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Piero Manzoni, la cometa dell’arte contemporanea

Piero Manzoni, la cometa dell’arte contemporanea
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“Perché dipinge quadri bianchi? Perché sono a dieta”. Ironia, libertà, gioia, malinconia, invenzione e sovversione, tutto questo era Piero Manzoni, la cometa che nasce a Soncino nel 1933 e brucia troppo velocemente, a soli 29 anni, nel cielo dell’arte contemporanea…

Di Francesca Giarrizzo

“Perché dipinge quadri bianchi? Perché sono a dieta”. Ironia, libertà, gioia, malinconia, invenzione e sovversione, tutto questo era Piero Manzoni, la cometa che nasce a Soncino nel 1933 e brucia troppo velocemente, a soli 29 anni, nel cielo dell’arte contemporanea. Sette anni folgoranti. Una corsa a perdifiato dalle prime opere senza titolo, tele vestite di catrame, olio, sassi, scenari bui e metafisici che si avvicinano alla pittura di Alberto Burri ma che subito se ne allontanano, per lasciare spazio all’indagine della materia stessa, spogliata dalla forma, dalla dimensione, dal colore.

Nascono così quelle che Anceschi definisce “allibite superfici di bianco assoluto”, gli Achromes: la tela è, esiste in quanto spazio liberato dalle convenzioni pittoriche dei secoli precedenti, ogni singolo Achrome è l’essenza dell’arte stessa. Manzoni a bordo della sua Fiat 500 abbandona la Milano che lo seduce ma lo delude, per conquistare la Germania del Gruppo Zero, l’Olanda, il Belgio, i Paesi Scandinavi e sembra quasi tracciare una delle sue celebri Linee, pennellate nere su rotoli di carta lunghi, lunghissimi, infiniti. Il rapporto tra il segno e l identità dell’artista incarna l’ossessione del giovane Manzoni, che imprime le sue impronte su i gusci delle uova sode dando vita alle Uovo Sculture (1960), gonfia palloncini con il Fiato d’artista e inscatola le proprie feci, vendendole letteralmente a prezzo d’oro (700 lire al grammo).

Manzoni in un solo gesto spazza via l’idea di opera d’arte e della sua non riproducibilità, di valore estetico ed economico, per diffondere una nuova, possente (ed attualissima) immagine: è il corpo stesso ad essere arte. Arriviamo così allo Socle du Monde (1961), un piedistallo di ferro rovesciato in grado di sorreggere tutto il globo terrestre, eleggendolo così ad opera d’arte. L’ esistenza è un’ opera a sé, e come scrisse Manzoni ” non c’è nulla da dire, c è solo da essere, c’è solo da vivere”.