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Omicidio Boiocchi, il killer confessa in aula: “L’ho ucciso per 15mila euro, non lo conoscevo nemmeno”

Daniel D’Alessandro ha ammesso davanti ai giudici di essere stato lui a sparare: “Lo feci per 15mila euro, ero devastato dalla cocaina”. Andrea Beretta: “Eravamo in guerra per il potere nella curva dell’Inter”

Omicidio Boiocchi, il killer confessa in aula: “L’ho ucciso per 15mila euro, non lo conoscevo nemmeno”
Vittorio Boiocchi

Nuovi pesantissimi dettagli emergono dal processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi, lo storico leader della curva Nord interista assassinato sotto casa il 29 ottobre 2022. Nell’aula della Corte d’Assise di Milano sono arrivate le confessioni di uno degli esecutori materiali e il lungo racconto del pentito Andrea Beretta, ex leader ultrà e oggi collaboratore di giustizia. A parlare per primo è stato Daniel D’Alessandro, che ha ammesso davanti ai giudici di essere stato lui a sparare.

“Lo feci per 15mila euro, ero devastato dalla cocaina”

“Quando stava entrando nel palazzo, purtroppo esplosi i colpi. Lo feci per 15-16mila euro, facevo tutto quello che mi chiedeva Marco Ferdico, ero dipendente dalla cocaina. Chiedo scusa alla famiglia, nemmeno lo conoscevo”. Con queste parole D’Alessandro ha confessato il proprio ruolo nell’agguato costato la vita a Vittorio Boiocchi. L’imputato ha raccontato di essere stato inizialmente coinvolto come autista della moto utilizzata per il delitto. “Mi erano stati promessi soldi e accettai per continuare la mia vita fatta di eccessi”, ha spiegato.

“Mi dissero: è arrivato il giorno”

Nel lungo racconto reso in aula, D’Alessandro ha ricostruito le ore precedenti all’omicidio. “Dalla sera prima dell’omicidio usavo cocaina e quella mattina mi hanno detto che era arrivato il giorno”. Secondo il suo racconto, lui e Pietro Andrea Simoncini raggiunsero un appartamento dove trovarono vestiti, pistola e tutto il necessario per l’azione. “Non conoscevo la persona, mi dissero solo dove arrivava, davanti casa sua”. Poi il momento dell’agguato: “Vidi incerto Simoncini e quindi presi in mano la situazione. Gli dissi ‘scarellami la pistola che vado io’ e purtroppo ho esploso i colpi”.

La fuga, i soldi e il tentato complotto contro Beretta

Dopo l’omicidio, i due sarebbero fuggiti su un furgone, fermandosi soltanto per gettare l’arma in un laghetto. Successivamente D’Alessandro sarebbe stato mandato in Calabria e poi riportato a Milano. In aula ha raccontato anche un retroscena inquietante: Marco Ferdico avrebbe tentato di coinvolgerlo in un piano per uccidere lo stesso Andrea Beretta. “Mi disse che si poteva fare, dovevo guidare la macchina. Allora avvisai io Beretta: ‘Andrea ci vogliono ammazzare tutte e due’”. Secondo D’Alessandro, Ferdico voleva eliminarlo perché era diventato un testimone scomodo sul delitto Boiocchi.

Beretta: “Era una guerra ultras”

Poche ore dopo è stato ascoltato anche Andrea Beretta, collegato in videoconferenza dal carcere. L’ex leader della Nord ha descritto il clima interno alla curva come una vera e propria escalation criminale. “Quando ho preso in mano la gestione della curva credevo nell’amicizia, nella fratellanza. Poi sono subentrati denaro e potere e sono finito in una spirale di violenza”. Beretta ha spiegato di aver deciso di collaborare dopo l’arresto del 2024 nell’inchiesta “Doppia Curva” e dopo essere stato coinvolto anche nell’omicidio di Antonio Bellocco.

“Boiocchi voleva dominare la Nord”

Nel corso della deposizione, Beretta ha ricostruito le tensioni interne al tifo organizzato interista e gli interessi economici legati alla gestione della curva Nord. “Boiocchi voleva dominare lui la Nord e basta”, ha dichiarato, spiegando che il conflitto riguardava la gestione di biglietti, merchandising, fanzine e altri affari collegati al mondo ultras. Secondo il pentito, il progetto omicidiario sarebbe nato dopo un confronto con Mauro Nepi: “Mi disse ‘ti può risolvere la questione Marco Ferdico’”. Beretta ha ammesso di aver fornito arma, moto e 50mila euro necessari per l’esecuzione dell’omicidio, mentre “la logistica era in mano ai Ferdico”.

I risarcimenti alla famiglia di Boiocchi

Nel processo è emerso anche che Marco Ferdico e Pietro Andrea Simoncini hanno versato complessivamente 150mila euro alla famiglia della vittima. Alla moglie di Vittorio Boiocchi sono stati destinati 45mila euro, mentre le tre figlie hanno ricevuto 35mila euro ciascuna. I familiari restano comunque parti civili nel processo.

“La cocaina è il diavolo”

Nel finale della sua confessione, D’Alessandro ha lanciato anche un messaggio personale: “Ora so che la cocaina è il diavolo”. Una frase che ha chiuso una delle udienze più drammatiche del processo sull’omicidio che ha scosso il mondo ultras milanese e che gli investigatori considerano uno dei tasselli centrali della guerra interna alla curva Nord dell’Inter.