Prima il sampietrino che lo ha colpito alla testa durante gli scontri in piazza Duomo. Poi, a distanza di pochi giorni, una lettera che gli augura conseguenze ben peggiori, fino alla morte. Angelo De Simone, dirigente del commissariato Garibaldi-Venezia della polizia di Milano, è stato destinatario di una missiva dai contenuti agghiaccianti, recapitata direttamente al commissariato di via Schiapparelli. A raccontare l’episodio è il Corriere della Sera, che riporta alcuni passaggi del documento, datato 20 ottobre e accompagnato da una busta scritta a mano, regolarmente affrancata. Una lettera firmata, anche se la sottoscrizione risulta poco leggibile, nella quale l’autore non si limita a insultare il poliziotto e le forze dell’ordine, ma esprime apertamente il rammarico per il fatto che De Simone sia sopravvissuto all’aggressione senza conseguenze ancora più gravi.
“Un vero peccato che non l’abbiano ridotta in stato comatoso”
Il passaggio più inquietante della missiva riguarda proprio le ferite riportate dal dirigente durante le violenze del 17 e 18 ottobre. “Un vero peccato che non le abbiano spaccato la testa a metà, che non l’abbiano ridotta in stato comatoso, possibilmente profondo, con lesioni permanenti”, scrive l’autore. Parole che colpiscono per la crudeltà e per il disprezzo espresso nei confronti di una persona rimasta ferita mentre svolgeva il proprio lavoro. Non una critica all’operato delle forze dell’ordine, ma l’auspicio esplicito che un’aggressione potesse provocare danni irreversibili.
Il resto della lettera mantiene gli stessi toni. Chi scrive definisce il mestiere del poliziotto un lavoro da persona “mentalmente bacata”, accusando gli agenti di aver venduto l’anima alla repressione del potere. Seguono insulti pesanti, fino alla conclusione: “Con tutto il risentimento, il rancore e l’odio possibile auguro a Lei ed ai suoi uomini di mer… di crepare tra i peggiori tormenti”. La missiva, redatta al computer in un italiano curato e privo delle sgrammaticature tipiche di molti messaggi di odio pubblicati sui social, termina con una firma apposta a penna.
De Simone, il poliziotto che aveva continuato a lavorare nonostante la ferita
Il destinatario della lettera era diventato uno dei volti simbolo delle drammatiche giornate di guerriglia che hanno sconvolto il centro di Milano il 17 e 18 ottobre. Durante gli scontri in piazza Duomo, De Simone era stato raggiunto alla testa da un sampietrino, riportando una ferita che gli aveva lasciato il volto insanguinato. La sua fotografia aveva fatto rapidamente il giro dei social, venendo condivisa anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Nonostante la ferita, il dirigente non aveva abbandonato il servizio di ordine pubblico, continuando a lavorare fino a tarda notte e tornando in servizio anche il giorno successivo. Un comportamento che aveva suscitato numerose manifestazioni di solidarietà e riconoscenza, indirizzate non soltanto a lui ma all’intera polizia milanese. Al commissariato erano arrivati messaggi, email e attestati di stima da parte di cittadini che avevano voluto ringraziare gli agenti per il lavoro svolto durante le violenze. Tra queste manifestazioni di vicinanza, però, è comparsa anche la lettera di segno completamente opposto.
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