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Milano
Una semplice proposta per salvarci dai graffiti: togliere gli spray ai writer

Togliere la vernice dalle mani degli imbrattatori costa meno che toglierla dal muro imbrattato. Elementare Matteo!

Quando i problemi hanno radici profonde, quando tra i fattori della crisi c’è l’emotività, quando di mezzo c’è quel pasticcio della relazione tra pubblico e privato, allora non c’è altra soluzione che rendere indisponibile d’imperio la sostanza che alimenta il problema. Per porre fine all’imbrattamento delle nostre città dobbiamo semplicemente togliere ai graffitari la vernice. Noi a Milano siamo in emergenza perché fra poche settimane si apre l’Expo che durerà 6 mesi. Si aspettano qualche decina di milioni di visitatori e siamo ancora flagellati da migliaia di imbrattatori, povere creature che ci fanno pagare i costi della loro infelice infanzia, marcata da un basso grado di istruzione e da una madre anaffettiva.

Noi a Milano, come in Italia, siamo anche in situazione caotica perché non esiste un quadro coerente e semplice di leggi e sanzioni per non parlare di sistemi di prevenzione tipo microtelecamere che spediscono sms al più vicino poliziotto in servizio). Ma oltre alla mancanza della norma giuridica siamo flagellati dalla presenza di milioni di mamme italiane, comprensive ed assolventi “a prescindere” nonché dai loro mariti strenui difensori dei principi assoluti della libertà. Principi assoluti che ovviamente hanno valore solo perché, in cascata, garantiscono quelli particolari dei loro interessi personali.

Negli ultimi giorni ho tentato di discutere nei social delle misure più opportune per mettere fine alla devastazione estetica di ogni muro di Milano, di farla finita con questa rappresentazione pubblica dell’infelicità  privata. Appena ho proposto di mettere fuori legge la distribuzione all’ingrosso e il commercio al dettaglio delle bombolette spray si è scatenata la valanga di obiezioni: ma io devo dipingere la mia bicicletta; il mio cancello è pieno di ruggine; ma allora io devo togliere ai miei bambini anche gessetti? e come facciamo con i colori cera? beh ma allora dobbiamo mettere fuori legge anche i coltelli… e via così, eccezione su eccezione, distinguo su distinguo, casi particolari su particolarità, peli nell’uovo su puzze sotto il naso fino alla difesa a spada tratta dei valori fondamentali dell’Illuminismo.

Nessuno tra gli obiettori, tra i difensori dei principi universali della libertà di espressione (io, mai stato Charlie), nessuno che valuti da una parte il costo sociale della libera espressione cromatica (sui muri della civis !) del malessere esistenziale privato e, dall’altra, il costo privato della indisponibilità di vernice da spruzzare su oggetti di proprietà personale. Allora ecco qui una proposta di legge che reggerà alla prova del pelo nell’uovo condotta da quel grande giurista che vive in ognuno di noi (insieme all’allenatore, al pilota, al cuoco, ecc.)

E’ una legge semplicissima fatta di due soli articoli (se volete vi scrivo anche i decreti attuativi), proposta per interposta persona (che casualmente sarei io) da quello stesso demone che ha condannato gli italiani a trovarsi sempre costretti in situazioni di emergenza e in contesto caotico per poter escogitare soluzioni ottimali e condivise (Mattarella è solo il più recente).

Legge No Tag

Art.1 Chiunque venga trovato in possesso, al di fuori dei locali della propria abitazione o nelle loro immediate vicinanze (35 mt), di una o più bombolette spray di vernice non vuota e sia privo dello scontrino fiscale o della fattura atta a provare che l’acquisto è stato effettuato nei 60 minuti precedenti, viene multato di € 200,00 per ogni bomboletta posseduta.

Art. 2 In alternativa all'ammenda il trasgressore può impegnarsi in 12 ore di attività lavorative socialmente utili per ogni multiplo di 200 €.

Mi rendo conto che questa è solo la cura del sintomo. Dato come è dato che alla radice del problema sta – scusate la sintesi ma non ho tempo per i dettagli – una figura materna anaffettiva, la terapia consiste nel riaprire le case chiuse ed affidare alle professioniste il compito di curare il deficit affettivo degli imbrattatori, povere creature che affidano ai muri il messaggio del loro dolore.

Dunque possiamo inserire anche l’ultimo articolo:

Art. 3 Ad ogni cittadino di sesso maschile che consegnerà alla stazione di Polizia Municipale più vicina alla propria abitazione, previo preavviso telefonico per non incorrere in quanto previsto dall’art.1, bombolette spray non vuote, lo Stato farà omaggio di un buono per 3 sedute terapeutiche di recupero affettivo con professioniste certificate, alloggiate, sotto controllo medico, in edifici pubblici messi a disposizione (dietro compenso da concordare) dai Comuni. Ai cittadini di sesso femminile sarà consegnato un buono spesa di 200 €

Voglio proprio vedere chi riesce a trovare un’obiezione fondata sul buonsenso.

Enrico Andreoli

Tags:
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