Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti
Editore Marcello Antelmi

Home » Protagonisti » Federico Zagni, il fisioterapista dei campioni di combattimento

Federico Zagni, il fisioterapista dei campioni di combattimento

Specializzato nella spalla, il fisioterapista milanese Federico Zagni ha seguito campioni di arti marziali miste come Alessio Sakara e Giorgio Petrosyan e lavora con team e piloti di Superbike e MotoGP. Gli abbiamo chiesto cosa dice la ricerca su come prendersi cura della spalla

Federico Zagni, il fisioterapista dei campioni di combattimento

Imprenditori, leader del terzo settore, grandi interpreti dell’associazionismo e del civismo. Persone impegnate a costruire qualcosa di significativo. Protagonisti. A Milano, in Lombardia, in Italia. Su Affaritaliani.it Milano una rubrica dedicata al racconto di donne e uomini che con le loro iniziative, le imprese, la loro visione, forgiano quotidianamente la nostra realtà. A curare questo spazio, Mario Furlan: fondatore dei City Angels, ma anche attivista, giornalista, scrittore, coach motivazionale. Insomma, uno che di protagonisti se ne intende eccome.

Un pilota in staccata a fine rettilineo e chi solleva una valigia per riporla nella cappelliera hanno qualcosa in comune: entrambi chiedono molto alla propria spalla. È l’articolazione più mobile del corpo, una libertà che ha un prezzo, perché la sua stabilità dipende in gran parte dai muscoli. Come si protegge, allora? La risposta, spesso, non è quella che ci si aspetta. Lo abbiamo chiesto a Federico Zagni, che lavora ogni giorno con la spalla di atleti professionisti e di pazienti comuni.

Federico, due parole su di te.
Sono un fisioterapista, lavoro a Milano e da alcuni anni mi dedico alla spalla. In questo ambito ho appreso da alcuni dei principali esperti internazionali, tra cui Jo Gibson, Rod Whiteley e Matthew Newton. Il campo, però, resta la mia scuola più esigente. Ho avuto il privilegio di affiancare campioni degli sport da combattimento, dalla UFC al kickboxing. Oggi lavoro con team e piloti del Mondiale Superbike, della MotoGP e del Campionato Italiano Velocità.

Qual è la prima abitudine da costruire?
Le regole che applico con gli atleti valgono per chiunque, anche per chi lavora al computer o fa sport nel weekend. La prima è rinforzare i muscoli che stabilizzano la spalla: la cuffia dei rotatori, che mantiene la testa dell’omero centrata, e i muscoli della scapola, che le fanno da base. Molti studi sulla prevenzione vengono dallo sport, quindi i numeri che cito si riferiscono agli atleti, ma il principio vale per tutti. Uno studio norvegese su 660 giocatori professionisti di pallamano lo conferma: chi ha aggiunto al riscaldamento, tre volte a settimana, esercizi di forza e mobilità per spalla e scapola ha avuto in una stagione un rischio di problemi alla spalla più basso del 28%. Il mio consiglio è inserire con regolarità esercizi di potenziamento per spalla e scapola, con elastici o pesi adattati al proprio livello. E di non trascurare i muscoli posteriori: lo squilibrio tra davanti e dietro è un quadro che vedo spesso in studio.

Qual è l’errore più comune che vedi?
Passare in pochi giorni da poco a tanto: il primo giorno in palestra dopo l’estate, un trasloco, una settimana di padel intensivo. La spalla si adatta bene allo sforzo, ma ha bisogno di tempo. Uno studio danese su quasi 700 giovani giocatori di pallamano ha osservato che chi aumentava l’allenamento di oltre il 60% in una settimana si faceva male alla spalla circa il doppio delle volte, soprattutto se aveva una spalla meno forte. È un’associazione, non la prova di una causa diretta, ma il messaggio è coerente con quanto detto prima. Dopo una pausa, o quando si inizia un nuovo sport, bisogna aumentare poco alla volta, senza salti bruschi da una settimana all’altra. È lo stesso principio che applico con i piloti dopo un infortunio: il ritorno in sella si costruisce per gradi.

E se la spalla fa già male? Meglio stare a riposo?
L’istinto è tenerla ferma e aspettare che passi. Per il dolore più comune, quello sulla parte esterna della spalla quando si alza il braccio, le evidenze disponibili indicano un’altra strada. Una revisione di molti studi, condotta da ricercatori svizzeri, ha mostrato che negli adulti con questo tipo di dolore l’esercizio terapeutico ha ridotto il dolore più dei trattamenti che non lo prevedevano, soprattutto quando era mirato al problema. Gli autori invitano alla prudenza, perché servono ancora studi di qualità migliore. Quindi non bisogna fermare del tutto la spalla: conviene ridurre i movimenti che aumentano molto il dolore, continuare a usarla e seguire un percorso di esercizio guidato e progressivo.

Un ultimo consiglio per i nostri lettori?
Questi consigli aiutano a mantenere la spalla in salute, ma non sostituiscono una valutazione. Se hai dolore o un problema alla spalla, affidati a un professionista qualificato: un percorso costruito sul tuo caso è il modo più sicuro per tornare a fare ciò che ami.

In breve

Rinforza spalla e scapola con regolarità, con un carico adatto al tuo livello.

Aumenta l’attività per gradi, senza salti bruschi da una settimana all’altra.

Con il dolore non fermarti: muoviti con criterio, seguito da un professionista.

Affari Alert

Aggiornamenti e contenuti editoriali dedicati, via email.

0,99€ fino al 31 Dicembre 2026

Dal 1 Gennaio 2027: 0,99€/mese o 9,99€/anno