La salute come diritto di tutti, ma anche come leva in grado di generare valore per la società e per l’economia. Questo il tema centrale della XXIX edizione di Salute Direzione Nord, promossa dalla Fondazione Stelline e organizzata da Inrete – Relazione istituzionale e Comunicazione, evento che ha riunito il 21 settembre istituzioni, esperti e rappresentanti del settore a Palazzo Lombardia, a Milano.
Al centro del confronto di Salute Direzione Nord il rapporto sempre più stretto tra povertà alimentare, qualità della nutrizione e tutela della salute. L’aumento dei prezzi, la crescita del lavoro povero e le difficoltà economiche di una fascia sempre più ampia della popolazione rendono infatti più complesso l’accesso a prodotti freschi, sani e nutrizionalmente equilibrati. Una situazione che espone le persone più fragili a maggiori rischi sanitari e aumenta, nel lungo periodo, la pressione sul sistema sociosanitario. Al panel delle 13.45, “Povertà e sicurezza alimentare: la sfida per nutrire la salute”, hanno partecipato Umberto Bertolasi, direttore di Coldiretti Milano Lodi e Monza Brianza; Nicola Zaffra, Program Manager Mercati di Quartiere di Sogemi; Valeria Negrini, vicepresidente di Fondazione Cariplo; Astrid Palmieri, direttore Corporate Sustainability di Esselunga; e Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto Arca.
Bertolasi (Coldiretti Milano Lodi e Monza Brianza): “Alimentazione sana presupposto per una buona salute”
Umberto Bertolasi ha richiamato le difficoltà affrontate dal settore agricolo in una fase caratterizzata dalla crescita dei costi di produzione, dall’instabilità internazionale e dagli effetti dei cambiamenti climatici. Carburanti, fertilizzanti e materie plastiche pesano sempre di più sui bilanci delle imprese, che spesso non riescono a recuperare sul mercato gli aumenti sostenuti.
In questo contesto, secondo il direttore di Coldiretti Milano Lodi e Monza Brianza, diventa ancora più importante difendere la qualità delle produzioni e rafforzare il rapporto tra alimentazione e prevenzione. È questo lo spirito dell’iniziativa Campagna Amica per la salute, che ha portato i mercati contadini in 71 strutture ospedaliere, tra cui il Niguarda e l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
“Il presupposto per una buona salute della popolazione è un’alimentazione sana“, ha spiegato Bertolasi, soffermandosi sui rischi legati al consumo eccessivo di prodotti ultraprocessati. Il problema, infatti, non riguarda esclusivamente le persone in maggiore difficoltà economica, ma anche gli stili di vita urbani, i pasti consumati frequentemente fuori casa e la perdita di consapevolezza rispetto alla qualità degli alimenti. Bertolasi ha inoltre evidenziato l’importanza di conservare il legame tra Milano e la sua campagna, a partire dal Parco Agricolo Sud. “In ogni momento di difficoltà la campagna ha sempre mangiato e ha sempre dato da mangiare“, ha affermato, sottolineando come l’agricoltura possa offrire non solo prodotti di qualità, ma anche occasioni di relazione e contrasto alla solitudine.
Zaffra (Sogemi): “Il ruolo dei mercati deve essere anche quello della formazione sociale”
Per Nicola Zaffra, i mercati milanesi stanno attraversando una trasformazione che non riguarda soltanto la riqualificazione delle infrastrutture. L’obiettivo di Sogemi è riportare i mercati al centro della filiera agroalimentare, facendone punti di riferimento per la qualità, l’accessibilità dei prezzi e lo sviluppo delle politiche sociali promosse dall’amministrazione cittadina. Sogemi gestisce i quattro mercati all’ingrosso di Milano – ortofrutticolo, ittico, carni e fiori – oltre alla rete dei mercati coperti. Strutture che rappresentano una “città del fresco” e che garantiscono uno sbocco commerciale anche alle produzioni agricole di qualità e di nicchia.
