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Milano

Il Comune si adegua al principio della liberalizzazione. Ma sui locali più della legge può il placet dei commercianti. Ci aveva già provato qualche mese fa, l'Assessore al Commercio, a mettere ordine negli orari degli esercizi commerciali milanesi. Da una parte prendendo atto della liberalizzazione totale sancita dal decreto “Salva Italia” del governo Monti, dall'altra cercando di porre dei paletti ad alcune attività che, vuoi per il rischio di ricadute negative sul piano sociale, come le sale scommesse, vuoi per la necessità di tutelare la quiete nelle ore notturne, come per la somministrazione in strada di cibi e bevande, andavano limitate. In pochi mesi, però, è stata una selva di ricorsi, sia da parte delle sale scommesse sia dai gestori degli autonegozi. L'orientamento del Tar ormai è chiaro, ha spiegato l'Assessore al commercio del Comune di Milano, verso “l'annullamento di qualsiasi ordinanza del Comune che sia percepita come limitante”, tanto che tutti i ricorsi presentati sono stati accolti o sono passati, nel caso delle sale scommesse, davanti al Consiglio di Stato. Liberalizzazione a tutta forza, quindi, per gli esercizi commerciali. Ma al Comune non rinunciano al tentativo di impostare una disciplina unitaria sugli orari, mettendo nero su bianco quello che peraltro già funziona nei più importanti “distretti del commercio” milanese. Il risultato è la possibilità di apertura 24 ore su 24 in tutte le zone della città, eccetto, appunto, che per locali e chioschi nei distretti urbani del commercio. Che, in molti casi, coincidono con le zone del divertimento notturno.

La somministrazione di cibo e bevande, come già avviene in diversi di questi distretti in accordo con le associazioni di categoria, dovrà fermarsi alle due di notte nelle zone del Ticinese, di Brera, di Porta Venezia e di via Paolo Sarpi. Uniche eccezioni i navigli, dove i locali possono chiudere alle tre, e l'Arco della pace, dove invece non si beve all'esterno dopo l'una. Paradossalmente un'attività più tranquilla come quella di una gelateria dovrà invece chiudere prima, all'una, essendo classificata come esercizio artigianale. Qualche possibilità in più rispetto a quanto deciso a gennaio l'avranno gli autonegozi (i camion che vendono panini e bevande), che potranno fermarsi in nove postazioni fisse fino alle due di notte nella cintura tra la cerchia dei bastioni e la circonvallazione della 90-91 (all'esterno della quale resta valido lo stesso limite orario insieme alla distanza di 200 metri dalle abitazioni). Secondo molti una concessione troppo poco generosa, che danneggia sia gli ambulanti che i consumatori, e che porterà, sicuramente, a nuovi ricorsi dei commercianti. Ancora una volta, però, l'Assessore D'Alfonso si è appellato al confuso quadro normativo, nel quale la legge regionale per il commercio su aree pubbliche porrebbe il limite addirittura a mezzanotte. Di fronte al diktat della liberalizzazione e ad alcuni vincoli regionali il Comune si trova in difficoltà anche per piccole modifiche, quindi. Fatto che ha portato l’Assessore a chiedere ai consiglieri di esprimere un indirizzo condiviso sul tema, a sostegno della Giunta, ad esempio per i limiti imposti alle sale scommesse. Il consenso tra le parti, in effetti, sembra essere l'unica soluzione per districarsi tra leggi nazionali e locali contraddittorie. Lo conferma Marco Barbieri, della Confcommercio, che sostanzialmente promuove gli orari del Comune. Poiché ogni limite contrasta col principio della liberalizzazione assoluta –alla quale anche i commercianti sono contrari–, spiega, “anche l'ordinanza del Comune regge solo fino al prossimo ricorso”.

Da chiamamilano.it

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