ASCOLTA LA RUBRICA “PINOCCHIO” OGNI GIORNO SU RADIO LOMBARDIA (100.3), IN ONDA ALLE 19.15 DURANTE IL PROGRAMMA DI APPROFONDIMENTO “PANE AL PANE” E IN REPLICA IL GIORNO DOPO ALLE 6.45
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C’era una volta un paese nel quale la gente amava buttarsi giù. In senso letterale, ovviamente, oltre che in senso figurato. Così, qualche tempo fa, avvenne che uno sconosciuto si lanciasse dalle guglie del Duomo col suo paracadute, all’alba. E che poi si infilasse di filato nella stazione della metropolitana e scappasse via. Ieri invece addirittura tre persone si sono lanciate, sempre con il paracadute, giù dalla torre Isozaki a Milano. Un volo di 220 metri fino a terra e poi via, alla velocità della luce. Lo voglio dire subito: a me mettono allegria. Sono un po’ buontemponi un po’ fuori di testa e a me questa gente ha sempre messo di buon umore, un po’ come i giullari di corte nelle favole vere. C’è però un aspetto che non mi mette affatto di buon umore, ed è la questione della sicurezza. La domanda è semplice: ma se in questa disgraziata città della nostra favola quotidiana qualcuno può salire sulle guglie del Duomo, o su una delle torri più alte dell’intero tessuto urbanistico, e poi sparire come se niente fosse, come speriamo di fermare magari chi – con intenti molto meno divertenti – vuole magari fare un attentato approfittando di Expo? Al posto del paracadute un altro tipo di zainetto e via, il Duomo viene giù. Inaccettabile. Ma del resto in un paese nel quale capita che un imbecille con la bomboletta rovini indisturbato il portone del Duomo o che più imbecilli sempre armati di bomboletta devastino l’esterno di un treno che si ferma in stazione con i passeggeri a bordo che cosa si vuole pretendere? Di vivere tutti felici contenti e sicuri?

