroppo sta diventando una guerra tra poveri, e la Verdi non è l'unica ad essere in questa condizioni".

A questo punto l'iniziativa è forte: "Accanto alle altre iniziative a livello istituzionale, la Fondazione fa appello ai cittadini e alle aziende perché sostengano laVerdi aderendo alla sottoscrizione straordinaria e firmando una petizione al Governo nazionale", fa sapere l'orchestra. E se Franceschini non ascoltasse? "Quando arriveranno 40mila lettere e 40 mila firme vedremo se non ascolta", spiega Corbani, che poi commenta caustico: "Forse dovremmo avere nomi più altisonanti come Alexander o Stephàn", dice, riferendosi ovviamente ai sovrintedenti della Scala.

L'INTERVISTA A GIANNI CERVETTI, PRESIDENTE DELLA VERDI

Era nel gruppo dei "miglioristi" insieme a Napolitano e Macaluso. Storia lunga, quella di Gianni Cervetti, attuale presidente della Verdi. Una vita nel Pci, si ritrova a fondare quella che il compagno Gigi Corbani (ex vicesindaco di Milano, anche lui migliorista) definisce "una pazzia", ovvero l'Orchestra Verdi. Affaritaliani.it lo ha intervistato sulla Verdi ma anche sul governo Renzi.

Presidente Cervetti, se il ministro Franceschini non dovesse rispondere andrete da Renzi o addirittura da Napolitano?
No, noi crediamo che Franceschini risponderà. L'ha già fatto al telefono e noi pensiamo che debba venire così come è andato presso altre istituzioni. Verrà ad ascoltare la nostra voce. Faremo di tutto perché accada questo fatto, una risposta da parte del ministro e una partecipazione all'incontro con noi sono cose che riteniamo certe.

Il problema della Verdi non è solo culturale, ma anche sociale. In quanti rischiano il posto?
150 persone rischiano il licenziamento più tutto l'indotto. E' un problema anche sociale, questo è sicuro.

Lei è un esponente storico della sinistra riformista. Le piace questo governo? Lo sente nella sua tradizione?
Io a questo governo faccio tanti auguri perché abbia successo, perché il suo successo sarebbe un successo per il Paese. Tuttavia valuteremo i passi che farà e che avrà ragione di fare. La situazione del Paese ha bisogno di un'attività del governo molto forte...

Eppure qualcosa Renzi ha già fatto. Lo sente un governo vicino alla sua esperienza politica?
Certamente la situazione di oggi è diversa e questo governo ha una caratteristica diversa dalla mia esperienza, ma io di questo non mi dolgo. Credo che debba avere successo perché sarebbe un successo per il Paese in una situazione molto difficile. Questo io auspico. Poi vedremo se agli auspici seguiranno i fatti. E mi permetto di dire, anche sulla verdi.

@FabioAMassa

 

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