Emergono nuovi drammatici dettagli nella vicenda dell’arresto di Paolo Bovi, fondatore ed ex fonico del noto gruppo musicale dei Modà, condannato per pedofilia nel 2013. Dalle motivazioni della sentenza di condanna a 5 anni e mezzo di reclusione per molestie su quattro ragazzi tra i 14 ed i 16 anni, emessa dal gup di Milano Franco Cantù Rajnoldi, spunta anche una lettera di Bovi ai genitori delle sue giovani vittime: «Sono malato da tantissimo tempo – scrive l’uomo -. Per quello che riesco a ricordare già dalle scuole medie credo. Sono sempre stato un bambino sensibile, dolce e sincero e ho sempre creduto che ogni cosa che dicevano papà e mamma erano la verità. Per me quello che mi dicevano i miei genitori era la cosa più importante. Sono sempre stato buono e volevo conoscere il mondo come tutti. Purtroppo e ve lo dico con certezza sono ammalato di pedofilia. L’ho capito quando alle superiori ho sentito per la prima volta quella parola e l’ho cercata sul vocabolario. Una sola riga che descriveva esattamente le mie sensazioni”.
Il caso scoppiò nella primavera del 2013, quando alcuni ragazzi rivelarono gli episodi, avvenuti già nel 2011, al parroco di Cassina de’Pecchi. Le violenze di Bovi, che svolgeva anche funzione di educatore all’oratorio, sarebbero avvenute nel suo studio a Cassina de’Pecchi.
E le parole di Bovi hanno colpito don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, che ha scritto una lettera all’uomo: “È ingiusto e sadico lasciarti solo, con un mattone così pesante dentro al tuo cuore. Le porte delle mie case, soprattutto la porta della casa dove abito e vivo io è spalancata. E, se non ti dispiace, nonostante abbia psicologi e psichiatri molto bravi e molto discreti, vorrei seguirti io”

