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Si e' conclusa questa mattina al tribunale di Monza con la prescrizione la vicenda iniziata il 20 luglio del 2011 con l'iscrizione nel registro degli indagati dell'ex presidente Ds della provincia di Milano, Filippo Penati, per le presunte tangenti per la riqualificazione delle aree ex Falck e Marelli dismesse dal comune di Sesto San Giovanni.

Penati, accusato di concussione nell'ambito della maxi inchiesta "Sistema Sesto", la settimana scorsa aveva detto di voler rinunciare alla prescrizione per poter provare in aula la sua innocenza. Oggi pero' non era presente a Monza e il giudice Letizia Brambilla ha chiesto al suo avvocato Matteo Calori se "l'imputato Penati intenda o non intenda avvalersi della prescrizione". "Non lo so", ha risposto Calori. Dobbiamo interpretarlo come una non rinuncia alla prescrizione?", ha chiesto nuovamente il giudice, dicendosi disponibile ad attendere fino a mezzogiorno. L'avvocato e' uscito dall'aula per telefonare e poi ha annunciato: "non posso decidere per lui". Prescrizione incassata quindi. Poco dopo pero' Penati ha fatto sapere con una nota che "come annunciato gia' nei prossimi giorni faro' ricorso in Cassazione per annullare la sentenza di prescrizione voluta dai pm per i fatti di 13 anni fa". Ma i guai giudiziari non sono finiti per l'ex dirigente Pci, ex sindaco di Sesto San Giovanni, ex presidente della provincia di Milano, ex capo della segreteria politica di Bersani ed ex vicepresidente dal Consiglio regionale della Lombardia. Penati resta imputato con l'accusa di corruzione per l'acquisto del 15% dell'autostrada Milano-Serravalle dal Gruppo Gavio, per gli appalti dei lavori della terza corsia della A7, concessi ad una societa' sempre del Gruppo Gavio, e con l'accusa di finanziamento illecito ai partiti, per i soldi ricevuti dalla sua fondazione Fare Metropoli. Il processo iniziera' a giugno.

La prescrizione e' stata chiesta dai Pm e non da me". Lo sottolinea Filippo Penati che commenta la decisione del tribunale di Monza che ha dichiarato prescritto il reato di concussione che gli era stato contestato in relazione a un presunto giro di tangenti legato alla riqualificazione delle aree Ercole Marelli e Falck di Sesto San Giovanni (Milano). "La mia posizione - spiega Penati- e' stata travisata dai tg della Rai, da alcuni articoli e dallo stesso Saviano. Stiamo ai fatti e i fatti sono questi".

"La regola processuale che consente al Pm di chiedere la prescrizione del reato prima dell'inizio del processo - ha aggiunto l'ex presidente della Provincia di Milano -, come e' successo nel mio caso, ha trovato la mia opposizione perche' desideravo e desidero il processo su tutte le mie imputazioni. Il tribunale, applicando un'altra norma, ha emesso una sentenza di prescrizione in via unilaterale che impugnero' davanti alla Cassazione perche' ritengo che detta sentenza non poteva essere emessa, anche perche' non ho mai commesso i reati prescritti, per i quali continuo a chiedere lo svolgimento del processo". E poi un messaggio allo scrittore Roberto Saviano che lo ha attaccato sui social media, dicendo che "mistifica la realta'" e che se "voleva rinunciare alla prescrizione poteva farlo subito, salvando la sua dignita' e quella dell'intero partito. "A Saviano dico - conclude Penati - che non ha a cuore la dignita' propria e del partito chi sfugge al processo e non chi come me lo vuole".

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