Zaffra ha ricordato il progetto avviato durante l’emergenza Covid per raccogliere le donazioni degli operatori dell’Ortomercato. In pochi mesi furono recuperate 138 tonnellate di frutta e verdura fresca. L’iniziativa è stata successivamente resa strutturale attraverso la collaborazione con la Food Policy del Comune di Milano, Fondazione Cariplo e cinque associazioni. Nel 2025 le eccedenze recuperate hanno raggiunto le 750 tonnellate, più del doppio rispetto alle circa 330 tonnellate di due anni prima.
“Il ruolo dei mercati deve essere quello della formazione, non solo all’interno della filiera alimentare, ma anche della formazione sociale“, ha sottolineato Zaffra. Al progetto hanno partecipato anche circa mille dipendenti attraverso attività di volontariato aziendale, contribuendo alla selezione e alla distribuzione dei prodotti. Il modello milanese ha ottenuto risultati superiori anche a quelli registrati da grandi strutture europee come Mercabarna, a Barcellona. Per Zaffra, il fattore decisivo resta la capacità di collaborare: “Laddove si fa gioco di squadra, i risultati si vedono“.
Negrini (Fondazione Cariplo): “La povertà alimentare è la spia di molti altri disagi”
Valeria Negrini ha inquadrato la povertà alimentare come un fenomeno complesso, strettamente collegato alle condizioni economiche, alla formazione, alla cultura del cibo e al luogo in cui vivono le famiglie. Un problema che interessa anche una regione ricca come la Lombardia.
Secondo i dati citati dalla vicepresidente di Fondazione Cariplo, il 9,2% della popolazione lombarda è a rischio di povertà ed esclusione sociale. Una percentuale inferiore alla media nazionale del 18,6%, ma sostanzialmente stabile nel tempo. A pesare sono anche la crescita del lavoro povero e l’incremento del 25% dei prezzi dei prodotti alimentari registrato tra il 2021 e il 2025. “Il tema della povertà alimentare è spesso la spia di una serie di disagi“, ha spiegato Negrini. A Milano, inoltre, l’alto costo della vita riduce ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie con redditi medio-bassi.
Tra le iniziative sostenute dalla Fondazione figurano la Food Policy di Milano, gli hub solidali di quartiere e il programma QuBì, nato nel 2017 per contrastare la povertà minorile. Il progetto ha coinvolto più di 500 organizzazioni tra soggetti pubblici e realtà del Terzo settore, dando vita a 23 reti territoriali. Fondazione Cariplo lo ha sostenuto con oltre 27 milioni di euro. Attraverso gli hub, il sostegno alimentare diventa anche uno strumento per intercettare fragilità educative, sociali e familiari. “Per molti bambini il pranzo equilibrato consumato a scuola è l’unico pasto sano della giornata“, ha osservato Negrini. La prospettiva indicata è quella di una rete capace non solo di aumentare il numero degli aiuti, ma di ridurre progressivamente le persone che ne hanno bisogno. Centrale anche il tema dell’innovazione, che per Negrini deve essere inclusiva: “Un’innovazione che non escluda qualcuno dai suoi effetti e che tenga nella rete di sostegno il maggior numero possibile di persone“.
Palmieri (Esselunga): “Vogliamo aumentare quantità, qualità e varietà dei prodotti donati”
Astrid Palmieri ha illustrato l’impegno di Esselunga nella prevenzione degli sprechi e nella gestione delle eccedenze alimentari. Per un’impresa della grande distribuzione, ridurre lo spreco significa rendere più efficienti i processi, ma anche assicurare che i prodotti ancora sani e salubri possano raggiungere chi ne ha bisogno.
