di Piera Landoni (responsabile Democratiche Area Metropolitana Milanese)
e Ilaria Cova (responsabile Pd Donne Lombardia)
Il numero di donne elette nelle istituzioni continua a essere esiguo, la difficoltà ad essere elette è stata confermata anche nelle ultime elezioni regionali. Le consigliere infatti sono passate da 9 a 15 su 80, e questo nonostante la norma introdotta con la nuova legge elettorale regionale del 31 ottobre scorso, abbia previsto l’alternanza di genere nella composizione delle liste. La necessità di introdurre meccanismi legislativi di riequilibrio di genere, che portino a una democrazia compiuta, con pari opportunità di votare e di essere eletti è evidente. Per questo in Consiglio regionale è già stato presentato un nuovo progetto di legge che prevede la doppia preferenza di genere il che significa che,se si votano due candidati, uno deve essere di genere femminile, pena la nullità della seconda preferenza espressa.
Ad oggi dunque siamo ben lontani dall’attuazione di una democrazia compiuta. In questa condizione diventa ancor più essenziale la valorizzazione delle donne presenti nelle istituzioni. Persino il neo presidente Maroni ha fatto tesoro dell’esperienza e per evitare di far incorrere la giunta in una bocciatura del Tar per violazione dell’equilibrio di genere,come era già accaduto a Formigoni,ha nominato un esecutivo composto per metà da donne.
In regione il Pd ha fatto la sua parte,ha scelto di valorizzare le donne , eleggendo come vicepresidente del Consiglio una delle due consigliere elette che aveva già dato prova, nello stesso ruolo, di serietà,competenza e trasparenza.
Ora il Pd deve fare la sua parte anche nel consiglio provinciale di Milano, come ha fatto in Regione. Con l’elezione al Parlamento di tre consiglieri provinciali si devono scegliere il nuovo capogruppo e un nuovo vicepresidente del Consiglio. Il capogruppo è già stato scelto ed è un uomo. Il rispetto della democrazia paritaria impone quindi che il ruolo di vicepresidente sia ricoperto da una donna. Il Pd non può sottrarsi a questo obbligo.
