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Pamela Genini, in aula il video degli ultimi istanti di vita ripresi dalla bodycam degli agenti

“Soncin ci sbatteva la porta in faccia mentre Pamela moriva”, ha raccontato un’agente in aula. La mail dell’ex fidanzato: “Anche tu sei manesca, ma una sberla non cambia niente”

Pamela Genini, in aula il video degli ultimi istanti di vita ripresi dalla bodycam degli agenti

Gli ultimi respiri di Pamela Genini risuonano nell’aula della Corte d’Assise di Milano. A registrarli è stata la bodycam di uno degli agenti che, la sera del 14 ottobre 2025, fecero irruzione nell’appartamento di via Iglesias dove la 29enne era stata colpita con 76 coltellate. Il filmato è stato proiettato durante il processo a carico dell’ex fidanzato Gianluca Soncin, accusato di omicidio aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai futili motivi e dalla relazione affettiva con la vittima.

Il video mostrato in aula: “E Soncin ci sbatteva la porta in faccia”

A ricostruire l’intervento della polizia è stata l’agente Serafina Di Vuolo, chiamata a testimoniare sulle indagini che portarono all’arresto dell’imputato. “Quelli che sentite sono gli ultimi respiri della vittima che stava spirando”, ha spiegato la poliziotta mentre in aula scorrevano le immagini registrate dagli agenti intervenuti nell’abitazione. Secondo quanto riferito dalla testimone, i poliziotti furono costretti a sfondare la porta per riuscire a entrare. “Soncin ci sbatteva la porta in faccia mentre Pamela moriva”, ha raccontato Di Vuolo. Parole davanti alle quali l’imputato, presente in aula, non avrebbe mostrato particolari reazioni.

La mail di Soncin a Pamela: “Una sberla non cambia niente”

Nel corso dell’udienza è stata letta anche una mail inviata da Soncin a Pamela nel dicembre del 2024. Nel messaggio l’uomo scriveva: “Anche tu sei manesca ma io le prendo perché quando c’è amore una sberla non cambia niente”. Un passaggio che entra ora nel materiale probatorio esaminato dalla Corte per ricostruire il rapporto tra l’imputato e la giovane e il contesto che precedette il delitto. L’agente si è soffermata anche sull’arma rinvenuta sul tappeto dell’abitazione. “Non è un normale coltello da cucina, è un’arma che si usa in contesti militari”, ha dichiarato Di Vuolo.