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Peraboni (ad Fiera Milano): “Portiamo il mondo a Milano”

Peraboni (ad Fiera Milano): “Portiamo il mondo a Milano”
Corrado Peraboni
Corrado Peraboni, amministratore delegato di Fiera Milano, racconta ad Affaritaliani.it il perché dell’aumento di capitale e perché l’investimento su Fiera può essere un’occasione da non perdere. L’INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Corrado Peraboni, amministratore delegato di Fiera Milano, racconta ad Affaritaliani.it il perché dell’aumento di capitale in corso fino al 18 dicembre e perché l’investimento su Fiera può essere un’occasione da non perdere. L’INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Corrado Peraboni, iniziamo dal fondo. Perché l’aumento di capitale e come sta reagendo la comunità finanziaria?
Ovviamente l’esito dell’aumento di capitale lo avremo a operazione finita. Diciamo però che nei vari incontri del road show stiamo cercando di spiegare i motivi di questo aumento di capitale.

Quali sono?
Prima di tutto questo aumento di capitale ha una componente difensiva, nel senso che avevamo bisogno di ripristinare una situazione finanziaria e di capitale alterata dagli ultimi anni di crisi e perdite.

Tuttavia non c’è solo questo.
No, non c’è solo questo. Infatti nel determinare l’ammontare dell’aumento di capitale abbiamo pensato di farlo in misura tale da consentire di liberare risorse per fare sviluppo. Questo è l’elemento sul quale abbiamo deciso di spingere di più. Intendiamoci: oggi io vedo tre fattori di debolezza che dobbiamo trasformare in opportunità di business.

Iniziamo dal primo.
Il primo elemento è quello di avere poche manifestazioni organizzate direttamente. Siamo l’unico ente fieristico a non avere la maggioranza delle fiere che ospita. Questo riduce ovviamente i margini di profitto. Bisogna cambiare.

Il secondo elemento di debolezza?
Il secondo elemento è che abbiamo un calendario molto più forte negli anni dispari. Ad esempio Tutto Food e Host stanno negli anni dispari, quindi siamo in sofferenza negli anni pari.

Terzo elemento?
Noi partecipiamo in modo limitato al flusso di valore che creiamo. Ospitiamo molte fiere, ma intercettiamo poco a livello di stand, catering etc. Creiamo grandi eventi di business, ma abbiamo margini da incrementare. Dalla risoluzione di questi tre punti parte una nuova strategia di sviluppo. Avere più fiere proprie, aumentare servizi, aumentare i margini, sistemare il calendario. Si passa da qui.

Il mercato è in fase complicata, intanto. Non avete timori?
Stiamo parlando di un aumento di capitale abbastanza contenuto, 70 milioni di cui il 62 per cento è già stato opzionato dall’azionista Fondazione Fiera. Per quanto riguarda il nostro titolo sul mercato, noi pensiamo che abbia già scontato le perdite di questi anni e il fatto che il 2016 sarà un anno difficile.

In che senso?
Il titolo superava i 7 euro a inizio anno. Oggi siamo sotto i 3. Ha grandi potenzialità di guadagno, anche perché abbiamo implementato azioni di rafforzamento del portafoglio negli anni pari. Infatti abbiamo condotto in porto l’operazione Ipack-Ima: abbiamo prima acquisito la società che organizza le mostre leader per il processo e packaging e subito dopo vi abbiamo fatto entrare come socio l’associazione industriale di categoria, rafforzando significativamente la base degli espositori di Ipack-Ima e quindi la sua autorevolezza internazionale. Si tratta di un’operazione importante, che esemplifica la strategia di sviluppo di cui dicevo.

Che annata è stata il 2015 che si va concludendo?
La migliore degli ultimi anni. Le manifestazioni in Italia hanno avuto una crescita per la prima volta dopo tanto tempo. Hanno avuto una crescita anche le manifestazioni fuori dal perimetro temporale di Expo. Parliamo in particolare di Host, ad esempio, e di altre che sono andate tutte molte meglio delle aspettative.

Che cosa vuol dire che “sono andate meglio”?
Hanno registrato un miglioramento in termini di superfici, espositori e visitatori, oltre che di soddisfazione dei clienti. Noi facciamo su ogni manifestazione una indagine molto approfondita e sostanzialmente l’indice della soddisfazione è legato all’internazionalità dei visitatori. Chi partecipa o organizza le fiere guarda con attenzione ai visitatori stranieri perché per incontrare i clienti italiani non hanno bisogno di investire in una esposizione. Ma per gli stranieri è vitale. Questo ci rimanda alla strategia e al modello tedesco: arrivare almeno al 50 per cento di visitatori esteri alle fiere milanesi. Noi abbiamo una duplice direzione da seguire. Da una parte appunto il modello tedesco. Ma questo non vuol dire che faremo meno estero. Magari faremo più attività fuori Italia, ma meno fiere e più grosse. Meno fiere ma più sinergiche con il portafoglio milanese. Quella che voglio è una strategia sui prodotti e non sulle società. Faremo nuove iniziative, faremo attività internazionali che non comportino investimento di capitale. Meno finanza, più prodotto. Questa è la parola d’ordine.

Lei è stato scelto amministratore delegato da pochi mesi. Che tipi di strategia e che tipo di decisioni ha adottato  in questo primo periodo?
Ho cercato con la riorganizzazione che abbiamo fatto di passare con forza il concetto di one company, spostando l’attenzione dagli aspetti corporate al business. Meno staff, più business. Adesso il risultato di una manifestazione è in capo al direttore di quella manifestazione. Devo dire che gli effetti iniziano a vedersi, le fiere del secondo semestre sono andate molto bene. La performance di Host, dove siamo cresciuti più del 25 per cento, oltre il 30 per cento in termini di profitto, la dice lunga. Abbiamo margini ancora inespressi, su questi voglio lavorare.

Quali sono i punti di forza che ha riscontrato in Fiera Milano da amministratore delegato?
Pochi al mondo credo abbiano uno staff come quello di Fiera, con la capacità che abbiamo di gestire il quartiere. Quello che è successo durante i sei mesi di Expo è la prova più lampante di quello che dico. Abbiamo avuto fino a 5 fiere insieme e le abbiamo gestite perfettamente. E’ un punto di forza notevole. Il secondo punto di forza è il quartiere stesso: con il rafforzamento della metro e i treni è uno dei luoghi più connessi al mondo in termini di accesso alle esposizioni.

Quali sono i punti di debolezza che ha riscontrato in Fiera Milano?
Diciamo che c’era forse una dispersione di risorse. E non parlo solo di risorse economiche. Troppi fronti aperti, troppi cantieri aperti: io credo che invece i passi vadano fatti uno alla volta. Dobbiamo concentrarci su quello che abbiamo e renderlo efficace e soprattutto produttivo dal punto di vista economico.

Da sempre Fiera Milano Spa, pur essendo una quotata, è una delle società asset della Regione Lombardia, anche se il rapporto non è diretto. Come è il rapporto con il sistema lombardo?
Il sistema Lombardo è terreno fertile per le relazioni di business e anche il rapporto con le istituzioni locali (Regione e Comune) è ottimo nel doveroso rispetto della autonomia aziendale. Non posso che esserne felice dopo questi primi 6 mesi.

@FabioAMassa