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Milano
Milano contro il nefasto sindaco Pisapia


Di Lidia Sella

La casta parassita dei politicanti è un'idra dalle mille teste, un mostro tentacolare: parlamentari, apparati dei partiti e dei sindacati, ma anche sindaci, giunte comunali, burocrati e nullafacenti delle partecipate… tutti diligenti complici dell'oppressione culturale e fiscale che tiranneggia e impoverisce la nostra gente. Gli amministratori locali sono infatti la cinghia di trasmissione necessaria al sistema mediatico-finanziario per raggiungere e colpire il singolo cittadino, obiettivo finale della globalizzazione.

In tal senso noi milanesi stiamo sperimentando sulla nostra pelle la nefasta azione del sindaco Pisapia.

Progressivo il degrado della vita cittadina. Stranieri violenti e arroganti la fanno ormai da padroni. Le nostre vie sono infestate da spacciatori, protettori, prostitute e scippatori, da molesti ambulanti abusivi, da mendicanti balcanici con cani pulciosi, da zingari in agguato, da "artisti" autorizzati che, senza limiti di collocazione, orari o decibel, sviliscono l'immagine della città, tormentano il lavoro di uffici e negozi, impediscono il riposo dei residenti. Di notte i portici e le nicchie d'ingresso agli stabili si trasformano in bivacchi e dormitori all'aperto che ogni mattina vengono lasciati sozzi e fetidi.

Questa deprecabile situazione, che vede il Comune del tutto inattivo, è destinata ad aggravarsi per il continuo incontrastato afflusso di migranti e rifugiati. È un'invasione di fronte alla quale noi ci troviamo indifesi, perché la cultura mondialista dell'accoglienza ha snaturato i compiti istituzionali dello Stato, della Marina Militare, delle Forze dell'Ordine, della Magistratura. Quasi insostenibile la pressione, anche economica, in settori come la Sanità, le carceri, l'Edilizia popolare. Nelle scuole dell'obbligo gli insegnanti sono costretti, dalla presenza di allievi che non conoscono la nostra lingua, a muoversi al passo del più lento, con grave danno per l'istruzione degli studenti Italiani.

Purtroppo sia i media che le autorità civili e religiose plaudono scioccamente al costoso, tragico, irreversibile stravolgimento della componente etnica e sociale della Nazione. Come se la perdita dell'identità di un popolo fosse un traguardo etico da raggiungere, come se i Paesi multirazziali, multi-religiosi, multiculturali fossero riusciti ad assicurare al loro interno un clima di civile e pacifica convivenza, e fossero dunque esempi da imitare! Illuminante, a tal proposito, l'ultimo saggio dell'antropologa Ida Magli, intitolato "Per difendere l'Italia" e, in particolare, il paragrafo "Demografia, territorio e immigrazione".

Sappiamo benissimo che la responsabilità dell'abnorme flusso migratorio non è dei sindaci e che il "merito" dell'emergenza va accollato a chi - servendosi di armi, denaro e informazioni tendenziose - ha destabilizzato prima il Vicino e Medio Oriente, poi l'Africa Mediterranea, e ora l'Ucraina.

Questa criminale strategia, costruita a tavolino negli ambienti filo-sionisti dei Paesi atlantici - USA, Francia e Gran Bretagna, nostri alleati nella NATO - non è stata denunciata né ostacolata dall'Italia che anzi, sebbene lesa nei suoi interessi energetici, commerciali e turistici, ha messo a disposizione degli aggressori le proprie basi militari, partecipando addirittura ai bombardamenti sulla Libia, nonostante con essa avesse firmato un solenne trattato di amicizia.

Quei sindaci che, trascurando il sano principio della non ingerenza negli affari di altri Stati, hanno condiviso - come Pisapia - l'interventismo atlantico, dovrebbero essere considerati altrettanto colpevoli di coloro che, a Roma, si sono dimostrati incapaci di tenere la schiena dritta e, aprendo le porte a chiunque, hanno aggravato i problemi e il debito del nostro Paese.

Ma che cosa hanno ottenuto questi amministratori in cambio del loro collaborazionismo? Semplice, il via libera per rifarsi dei tagli imposti ai loro bilanci. In sostanza, quindi, l'autorizzazione a proseguire, a spese dei cittadini già impoveriti, l'allegra politica clientelare dello spreco.

Con la TASI, il governo ha infatti rinunciato a uno dei capisaldi della sovranità statale, ossia a una politica fiscale unitaria, con imposizione crescente in base alla ricchezza, ma valida per tutti. Gli Italiani invece - in palese violazione della Costituzione - oggi non sono più uguali di fronte alla legge. A seconda che abitino in una città amministrata da un sindaco di un'estrazione politica piuttosto che di un'altra, sono assoggettati a un trattamento diverso. Noi milanesi siamo condannati dallo Stato a pagare quanto deciderà l'arbitrio del sindaco Pisapia. Il quale non ci tassa per rimediare all'ormai cronica esondazione dei fiumi, per incrementare l'efficienza dei trasporti, migliorare la viabilità, abbellire l'arredo urbano. Non si preoccupa degli impegni assunti in vista dell'EXPO, né dello sconcio della case imbrattate dai graffitari, e nemmeno di investire in sicurezza e in opere di pubblica utilità. Non si cura delle targhe stradali illeggibili, delle strisce pedonali "fantasma", dell'asfalto rattoppato, delle aree pedonali con pavimentazione sconnessa. Pisapia ci tassa viceversa per realizzare la sua personale idea di giustizia sociale. Ed ecco l'autocrate - moderno Robin Hood - vessare in modo punitivo alcune tipologie di cittadini per consentirsi di favorirne altre, di maggior peso numerico, da cui cerca di comprarsi il voto proprio grazie ai soldi dei contribuenti.

Il bilancio del Comune, nonostante questi super-prelievi di dubbia liceità, fa acqua da tutte le parti ed ecco che allora si riapre la caccia. Per incamerare più soldi, si installano nuovi autovelox, si allarga l'area C, si trasforma il Castello in un suk, si svende ogni metro quadro di spazio pubblico, espropriando così la città delle sue piazze, dei suoi portici, dei suoi marciapiedi. Bancarelle ovunque, musica e schiamazzi a qualsiasi ora: un permesso, insomma, non si nega a nessuno!

A dispetto della sua vocazione democratica, la gestione Pisapia si sta oltretutto qualificando anche per l'assoluta mancanza di dialogo. Il cittadino non dispone di alcun interlocutore istituzionale. Chi propone, segnala o protesta si scontra con un impenetrabile muro di gomma: tutto è inghiottito dal pantano burocratico di Palazzo Marino. Chi ha mai incrociato il leggendario "vigile di quartiere"? Chi, telefonando in Comune, è mai riuscito a parlare con la persona giusta? Chi, la notte, interpellando le forze dell'ordine o la polizia locale per denunciare il disturbo della quiete pubblica, ha mai avuto la soddisfazione di veder arrivare una volante in suo soccorso?

Eppure il Comune, il sindaco e gli assessori dovrebbero essere al servizio della cittadinanza, verso la quale dovrebbero essere tenuti a portare rispetto, garantendo una buona partecipazione alla gestione della cosa pubblica.

Sarebbe infine auspicabile che gli appuntamenti sportivi di massa, i concerti e altri eventi dedicati allo svago non creassero insopportabile disagio ai cittadini.

E, per evitare che la politica del "panem et circenses" gravi sul bilancio, perché non garantire con fideiussione bancaria la pulizia degli spazi concessi e il rimborso di eventuali danni?
 

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