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“Questa divisa è vocazione”: chi era Francesco Imprezzabile, il vigile morto durante un inseguimento a Milano

Per Francesco Imprezzabile la Polizia locale era una scelta di vita. Siciliano d’origine, raccontava sui social il proprio mestiere: “Indossare questa divisa non è solo un lavoro, è una responsabilità”

“Questa divisa è vocazione”: chi era Francesco Imprezzabile, il vigile morto durante un inseguimento a Milano

Francesco Imprezzabile aveva trasformato il sogno di entrare nella Polizia locale in una scelta di vita. Siciliano d’origine, dopo anni trascorsi nel settore della sicurezza privata era riuscito a indossare la divisa e a entrare nel reparto motociclisti del comando di zona 4. Sui social raccontava il servizio quotidiano, i rischi affrontati in sella, gli interventi in strada e i salvataggi di animali. È morto a 39 anni durante l’inseguimento di un’Audi Q7 che aveva ignorato l’alt a Ponte Lambro.

Per Francesco Imprezzabile la divisa non rappresentava semplicemente il punto d’arrivo di un percorso professionale. Era qualcosa di più profondo, una responsabilità cercata e conquistata dopo quasi vent’anni trascorsi nel settore della sicurezza. Siciliano d’origine, il 39enne aveva cominciato a lavorare nel 2003 per una società milanese. Prima gli incarichi come addetto alla sicurezza nei locali, poi l’attività da investigatore privato e, successivamente, quella di autista e accompagnatore. Esperienze diverse, accomunate dalla volontà di restare in un ambiente nel quale attenzione, capacità di osservazione e gestione dei rischi erano elementi essenziali.

Nel febbraio 2022 era arrivato il concorso per entrare nella Polizia locale di Milano. Un obiettivo inseguito a lungo e coronato nell’aprile 2023, dopo gli esami e i corsi di preparazione. “Inizia il primo giorno di strada, la pattuglia, l’emozione dell’auto, la radio, l’intervento, l’emergenza…”, aveva raccontato sui social ricordando l’avvio della nuova vita professionale. Due mesi più tardi aveva ottenuto anche l’abilitazione alla guida dei veicoli di servizio.

“Indossare questa divisa non è solo un lavoro, è una responsabilità”

Imprezzabile prestava servizio al comando di zona 4 ed era un volto conosciuto tra i colleghi. La sua presenza sui social era costante, ma non costruita soltanto intorno all’immagine della divisa. Nei suoi messaggi cercava soprattutto di spiegare che cosa significasse per lui indossarla. “Indossare questa divisa non è solo un lavoro, è una responsabilità. Non è un mestiere qualunque: è vocazione, passione e senso del dovere. Solo quando fai questo con il cuore puoi dare sempre il meglio di te stesso”, aveva scritto il 23 maggio, accanto a una fotografia che lo ritraeva in uniforme e sulla moto di servizio. Parole nelle quali tornava anche il lato meno visibile del lavoro: “Dietro ogni giornata ci sono sacrifici, rinunce, fatica e tante cose che nessuno vede. Ma quando fai tutto con onestà, rispetto e onore, allora sai di essere sulla strada giusta. Non bisogna mai mollare, anche quando tutto sembra più difficile, perché i risultati ottenuti con sacrificio parlano da soli”.

La consapevolezza del giudizio degli altri non sembrava scalfire la certezza della scelta compiuta: “La gente parlerà sempre, giudicherà senza conoscere davvero ciò che vivi. Ma la cosa più importante è essere in pace con sé stessi, guardarsi allo specchio e sapere di aver dato tutto con dignità. Perché alla fine il sacrificio, l’onestà e la costanza sono le uniche cose che ripagano davvero”.

“Sempre in sella, sempre sotto pressione”

Le due ruote erano il filo conduttore della sua esperienza nella Polizia locale. Nelle fotografie pubblicate online, Imprezzabile compariva spesso accanto alla motocicletta di servizio o in sella, durante le giornate di pattugliamento. Era la dimensione professionale nella quale sembrava riconoscersi maggiormente, pur avendo ben presente il rischio che comportava. “Sempre in sella, sempre sotto pressione. Lo stress è parte del servizio, ma è proprio lì che serve la massima lucidità: un attimo per decidere, e ogni scelta può fare la differenza”, aveva scritto in uno dei suoi post.

Il servizio in moto richiedeva concentrazione continua e capacità di prendere decisioni in pochi istanti. “Anche se in moto il rischio è sempre presente e la concentrazione non può mai calare, è proprio questo che dà valore a ogni chilometro”, spiegava. Una frase che, dopo la tragedia, assume un significato ancora più doloroso, ma che racconta soprattutto la consapevolezza con cui affrontava il lavoro.

I salvataggi degli animali e l’umanità dietro l’uniforme

Accanto alle moto, nei profili social dell’agente comparivano spesso cani, gatti e cavalli. Gli animali erano una passione personale, ma anche protagonisti di alcuni interventi compiuti durante il servizio. In un’occasione aveva raccontato il recupero di un cane fuggito e trovato spaesato, poi riconsegnato alla famiglia. In un’altra aveva pubblicato la fotografia del salvataggio di un gattino, raccogliendo migliaia di apprezzamenti. “A volte, dietro una divisa, si nasconde molto più di un dovere: c’è umanità, c’è empatia, c’è bellezza”, aveva scritto. Anche il rapporto con gli animali veniva descritto con la stessa parola usata per il lavoro nella Polizia locale: “vocazione”. Erano episodi apparentemente minori rispetto agli interventi più complessi affrontati in strada, ma per Imprezzabile contribuivano a definire il significato del servizio pubblico: esserci quando qualcuno, persona o animale, aveva bisogno di aiuto.

Sui social trovavano spazio anche pensieri lontani dalle pattuglie, dalle sirene e dalla motocicletta. Il 3 giugno, poche settimane prima della morte, Imprezzabile aveva pubblicato una riflessione più personale. “Ci sono parti di noi che non hanno bisogno di essere spiegate. Restano lì, in silenzio, lontane dagli sguardi frettolosi, in attesa di chi sappia osservare davvero”, aveva scritto. Un pensiero sulla distanza tra l’immagine mostrata agli altri e ciò che una persona custodisce dentro di sé: “Non tutto ciò che sono si vede in una foto. Alcune storie si leggono negli occhi, altre nei silenzi”. La distanza più difficile da colmare, aggiungeva, non era quella tra due persone, ma quella tra ciò che si mostra e ciò che si è veramente.

L’ultimo inseguimento da Ponte Lambro e la tragica caduta

La sera di lunedì 22 giugno Imprezzabile era impegnato in un servizio congiunto con la Polizia di Stato nella zona di Ponte Lambro. Un’Audi Q7 non si è fermata al controllo ed è fuggita. L’agente si è lanciato all’inseguimento sulla motocicletta di servizio. La corsa è terminata in via Milano, nel territorio di Peschiera Borromeo, dove il 39enne ha perso il controllo del mezzo. La moto ha superato il guard rail ed è finita in un campo. I soccorritori di Areu hanno tentato a lungo di rianimarlo prima del trasporto in elicottero all’ospedale Niguarda, ma le ferite riportate erano troppo gravi.

La Polizia stradale e i carabinieri stanno ricostruendo la dinamica della caduta e verificando se possa esserci stato un contatto con il Suv, ancora ricercato. Sul luogo dell’incidente è arrivato anche il comandante della Polizia locale di Milano, Gianluca Mirabelli. Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, Imprezzabile aveva coronato il sogno di diventare agente soltanto tre anni prima.