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Per giudicare Dolce e Gabbana il Palazzo di Giustizia non va in vacanza

Per giudicare Dolce e Gabbana il Palazzo di Giustizia non va in vacanza
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I giudici che hanno condannato in appello a un anno e 6 mesi di reclusione gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana per evasione hanno annullato la sospensione dei termini processuali nel periodo feriale per l’avvicinarsi della prescrizione dei due episodi di omessa dichiarazione dei redditi contestati

I giudici che hanno condannato in appello a un anno e 6 mesi di reclusione gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana per evasione hanno annullato la sospensione dei termini processuali nel periodo feriale per l’avvicinarsi della prescrizione dei due episodi di omessa dichiarazione dei redditi contestati. Di conseguenza, in caso di impugnazione della sentenza di condanna, il processo sarà discusso davanti alla sezione feriale della cassazione come accaduto l’anno scorso per il processo Mediaset a carico dell’ex premier Silvio Berlusconi.

La seconda corte d’appello ha applicato l’articolo 240 bis del codice di procedura penale su richiesta della procura, secondo la quale le accuse si prescrivono il 28 agosto e il 31 ottobre. Ora la corte si appresta a depositare le motivazioni della sentenza risalente allo scorso 30 aprile e dal momento del deposito, i difensori hanno 45 giorni di tempo per presentare l’impugnazione annunciata subito dopo la condanna.

Intanto però gli avvocati Massimo Dinoia e Armando Simbari, legali degli stilisti, hanno presentato ai giudici d’appello una richiesta di revoca della mancata applicazione della sospensione feriale, sostenendo che le date indicate dai pm sono errati: per i legali degli stilisti i due episodi contestati andranno prescritti rispettivamente il 29 luglio (fuori dalla sospensione feriale) e il primo novembre e dunque non sussistono gli estremi previsti dalla legge per concedere la prescrizione.