Esselunga collabora con Banco Alimentare, nell’ultimo anno sono state donate circa 1.800 tonnellate di eccedenze, equivalenti a 3,6 milioni di pasti. A queste attività si aggiungono le collaborazioni con Pane Quotidiano, gli hub di quartiere milanesi e altre associazioni presenti nei territori in cui opera l’azienda. “Per noi è fondamentale garantire che ciò che viene donato sia salubre“, ha precisato Palmieri. La gestione delle eccedenze coinvolge infatti i punti vendita, la logistica e la direzione Assicurazione Qualità, con procedure studiate per tutelare la catena del freddo e la sicurezza degli alimenti fino alla distribuzione finale.
Esselunga ha inoltre introdotto una figura incaricata di coordinare e monitorare l’intero processo. Nel nuovo piano di sostenibilità è previsto un incremento del 10% delle referenze donabili nei prossimi cinque anni. Una scelta che punta anche a migliorare la qualità nutrizionale delle donazioni, rispondendo alla richiesta di prodotti ricchi di proteine, vitamine e altri nutrienti essenziali. “Vogliamo aumentare la quantità, la qualità e la varietà di quello che doniamo“, ha spiegato Palmieri. Per affrontare un problema così articolato, secondo la manager, occorrono formazione, informazione e una collaborazione tra soggetti con competenze differenti: “Da soli non si riesce a trovare una soluzione: l’obiettivo è comune e ognuno deve portare il proprio contributo“.
Sinigallia (Fondazione Progetto Arca): “Il cibo è il primo passo per aiutare le persone a uscire dall’indigenza”
Alberto Sinigallia ha raccontato l’esperienza dei market solidali di Fondazione Progetto Arca, supermercati gratuiti ai quali le persone accedono temporaneamente mentre vengono accompagnate in un percorso verso l’autonomia.
Accanto alla distribuzione dei prodotti, la Fondazione ha introdotto educatori alimentari, sociali e finanziari. L’obiettivo è aiutare le famiglie a organizzare la spesa, seguire un’alimentazione equilibrata e utilizzare in modo consapevole le proprie risorse economiche. “Il nostro intervento parte sicuramente dal cibo, ma è orientato a far uscire le persone dall’indigenza“, ha affermato Sinigallia. La povertà alimentare, infatti, non coincide necessariamente con l’assenza totale di cibo. Può manifestarsi attraverso diete squilibrate e ripetitive, capaci di provocare obesità, malnutrizione e patologie croniche.
Fondazione Progetto Arca interviene anche a favore degli anziani, delle famiglie e delle persone senza dimora. La sua cucina prepara circa 5mila pasti al giorno, parte dei quali viene distribuita attraverso food truck attivi in nove città italiane. I mezzi raggiungono i luoghi in cui dormono le persone in strada, offrendo pasti caldi ed equilibrati e prodotti adatti anche a chi presenta particolari difficoltà di deglutizione. Al centro dell’attività restano la dignità e la relazione. “Per far uscire le persone dall’indigenza ci vuole speranza“, ha sottolineato il presidente, ricordando anche il valore dell’educazione rivolta alle nuove generazioni e il contributo insostituibile dei volontari: “La vicinanza che riesce a offrire un volontario non può essere sostituita soltanto da un intervento professionale“.
Una rete per trasformare il cibo in salute, dignità e inclusione
Dal confronto di Salute Direzione Nord è emersa la necessità di affrontare povertà e sicurezza alimentare attraverso una strategia condivisa. Produzione agricola, mercati, grande distribuzione, fondazioni, istituzioni e Terzo settore sono chiamati a lavorare insieme per recuperare le eccedenze, garantire la qualità nutrizionale degli alimenti e accompagnare le persone più fragili verso una maggiore autonomia.
La sfida non consiste soltanto nell’aumentare la quantità di cibo distribuito, ma nel rendere accessibile a tutti un’alimentazione sana, sicura ed equilibrata. Educazione, prevenzione, tutela della dignità e collaborazione tra i diversi attori diventano così gli elementi centrali di un modello nel quale il cibo non rappresenta esclusivamente una risposta a un bisogno immediato, ma anche uno strumento di salute, relazione e inclusione sociale.


