Restano agli arresti domiciliari i sei agenti della Polizia locale di Milano coinvolti nell’inchiesta sui presunti arresti illegali, soprattutto nell’ambito di operazioni antidroga. Il gip di Milano Elio Sparacino, al termine degli interrogatori preventivi, non ha accolto la richiesta della Procura di applicare nuovamente la custodia cautelare in carcere.
La misura riguarda l’ormai ex commissaria Ilenja Sabato, che nei giorni scorsi ha lasciato il Corpo, e gli agenti Mattia Rignanese, Denni Dileo, Vincenzo Compagnone, Rosario Piscopo e Giorgio Baroni. Per quest’ultimo, 55 anni, il provvedimento è stato eseguito nella mattinata di giovedì 22 ottobre insieme alla perquisizione e al sequestro di telefoni e altri dispositivi. Le indagini sono coordinate dal pm Giovanni Tarzia.
Arresti illegali e droga, l’inchiesta sulla “squadretta”
L’indagine, condotta dalla stessa Polizia locale, ha ricostruito almeno otto episodi di presunti arresti illegali, in particolare per fatti legati alla droga. Complessivamente sono 33 le imputazioni contestate a vario titolo ai sei agenti, tra le quali figurano anche falso ideologico, peculato e calunnia.
Secondo quanto emerso dall’attività investigativa, basata tra l’altro su intercettazioni, pedinamenti, verifiche informatiche e documentali, nelle operazioni sarebbero state impiegate persone con il ruolo di “esche”. Gli investigatori avrebbero inoltre accertato l’utilizzo di apparecchiature tecniche e sistemi di controllo a distanza senza le necessarie autorizzazioni. Al centro degli accertamenti ci sono anche i verbali relativi alle operazioni: attraverso la presunta alterazione degli atti sarebbero stati eseguiti diversi arresti considerati illegittimi dagli inquirenti.
La chat “Siamo… stupefacenti” e le operazioni contestate
Tra gli elementi acquisiti durante le indagini figura anche una chat WhatsApp denominata “Siamo… stupefacenti”, nella quale gli agenti avrebbero discusso delle modalità utilizzate durante alcune operazioni antidroga. Secondo gli atti, le conversazioni avrebbero contribuito a ricostruire uno schema ritenuto dagli investigatori “ripetitivo e sistematico”.
In uno dei messaggi acquisiti si legge: “Gli abbiamo rifilato la droga che non era sua“. In un’altra conversazione viene invece messa in discussione la legittimità di uno degli interventi: “Io stimo Ilenja, ma questo arresto è stato illegittimo”. Nelle carte compare anche il caso di un sedicenne fermato lo scorso gennaio. Una collega non coinvolta nell’indagine aveva manifestato nelle chat dubbi sull’appartenenza della droga al ragazzo, criticando le modalità dell’operazione.
L’inchiesta partita dall’arresto di un presunto pusher
Gli accertamenti avevano preso il via dopo la denuncia del difensore di un presunto pusher arrestato il 16 luglio. Per l’accusa, gli agenti avrebbero fatto risultare che il fermo fosse avvenuto nel territorio di Milano, mentre in realtà sarebbe stato effettuato a Corsico, dunque al di fuori della loro competenza territoriale. Gli atti dell’operazione sarebbero stati successivamente falsificati.
L’inchiesta aveva portato il 6 agosto all’arresto di Ilenja Sabato e degli altri componenti della cosiddetta “squadretta”. In seguito il Tribunale del Riesame aveva disposto per tutti il passaggio dal carcere ai domiciliari. Con il proseguire degli accertamenti, il quadro investigativo si è allargato fino ad arrivare agli almeno otto episodi contestati e ai 33 capi d’imputazione. La Procura aveva quindi chiesto nuovamente il carcere, indicando il rischio di inquinamento probatorio e reiterazione del reato. Il gip ha invece ritenuto adeguata la misura dei domiciliari, confermandola per tutti e sei gli indagati.
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